Il Monte Svizzera

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I.

Oncativo, sulla strada per Córdoba, dove c’era – è ancora lì dal 1869 – una stazione in mezzo alla Pampa. Anzi è proprio l’arrivo del treno – in tutti i sensi – a fondare la cittadina. Fue fundada el 1º de septiembre del año 1869. Il treno avrà avuto lo stesso effetto degli zingari venditori di ghiaccio a Macondo.  Tutti gli anni, verso il mese di marzo, una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita, fino al ghiaccio eccetera. A novembre di quell’anno il canale di Suez evita la circumnavigazione dell’Africa, che già solo a dirlo –circumnavigare, bisogna sillabarlo è un’avventura. A seicentoventotto chilometri da Buenos Aires arriverà nonnu bardasciu, negli stessi anni di un astronomo dal nome suo malgrado aggressivo che veniva dalla vecchia specola torinese, sui tetti di Palazzo Madama. Luigi Carnera fondò ad Oncativo una nuova stazione per il Servizio Internazionale delle Latitudini, uguale a quella che stava a Carloforte in Sardegna. Misurare gli spostamenti del Polo per mezzo di osservazioni di latitudine eseguite da Stazioni situate sobre el mismo paralelo, y hacia fines de 1899 estaban en funcionamiento 6, ubicadas sobre el  paralelo de +38° 8′. Había tres en Estados Unidos (Gaithersburg, Cincinati y Ukiah), una en Italia (Carloforte), una en Japón (Mizusawa) y la última en Turkestan (Tschardjui).  En 1903 la Asociación Geodésica Internacional decide establecer dos estaciones en el hemisferio sur. Una en el pueblo de Oncativo (que se encontraba sobre la línea del Ferrocarril Central argentino) y la otra en Bayswater, en Australia. Ambas estaciones estaban casi exactamente sobre el paralelo -31° 55′ y su diferencia de longitud era de aproximadamente 180°.                                     Da quelle parti nonnu, ignaro di paralleli e latitudini, fermandosi a casa di una bruja, appena arrivato la donna gli disse: ti stavo aspettando, ti sentivo. 
La pampa dove si consumarono battaglie feroci a fil di spada. Quiroga, uno dei generali della prima guerra civile, quando invase una seconda volta la provincia di Córdoba con più di 5.000 uomini fu nuovamente sconfitto da José María Paz il 25 febbraio 1830 nella battaglia di Oncativo. Guerra di caudillos, un’ottantina di anni prima in queste lande lontane da ogni Dio della presenza di nonnu, quello che menava le mani ai mercati.

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II.

Vedo un’immagine indistinta frutto del caso, uno scatto impertinente sfuggito dal tocco delle dita. C’è una piccola luce che s’effonde nemmeno impaziente forsennata e breathless in basso a destra, ma con discrezione, quindi mi viene naturale immaginare nonnu là nella pampa quiere usted mate, uno spagnolo mi profferse a bassa voce, quasi a non turbare il profondo silenzio della pampa. Il povero diavolo che scrive come sente. Dino Campana, chi altri? Le tende si allungavano a pochi passi da dove noi seduti in circolo in silenzio guardavamo a tratti furtivamente le strane costellazioni che doravano l’ignoto della prateria notturna. Dopo il viaggio dentro la Grande Nave, come nel gran ventre della madre perduta, lui ancora bambino nei primi dieci anni del novecento, accompagnato chissà da chi ormai cenere alla cenere. Da Livorno? Da Genova? 
E come arrivò nella città di mare? Anche Dino Campana era da quelle parti gauche, più vecchio il poeta di dieci anni, nonnu che incontra il poeta pazzo e hipster, te lo immagini? Quiere usted mate, la piccola luce che s’effonde dal basso fuori campo e va a morire in quel centro dismesso di buio. Die Tragoedie des letzen. Nonnu capiva appena l’italiano nella cadenza delle colline, il paese crocevia sotto l’incombente montagnola detta La Svizzera, come si trattasse di un confine. Drammi meravigliosi, i più meravigliosi dell’anima umana palpitavano e si rispondevano a traverso le costellazioni.

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III.

Sembra un pesce morto adagiato sulla valle il paese sotto il Monte Svizzera, la strada western – una main street senza duelli – che taglia in due quella contrada, dove nonnu salutò il padre mentre quello continuava a bere vino e giocare a carte, guardando appena il figliolo che partiva per Lamerica. Ci rimase male nonnu ma partì lo stesso, senza madre ormai, troppo bambino per affrontare il mondo ma forse già con la scorza indurita come la cote per affilare il coltello che aveva sempre in tasca. Il Monte Svizzeta incombeva sul pesce morto adagiato. Ombre segnavano i pomeriggi. Nonnu arriverà a Oncativo senza sapere niente di Dino Campana che passerà da quelle parti poco dopo e dei caudillos che s’erano scannati decenni prima lì attorno. Un percorso impreciso, che nemmeno Google Maps riesce a delineare, per via di quel Gran Mare in mezzo che non definisce itinerari ma solo il vomito dello stomaco che si ribella sulla nave che procede a balzelli sulle onde. Il paese è un passo, non è che sia cresciuto più di tanto in un secolo e più. I venditori di pollami conigli tacchini non ci sono più. Quello che farà nonnu quando tornerà evitando la guerra degli elementi del 15-18. Mercati settimanali con gabbie di legno legate con corde sfilacciate.

