Nenella

Il nome di mamma, sempre chiamata da tutti Nenella, era Anna Maria. Già questo denota una sua propensione creativa, anche se Nenella mica se l’era scelto lei. Da artista involontaria era un misto di Beuys, di Piero Manzoni e di Christo, quello dei pacchi.
C’è anche un po’ di Giuseppe Penone in questa opera. Non si capisce se il sasso serve solo per reggere il foglio, oppure nell’eventualità per tirarlo al cane. Quello è il tocco neodada che utilizza quanto trova. Grande artista concettuale era la mia mamma. 

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Orrie The Suburbia Shakespeare, Russ The Motor Psycho & Brian The Doppelgänger

(tradotto con Google Translate, da un articolo di Brian Greene -non quello della foto – dal sito Criminal Element)

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1. Russ Meyer ha detto che quando la gente ha guardato i suoi film, ha voluto che loro sappiano “dove sono” cinque minuti nella visualizzazione. Orrie Hitt può o meno avere espresso quel stesso desiderio riguardo ai lettori che hanno avuto esperienza nei suoi romanzi, ma ha scritto come voleva che ciò avvenisse. Sappi sempre “dove sei” in un romanzo Hitt. Meyer e Hitt hanno raggiunto una rara dualità  sia di abbraccia che di trascendenza delle possibilità offerte alla produzione di sfruttamento. I film di Meyer erano solo scuse celluloide per un grosso tizio di ossigeno per avere enormi brocche di personaggi femminili che rimbalzano in tutto lo schermo. Nei romanzi di Hitt non siamo mai troppo lontani dalla questione del sesso i personaggi sono quasi sempre in possesso di esso,di parlare, di desiderare o di subire una sorta di ripercussioni in conseguenza e Hitt chiaramente amava scrivere su di.

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2. Mentre molti possono fare un film softcore titillating (pun intended) o scrivere un romanzo di pasta di vapore, ci sono cose in questi due lavori maschili che li distingono dalla confezione sleazyErano entrambi artisti visionari. Fuori di tutto il panky ostinato, i libri di Hitt sono semplicemente drammatici ultra-realistici, grintosi, spesso commoventi. I suoi personaggi sono così credibili che odiate alcuni di loro, si preoccupano degli altri e compassano molti. Come Meyer, Hitt tendeva a mantenere le cose fondamentali per quanto riguarda i suoi personaggi e le sue impostazioni. Molti vendono assicurazioni, riparano automobili, fanno fatica in fabbriche e simili; le donne servono i clienti a cucchiai grassi, ballano nei club o si prendono lavori di modellazione; Hitt è nato nel 1917 e morì nel ’75. Oltre alle sue attività di scrittura, altre professioni che egli praticava includevano: venditore di assicurazioni, annunciatore radiofonico e dirigente di un club di caccia e pesca privati. Una volta che Hitt prese il via con i romanzi di pasta, spinse un numero ridiculosamente grande di titoli. Non chiedermi di contare. Il suo terreno era il mondo dell’originale in brossura. Le copertine dei suoi libri avrebbero fatto un’eccellente esposizione di arte culturale di polpa“Ha sempre scritto al tavolo della cucina con le sue sigarette e il caffè ghiacciato, perché lo furore della vita con quattro figli lo circondava”.

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3. Sulla copertina posteriore dell’edizione Kozy Books del suo romanzo violento violento del 1962 , Hitt stesso è citato come dicendo: “Tutto quello che faccio è scrivere. Di solito inizio alle sette del mattino, prendo venti minuti per il pranzo e continuo fino alle quattro del pomeriggio “. Inoltre dice, in quel luogo, che è sposato con una donna “che mi capisce “ e “io sono solo un ragazzo medio.” 

Ok, ho letto solo una piccola frazione di romanzi di Hitt – circa 30. 

Ma ecco uno sgomento dei miei preferiti da quelli: 

Call Me Bad (1960): Sherry Jenkins e Harry Barnes vogliono sposarsi tra di loro. Ci sono solo due cose insolite nel loro modo: Harry è già sposato e Sherry è una ragazza di chiamata, e entrambi hanno nascosto queste cose l’una dall’altra. 

Violenti Sinners (1962): Lo stesso giorno in cui il 20enne Art Lord viene licenziato dal suo lavoro di fabbrica, la sua fidanzata in diretta Marie lo informa che pensa di essere incinta. Qualcosa che ha a che fare con la moglie del contadino. L’arte sta per scoprire cosa ha portato via le altre persone. 

Wayward Girl (1960): Sandy Greening è un abbandono scolastico di 16 anni che sembra sesso sulle ruote. Sandy ha visto molto. Ma sta per vedere molto più alla scuola di riforma “progressiva” alla quale viene mandata dopo che è stata arrestata per agganciare. 

Chiamata “M” per l’uomo (1962): una trama ripetuta tra i romanzi di Hitt è quella di un ragazzo giovane e lavorativo coinvolto con una donna altrettanto giovanile sposata con un uomo vecchio, ricco e mediocre. 

