ELOGIO DEL CANE LIBERO 

Mi piace il cane libero, libertario, libertino. 
Senza collare. 

Senza padroni. 

Invece questo cane qui non è libero pur senza legacci evidenti. 

Il legaccio più forte è quello con il suo padrone, dentro il supermercato (l’incubo della merce!) a fare la spesa. 

Davanti alla porta d’ingresso automatica anela a entrare per ritrovar il suo amato ben che sempre lo nutre e carezza e che lo chiamerà “amore, vieni qui da babbo/mamma”.

Nessuno chiama fratello, sorella il cane prigioniero.

Il cane libero, libertario, libertino, persino liberale (meglio se radicale) non esiste purtroppo.

  

il giorno prima

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Vapori di caldo nascondono il cielo e i treni sono straordinari in quel giorno prima.

Marcinelle  naturalmente in taglio alto. Titolo grande. Tragedia. Al Cinema Lux di Torino, gloriosa sala art déco,  si proietta la sera “Gli invincibili” con Gary Cooper, un film già vecchio quel giorno prima.                                                                                    

Paulette Goddard nel Settecento, schiava e libera oppure a scelta libera e schiava, un gioco delle parti, storia ancora più lontano nel tempo e poi e poi grazie alla tv il vincitore della puntata di Lascia o raddoppia della sera prima (quindi un altro giorno prima ancora, prima del giorno prima) quell’uomo esperto di serpenti ritrova un caro compagno che credeva morto in Russia.

Grande spazio al quiz in pagina interna, minuto per minuto, il signor Walter Marchetti da Milano si presenta per la musica contemporanea, Mike Bongiorno chiede cosa fa? Marchetti dice l’impiegato delle poste, Bongiorno incalza lei ha scelto la musica contemporanea, è anche musicista? Marchetti dice non musicista, sono solo un dilettante, una settimana dopo Bongiorno gli chiederà  quando sente musiche di questo genere che sensazioni prova? e Marchetti io la musica non l’ho mai intesa in senso edonistico, non trovo mica una cascata d’acqua, la musica la sento come vedere un bel quadro, Marchetti lavorerà poi con John Cage ecc ecc fino alla Cramps  Records, la casa discografica degli Area e alle 21,15 in tv, in quel giorno prima,  sull’unico canale Memo Benassi, che aveva conosciuto il successo con Eleonora Duse, interpreta Enrico IV di Pirandello.

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« Alcuni giovani signori e signore dell’aristocrazia pensarono di fare per loro diletto, in tempo di carnevale, una “cavalcata in costume” in una villa patrizia: ciascuno di quei signori s’era scelto un personaggio storico, re o principe, da figurare con la sua dama accanto, regina o principessa, sul cavallo bardato secondo i costumi dell’epoca. Uno di questi signori s’era scelto il personaggio di Enrico IV; e per rappresentarlo il meglio possibile, s’era dato la pena e il tormento d’uno studio intensissimo, minuzioso e preciso, che lo aveva per circa un mese ossessionato».   Luigi Pirandello, Lettera a Ruggero Ruggeri del 21 settembre 1921.

Il giorno dopo era l’undici di agosto, quando sono nato io.

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Ad alterum

Edoardo Albinati è grande e Alberto Moravia è il suo profeta.  Sento echeggiarmi dentro  queste parole dopo aver letto il romanzobreve/raccontolungo di Albinati, intitolato con un termine che non si usa quasi più se non in tribunale. Lo stesso scrittore ha sottolineato il carattere giuridico di un titolo che sembra appartenere a tempi lontanissimi. Il reato di adulterio comunque non esiste più dalla fine degli anni ’60, ma il dovere di fedeltà continua ad avere rilevanza sul piano giuridico, oltre che sociale, ed è inteso dalla giurisprudenza nel senso di ’lealtà’, ossia come impegno reciproco dei coniugi di non tradire la fiducia dell’altro. Quindi la sua violazione non ha più conseguenze penali, ma può avere rilevanti conseguenze in campo civilistico. Ad esempio, l’infedeltà può essere causa di addebito della separazione a carico del coniuge colpevole della violazione, quando si tratti di adulterio frequente o ingiurioso e da esso sia derivata la rottura del rapporto coniugale. Piccola digressione che serve a capire anche la natura di questo libro. 

