Feuilletton

Il compito dello scrittore diviene riempire spazi interstiziali, occludere i vuoti in cui la parola manca per impedire la voce assordante del nulla, come se alla fine del Novecento non restasse che il dovere di coprire l’agonia della parola televisiva con un canto disamorato e vomitante. Alfabeto privato è perciò una sovrapposizione di immagini evocate attraverso i media, fino al punto di raccogliere frammenti di conversazione su twitter per trasformarli nella parodia di un verso.  [18 Nov 2014]alfabetoprivato

CONSIDERA L’HASHTAG

Perché – dice – provaci tu a scrivere breve come Carver

A ben vedere, in questi ultimi anni, la letteratura non ha mai mancato di sfruttare i nuovi mezzi di comunicazione per provare a reinventarsi

dai provaci  – dice – Le frasi brevi fanno sempre un grande effetto di intensità e profondità,

anzi volendo puoi anche staccare

la pagina con un accapo

che così fa più poesia – dice –

ma nella maggior parte dei casi significano proprio niente, continua lui

in fondo è semplice, frasi corte – dice – e poi via lo spedisci nel mare magnum della rete

noi abbiamo fatto caos – dice quell’altro-

rileggere il testo di pavese riscrivendolo, approssimazione a un testo

non è solo un’esperienza intellettuale ma artigianale – incalza un altro –
dicotomia fondamentale tra testo e commento il commento ignora il testo  – aggiunge –
40,000 tweet per leucò e se fossi un pubblicitario qualche domanda me la farei
– ribatte un altro della congrega
che volendo possiamo chiamare “cellula proletaria”

quindi – dice- esiste il fondato timore che in fin dei conti

la storia d’amore tra narrativa e social network sia una storia d’amore sterile

dice anche – L’idea di twitterizzare l’autore di Santo Stefano Belbo è venuta ai blogger di «Torino Anni ’10» e ai responsabili della Fondazione Cesare Pavese, che ieri hanno presentato i risultati del loro esperimento al Salone del Libro di Torino

dura minga dura no – dice –

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SCRITTURE BREVI, IL MEZZO E IL FINE

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La scrittura, quale strumento per comunicare informazioni, ha bisogno di un mezzo materiale attraverso il quale veicolare le informazioni stesse. Che sia una tavoletta cerata, un rotolo di papiro, il mio nuovo iPhone, il rigo nella chat, ogni mezzo e ogni contesto interferiscono, e modificano le consuetudini scrittorie nelle varie epoche storiche e, al contempo, contribuiscono a modificare le lingue.

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Questa la dichiarazione di intenti del progetto Scritture Brevi che, dietro l’ iniziativa di due docenti di Linguistica e di Ingegneria Informatica, indaga sull’incidenza, le proprietà, le suggestioni della scrittura, quando sussiste “l’esigenza di salvaguardare la migliore comprensibilità del messaggio, entro i confini dell’economia e della ridondanza; un progetto interdisciplinare che si gioverà dei contributi di esperti di informatica, linguisti, manager d’azienda, paleografi, diplomatisti ed epigrafisti, specialisti di lingue antiche e moderne, di scritture settoriali e di sistemi grafici di ogni tempo., come leggo sul blog curato da Francesca Chiusaroli e Fabio Zanzotto, i due “famigerati” docenti”.

Francesca la conosco su Twitter in margine a un altro progetto che anche quello indaga sulla scrittura e sulla rilettura, la lettura condivisa, le mille monadi dall’altra parte dello schermo che insieme a te leggono lo stesso testo e cercano tra le pieghe – le stringhe – della scrittura originale tutto quello che gli viene in mente in fatto di riferimenti altri, in questo caso una lettura linkata dei Dialoghi con Leucò di CesarePavese, di cui parlo da un’altra parte, una sorta di AUGMENTED LITERATURE, iniziata con un altro progetto sempre legato a un libro di Pavese ecc. ecc. (e Giordano Bruno Guerri  direbbe  di ecc. come espressione usata da chi non ha più nulla da dire, anche se ne avrei assai sull’argomento che molto mi piace). A seguire l’intervista a Francesca.