Questo desiderio selvaggio (1964): un buon esempio di un romanzo Hitt di due novità. Su un livello, questo desiderio selvaggio è una storia dolorosa su un uomo a un crocevia personale. Su un altro livello, il libro è un romp di sesso. La figlia del futuro cliente e il suo cuoco dal vivo sono entrambi mieli bodacious che amano l’aspetto di Brad e che i sentimenti sono reciproci.

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4. Il pezzo su Orrie Hitt, autore della pulp fiction che nessuno mai ha pubblicato in Italia, è firmato Brian Greene.  L’ ho trovato per caso cercando di soddisfare la mia ultima passione. Le copertine dei volumetti della letteratura pulp (i libri di polpa come traduce giustamente Google). Il caso vuole anche che in questo periodo. Anzi no non è un caso, è un segno. Il caso vuole che adesso stia provando a leggere il libro sugli universi paralleli del Brian Greene scienziato del multiverso dove si descrivono mondi alternativi in cui ci sono sempre quei qualcun-altro-da-te, gli stramaledetti doppelganger, che se non vedevo Twin Peaks era tutto di guadagnato, perchè così mi vengon fuori tutte quelle associazioni di idee eccetera. Insomma c’è sempre quel qualcuno uguale a te che sta compiendo il tuo stesso gesto di mettere in relazione il tipo che ha scritto di Orrie Hitt, preso a caso sul web e lo scienziato dell’universo elegante, quello lì insomma del libro che sto leggendo. Ecco quindi che il cerchio si chiude ancora una volta sui gradi di separazione che si formano lì per lì, senza nemmeno pensarci tanto. Ho aperto allora il sito delle pagine bianche americane e ho trovato un Brian Greene in Arizona, naturalmente ce ne sono diversi a New York, uno a Long Island e un altro a Buffalo, ne ho trovati a Los Angeles, in Texas, a Panama City.

Quindi la pulp fiction non c’entra niente con la teoria della relatività? Forse sì per via di quell’allungarsi e restringersi delle stringhe spazio-temporali, a elastico. Allora è probabile che tutti quei Brian Greene abbiano scritto il pezzo sullo scrittore degli anni ’50 nello stesso momento, tutti insieme, mentre affinavano la teoria degli universi paralleli che se si può teorizzare allora è vero. L’articolo del Brian Greene cultore del pulp ha l’andamento sghembo delle poesie dada e dovrebbe essere registrata leggendola al contrario per poi essere ascoltata di nuovo al contrario cioè con il suo senso giusto ma con quella voce strana come in Twin Peaks. 

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ELOGIO DEL CANE LIBERO 

Mi piace il cane libero, libertario, libertino. 
Senza collare. 

Senza padroni. 

Invece questo cane qui non è libero pur senza legacci evidenti. 

Il legaccio più forte è quello con il suo padrone, dentro il supermercato (l’incubo della merce!) a fare la spesa. 

Davanti alla porta d’ingresso automatica anela a entrare per ritrovar il suo amato ben che sempre lo nutre e carezza e che lo chiamerà “amore, vieni qui da babbo/mamma”.

Nessuno chiama fratello, sorella il cane prigioniero.

Il cane libero, libertario, libertino, persino liberale (meglio se radicale) non esiste purtroppo.

  

il giorno prima

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Vapori di caldo nascondono il cielo e i treni sono straordinari in quel giorno prima.

Marcinelle  naturalmente in taglio alto. Titolo grande. Tragedia. Al Cinema Lux di Torino, gloriosa sala art déco,  si proietta la sera “Gli invincibili” con Gary Cooper, un film già vecchio quel giorno prima.                                                                                    

Paulette Goddard nel Settecento, schiava e libera oppure a scelta libera e schiava, un gioco delle parti, storia ancora più lontano nel tempo e poi e poi grazie alla tv il vincitore della puntata di Lascia o raddoppia della sera prima (quindi un altro giorno prima ancora, prima del giorno prima) quell’uomo esperto di serpenti ritrova un caro compagno che credeva morto in Russia.

Grande spazio al quiz in pagina interna, minuto per minuto, il signor Walter Marchetti da Milano si presenta per la musica contemporanea, Mike Bongiorno chiede cosa fa? Marchetti dice l’impiegato delle poste, Bongiorno incalza lei ha scelto la musica contemporanea, è anche musicista? Marchetti dice non musicista, sono solo un dilettante, una settimana dopo Bongiorno gli chiederà  quando sente musiche di questo genere che sensazioni prova? e Marchetti io la musica non l’ho mai intesa in senso edonistico, non trovo mica una cascata d’acqua, la musica la sento come vedere un bel quadro, Marchetti lavorerà poi con John Cage ecc ecc fino alla Cramps  Records, la casa discografica degli Area e alle 21,15 in tv, in quel giorno prima,  sull’unico canale Memo Benassi, che aveva conosciuto il successo con Eleonora Duse, interpreta Enrico IV di Pirandello.