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IV.

Dobbiamo fare i conti con la storia, quella che si studia sui libri nei lunghi-pomeriggi-che-non-finiscono-mai, sfogliando Vita Meravigliosa, enciclopedia completamente illustrata. Figure ingenue, nessuna crudeltà, tutto procede bene. È il miracolo economico, bellezza. Nonnu è ancora vivo, andrà alla Fiera di Milano nel 1964 come si trattasse di un balzo vorticoso nel futuro per dimenticare il presente. Troppa gente muore. Troppe volte si piange l’irreparabile. Meno di cento anni prima nei giorni del terribile Menelik il fratellastro di nonnu è sulla nave Colombia partita da Genova. Arriva a Buenos Aires l’11 marzo, quattro anni prima del nuovo secolo, l’anno della prima olimpiade moderna. Tra marzo e aprile eventi epocali. Bava Beccaris il feroce a Milano si specchia nelle carneficine eritree. Eugenio si imbarca a ventitré anni, nonnu ne ha appena uno nato da madre diversa, non può rendersi conto di niente, lui è all’ombra minacciosa del Monte Svizzera, forse è stato un figlio nato per sbaglio. Il padre lo chiamavano Veleno, non è vero, era il soprannome di un altro ma ho creduto fosse suo per anni e Veleno rende bene l’atmosfera. Eugenio emigra in Argentina, la sua qualifica è commerciante, una vocazione che rimarrà alle generazioni successive in tutti e due i mondi. Buenos Aires vuole assomigliare a Parigi con i suoi boulevard, nel 1896 si beve vino italiano nella città argentina.

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V.

Adesso Oncativo non so com’è, lo percepisco. Sembra di vedere da Google Streets le strade americane d’una qualsiasi America. Nei primi anni del 900 invece la polvere costringeva a fasciarsi di fazzoletti, di quelli spessi. Quando nonnu nel decennio del dopoguerra andava al cinema e gli capitava un western non riusciva a stare fermo. Si agitava sulla sedia di legno del cinema Biancarosa giù al paese, a sud di improbabili ovest. Cominciava a sbraitare che quelle erano tutte cazzate, che non era così la selvaggeria della Pampa. Difficilmente dormiva in un letto comodo, nonnu quando si svegliava alle prime luci si toglieva le rane dalla faccia.

 

 

 

 

Che tempo farà 

1976 come oggi. 
Mattino a scuola, piovoso, compro Repubblica all’edicola sotto le logge di Osimo. 
Folla di studenti del mattino piovoso. 
Leggo – ora – di Bertolucci, del Living Theatre, del pomeriggio di un giorno da cani (come sarà stato invece quel pomeriggio al ritorno a casa a Macerata?). 
Leggo di Strehler che reciterà- recitare non è giusto, forse interpretare è giusto – Montale al Piccolo (e stamattina l’ho visto il suo ectoplasma uscire dalle maschere del teatro sui monitor nella mia ultima produzione TV).
Mi ricordo del mio sorriso quello sì e della strada percorsa sul corso di Osimo, quello sì. 
Il resto è nebbia che filtra nello scintillio della memoria. Non ricordo niente. Voglio dimenticare tutto per non cancellarmelo più dalla mente.
Mia mamma ripulì la soffitta di casa almeno venti anni dopo quel mattino che ricordo piovoso e forse lo era appena, non ricordo ombrelli aperti. In soffitta c’erano un paio di scatoloni con vecchie raccolte. Gong, Muzak, Playboy, Rolling Stone italiano del 1980 – quello con Venditti in copertina – e c’era la mazzetta della prima settimana di Repubblica, che volevo tenere per occasioni come quelle di oggi. Cercare tra le pieghe delle notizie quello che mi era sfuggito allora o che non ricordo, che non posso ricordare. Lo faccio sempre a casa mia questo esercizio crudele. Sfoglio vecchie riviste per rivivere sapori perduti, per ricordare pomeriggi estivi passati con fumetti e riviste e quotidiani e magazine. 2016, stesso giorno piovoso, stavolta davvero piovoso come nel 1976, stamattina gran vento e alle 8 c’erano 10 gradi. 
Mamma disperse tutto attorno a venti anni dopo. Non sono riuscito a perdonargliela quella furia dispersiva che cercava un suo ordine, ma solo in quel momento. Tutto disperso. Carta sbriciolata. Anche mamma non c’è più​. 

 

Dentro la mia caverna

Settimo corso di speleologia. Che le Marche sono una regione tranquilla ce lo diciamo fra noi per farci coraggio, si legge in un’altra parte della pagina di cronaca locale del Resto del Carlino. Conservo il ritaglio perché c’ero anch’io al settimo corso del CAI di Macerata.