Albinati  certamente con Moravia non può che avere – e avere avuto – affinità, se non altro per aver frequentato le stesse sale di cinema e passeggiato sul lungotevere e respirato la stessa aria. Albinati però non è propriamente moraviano, ma con questo libro si accosta ai suoi temi più ricorrenti, il turbamento della passione, l’amore irrisolto, il desiderio, il sesso che purifica nel peccato compiuto. 

Mi ha ricordato  La donna leopardo.

(continua)

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La basilica

Ho sognato ambienti insoliti, si sa che gli ambienti dei sogni sono sempre insoliti,

oggi piangevo perché mi vedevo avviluppato in un groviglio che va oltre la vita

e arriva al mistero di tutto l’universo, vedevo il sangue,

mi avvicinavo più che potevo al sangue e la donna in verde dai modi gentili

che si prendeva cura del mio corpo diceva 

” non così vicino, non respirarci sopra al sangue,

il fiato nasconde impurità”, dire vabene ora significa che non sono sofferente, 

pensavo peggio, penso sempre il peggio prima. 

Ho visto il passaggio dei flussi di coscienza, il passaggio dei flutti di significato dei vasi comunicanti e ci respiravo sopra in modo affannoso,   mentre la TV -maledizione- rimaneva sintonizzata su un canale di video musicali italiani, con una serie di dissolvenze incrociate sullo schermo è comparso Zero Renato, dopo i Pooh, noi due nel mondo e dell’anima, allora non ho resistito, ho rotto il silenzio dei ronzii, dei goccia a goccia, degli allarmi che spezzano il silenzio interiore e ho detto con voce tonante Zero no, il pianto allora si è smorzato all’improvviso, niente più molecole di dolore metafisico per via della nube di non conoscenza, nube citata mentre una giovane dottoressa mi guardava dal basso, ecco che tuonando mi tornava prepotente la magia dei rimandi, il multiculturalismo che si nasconde nello sguardo sarcastico di noi maceratesi che veniamo  dal fiume, poi ho ripreso a piangere ascoltando Antonello Venditti che mi ricorda la gioventù. 

La basilica che sta nel tuo braccio non è il tempio che sarà distrutto, conosci la differenza tra duomo e basilica? No, dimmela tu così la sfrutto nelle prossime occasioni.

Un refuso verbale, uno scarto di senso, basilica nasconde sua navata centrale un βασιλεύς,

sentivo mancare la cattedra, quindi la differenzada chiedere era tra duomo e cattedrale.

 Il tempio non sarà distrutto, venga il tuo regno, il tubicino intanto si avventurava

tra i marosi del tempio interiore, mentre comincio il racconto di quel giorno di pioggia,

quando lungo l’A14, sul cofano dell’Audi 80 vedevo poggiata una statuetta.

La Madonna mi guardava piangendo e le sue lacrime si confondevano con la pioggia.

 

La Storia Uno Per Cento

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Non sono riuscito a scrivere niente in questi giorni per ricordare mio fratello e non ho nemmeno mai fatto un’intervista o scritto qualcosa di lui.
Però una volta ho fatto un articolo su un giornale locale, nella fine del 2013, Michele era appena passato all’Astana, ve lo voglio leggere, giusto per ricordarlo.
“Mi piace spesso pensare che nelle gambe di mio fratello non ci siano solo i duri allenamenti, nelle gambe di mio fratello c’è dell’altro, formato forse da un invisibile un per cento che però è di straordinaria importanza, quando si trova solo senza forze a quasi 2000 metri di altezza e senza nessun amico accanto che non si chiami freddo, neve o pioggia. Questo 1 % che si trasferisce dalle gambe agli occhi di questo eroe ed è visibile da milioni di telespettatori, si chiama storia. Storia con la S maiuscola, perché a quel punto non siete più di fronte alla singola storia di un uomo, in questo caso del mio fratellino magrolino e dal volto segnato dalla fatica, ma siete dinanzi a una lunga e inarrestabile storia collettiva che in quell’istante ci esalta e ci fa innamorare del ciclismo e dei suoi protagonisti”.

Marco Scarponi

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