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« Alcuni giovani signori e signore dell’aristocrazia pensarono di fare per loro diletto, in tempo di carnevale, una “cavalcata in costume” in una villa patrizia: ciascuno di quei signori s’era scelto un personaggio storico, re o principe, da figurare con la sua dama accanto, regina o principessa, sul cavallo bardato secondo i costumi dell’epoca. Uno di questi signori s’era scelto il personaggio di Enrico IV; e per rappresentarlo il meglio possibile, s’era dato la pena e il tormento d’uno studio intensissimo, minuzioso e preciso, che lo aveva per circa un mese ossessionato».   Luigi Pirandello, Lettera a Ruggero Ruggeri del 21 settembre 1921.

Il giorno dopo era l’undici di agosto, quando sono nato io.

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Ad alterum

Edoardo Albinati è grande e Alberto Moravia è il suo profeta.  Sento echeggiarmi dentro  queste parole dopo aver letto il romanzobreve/raccontolungo di Albinati, intitolato con un termine che non si usa quasi più se non in tribunale. Lo stesso scrittore ha sottolineato il carattere giuridico di un titolo che sembra appartenere a tempi lontanissimi. Il reato di adulterio comunque non esiste più dalla fine degli anni ’60, ma il dovere di fedeltà continua ad avere rilevanza sul piano giuridico, oltre che sociale, ed è inteso dalla giurisprudenza nel senso di ’lealtà’, ossia come impegno reciproco dei coniugi di non tradire la fiducia dell’altro. Quindi la sua violazione non ha più conseguenze penali, ma può avere rilevanti conseguenze in campo civilistico. Ad esempio, l’infedeltà può essere causa di addebito della separazione a carico del coniuge colpevole della violazione, quando si tratti di adulterio frequente o ingiurioso e da esso sia derivata la rottura del rapporto coniugale. Piccola digressione che serve a capire anche la natura di questo libro. 

Albinati  certamente con Moravia non può che avere – e avere avuto – affinità, se non altro per aver frequentato le stesse sale di cinema e passeggiato sul lungotevere e respirato la stessa aria. Albinati però non è propriamente moraviano, ma con questo libro si accosta ai suoi temi più ricorrenti, il turbamento della passione, l’amore irrisolto, il desiderio, il sesso che purifica nel peccato compiuto. 

Mi ha ricordato  La donna leopardo.

(continua)

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La basilica

Ho sognato ambienti insoliti, si sa che gli ambienti dei sogni sono sempre insoliti,

oggi piangevo perché mi vedevo avviluppato in un groviglio che va oltre la vita

e arriva al mistero di tutto l’universo, vedevo il sangue,

mi avvicinavo più che potevo al sangue e la donna in verde dai modi gentili

che si prendeva cura del mio corpo diceva 

” non così vicino, non respirarci sopra al sangue,

il fiato nasconde impurità”, dire vabene ora significa che non sono sofferente, 

pensavo peggio, penso sempre il peggio prima. 

Ho visto il passaggio dei flussi di coscienza, il passaggio dei flutti di significato dei vasi comunicanti e ci respiravo sopra in modo affannoso,   mentre la TV -maledizione- rimaneva sintonizzata su un canale di video musicali italiani, con una serie di dissolvenze incrociate sullo schermo è comparso Zero Renato, dopo i Pooh, noi due nel mondo e dell’anima, allora non ho resistito, ho rotto il silenzio dei ronzii, dei goccia a goccia, degli allarmi che spezzano il silenzio interiore e ho detto con voce tonante Zero no, il pianto allora si è smorzato all’improvviso, niente più molecole di dolore metafisico per via della nube di non conoscenza, nube citata mentre una giovane dottoressa mi guardava dal basso, ecco che tuonando mi tornava prepotente la magia dei rimandi, il multiculturalismo che si nasconde nello sguardo sarcastico di noi maceratesi che veniamo  dal fiume, poi ho ripreso a piangere ascoltando Antonello Venditti che mi ricorda la gioventù. 

La basilica che sta nel tuo braccio non è il tempio che sarà distrutto, conosci la differenza tra duomo e basilica? No, dimmela tu così la sfrutto nelle prossime occasioni.

Un refuso verbale, uno scarto di senso, basilica nasconde sua navata centrale un βασιλεύς,

sentivo mancare la cattedra, quindi la differenzada chiedere era tra duomo e cattedrale.

 Il tempio non sarà distrutto, venga il tuo regno, il tubicino intanto si avventurava

tra i marosi del tempio interiore, mentre comincio il racconto di quel giorno di pioggia,

quando lungo l’A14, sul cofano dell’Audi 80 vedevo poggiata una statuetta.

La Madonna mi guardava piangendo e le sue lacrime si confondevano con la pioggia.