  
Autunno 1972 nella gola di S. Eustachio, eccolo in una pala d’altare dipinto da Dürer, eccolo il santo uomo martire accanto a S. Giorgio, il suo nome ignoto alle fonti antiche. Le uniche notizie sulla sua vita sono desunte da racconti tardi e leggendari. Il dipinto ora a Monaco fu commissionato a Dürer nel 1498 da Stephan e Lukas Paumgärtner per la chiesa di Santa Caterina a Norimberga. Il pittore realizzò l’altare probabilmente entro il 1504: evocazioni pensando a quel luogo ameno sede d’un santuario – luogo dove si manifestò il sacro – vicino S. Severino Marche, dove non sono più stato da quell’autunno. 

   

Per alcune caratteristiche, questo santuario può considerarsi il frutto della cultura longobarda. Già alla fine del secolo XII, l’abbazia poteva vantare molte concessioni tra cui il possesso della Pieve di S. Zenone e delle sue quattordici chiese dipendenti, riconosciuto dal vescovo di Camerino Guglielmo per sollevare le condizioni economiche del monastero, impoverito dalla caritatevole assistenza che prestava ai viandanti. Nell’anno 1393 l’Abbazia di Sant’Eustachio in Domora venne abbandonata. La struttura muraria quasi completamente lapidea si innesta al masso roccioso che scavato, costituisce con le sue grotte artificiali l’altra metà della spazialità interna sia della chiesa superiore, sia dei locali sotterranei.

Tutti si sono dovuti cimentare nella salita di una scaletta penzolante da una parete con un “salto” di circa 30 metri nel vuoto. Me lo ricordo bene il settimo corso di speleologia – avevo sedici anni, non sentivo nessun dolore addosso al mattino come ora – ricordo l’uso del “modernissimo attrezzo”: il discensore, per abituare l’allievo sin dall’inizio ad un rigido autocontrollo.  Notevolmente più impegnativa la seconda prova sostenuta dagli allievi. Condotti davanti ad una parete “aggettante” sono stati invitati a discenderla. Le prove erano iniziate alle 9 del mattino, tempo bellissimo,sino ore 18. Poi acceso grande falò, castagnata. Direttore corso Sandro ha detto al cronista (senza firma): “È stato fino a oggi il miglior corso, potrà programmare molte esplorazioni. Penso che almeno la metà di essi allievi si dedicherà alla speleologia.” 

Esperti istruttori li guideranno all’interno della grotta “buco cattivo” a S. Vittore di Genga. Gli allievi si muoveranno in una cornice di stalattiti e stalagmiti come in un paesaggio da fiaba.

Seguirà altra prova alla grotta Caprelle a Pioraco e alla grotta del mezzogiorno a S. Vittore.

  
Segue elenco iscritti al corso tra cui io, ho drammaticamente dimenticato le facce di tutti. Al cinema Iris di Civitanova c’era “La lunga cavalcata della vendetta” e all’Italia un classico del trash “Quel gran pezzo dell’Ubalda tutta nuda tutta calda” in quel sabato di novembre del 1972. Previsioni del tempo in Adriatico e Jonio. alta pressione in 1.015 millibar sull’Umbria e le Marche e medio bacino in fase di lenta diminuzione per una perturbazione da ovest, venti sino a forza 5/6.
  
 

  

Tracce di me sulle isole

La donna dei giornali segna il mio nome 

Su un quaderno
Piccoli tratti tondi tracciati a mano

La donna ricorderà il mio nome

Tra qualche tempo?

Si ricorderà del mio andar avanti e indietro

Davanti il suo minuscolo negozio 

Pieno di piccoli fari, magneti e conchiglie?
Lasciava una copia del Corriere per me

Sottobanco, a chi le chiedeva conto

Rispondeva “ci sono prenotazioni

Da rispettare”
Nessun segno mio sui muri delle isole invece

Anche solo un graffio a futura memoria

Tra i passaggi verso gli orridi scoscesi

O dentro chiostri
Opus incertum
Oppur – vezzo effimero – una scritta sulla sabbia

Da fotografare prima che le onde se le porti via

Le parole.

Incipit d’Autore : “ALFABETO PRIVATO” di Antonio Prenna – Ed. Dakota

copertina alfabetoprivato2H / alfabeto necessario per raccontare le voci di fondo.

C’è anche un’eco di traffico nel torpore.
Acca può anche essere detto accà non per pronunciare la parola altrove come si trattasse di un destino.
Ascolto voci intorno.
The ice was all between.
C’era una volta un re, ascolto distrattamente nel sottofondo ghiaccio, ghiaccio assoluto scrive Samuel Taylor all around, Giudici traduce pensare sempre e sempre a mangiare che vizio è, mi chiedo dai corpi le anime volarono impossibile capire vecchio marinaro con queste voci.
Adesso invece silenzio, la nebbia colà sale il silenzio rischia adesso di trasformarsi in assenza di vitalità, un gioco di interpretazioni dove le voci esterne sembrano estranee quelle interiori quasi assenti, su tutto una grande spossatezza e sguardi di fronte che sembrano fissarti in realtà son sguardi sofferti e silenziosi.
Alfabeto che parte da H e continua per C di Coleridge, per arrivare ai rumori…

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