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Dove ti ha portato questa ricerca finora? Quanto “rumore di fondo” c’è nel Gran Ventre di internet e soprattutto dei social network?

Sono ancora nella fase di massima inclusione: aggregazione, collezione, ritaglio e riscrittura. Rumore ce n’è molto ma anche molti dati; il rumore per ora lo accolgo come componente portante del mezzo (e quindi del fine)

La ricerca per sua natura è più lenta nel senso di meditata, deve sedimentare, rispetto all’immediatezza della comunicazione via web che spesso si esaurisce dopo poco battute.

Più banale, non sai quanto tempo e energia mi sottrae questo esperimento social…

Prova a spiegare in 140 battute il progetto scritture brevi:

– Un incontro con Fabio Zanzotto, un’idea, una ricerca, tre convegni, tre quaderni, un hashtag, un sito, un blog collettivo, un “mantra”: il mezzo e il fine (sono arrivata a -1, tipico)

Adesso puoi aumentare le battute…

– Le dedico al progetto: siamo partiti dalle abbreviazioni negli sms (sì, quelle che fanno temere del buon destino della lingua) e abbiamo verificato che le scritture sintetiche e i procedimenti di abbreviazione sono ovunque e sono indotti dal supporto e dagli scopi: le scritture brevi hanno caratterizzato i più antichi sistemi grafici del mondo, sono alla base della costruzione di linguaggi specialistici e degli algoritmi del motore di ricerca. Oggi le “icone” (app) sono le nostre chiavi di accesso al mondo, non solo social. Twitter ha esaltato le scritture brevi elevandole a stilema.  Per una (per noi) fortunata coincidenza, l’Oxford English Dictionary nel marzo 2011 (un mese dopo il nostro primo convegno) ha introdotto il disegno del cuore nel dizionario, primo simbolo non alfabetico ad essere ammesso in un dizionario moderno ufficiale. Questo vuol dire qualcosa. Le stesse abbreviazioni degli sms e della scritture delle chat non sono illogiche e incoerenti. La scrittura breve ha successo nel momento in cui garantisce massima efficacia alla comunicazione. Pittogrammi e abbreviazioni, ieri come oggi.  Fabio, docente di Ingegneria informatica (si occupa di trattamento automatico del linguaggio) ed io di Linguistica generale (con una formazione in linguistica storica) a Roma Tor Vergata: abbiamo riunito colleghi esperti di scritture antiche, paleografi, epigrafisti, papirologi, ma anche chimici, geografi, esperti di marketing e informatici, per confrontare linguaggi e metodi. Abbiamo verificato che i meccanismi sono comuni e le differenze confrontabili. E’ nato il sito Scritture Brevi a Tor Vergata, dove sono raccolte le pubblicazioni dei convegni, uscite nella rivista online Linguistica Zero.  Ma abbiamo subito capito che non sarebbe finita lì. Dal 2012 sono entrata in servizio all’Università di Macerata. Scritture Brevi si allarga. A dicembre sono entrata in Twitter (@FChiusaroli): un contesto privilegiato per osservare i meccanismi abbreviativi e cercare ancora una volta il confronto. L’hashtag #scritturebrevi consente di etichettare, raggruppare, aggregare, persone ed idee (“ad esempio #Leucò”). La cosa più interessante è che #scritturebrevi viaggia così com’è anche all’estero (“#scritturebrevi va in città”). La necessità della traduzione inglese, che sempre più pressantemente la ricerca richiede, cede il passo, in questo caso, alla ricchezza dell’espressione italiana, intraducibile in inglese quanto alle sue sfaccettature semantiche: scritture = caratteri, testi, immagini, e tutti questi entrano in un’unica categoria. A febbraio 2013 abbiamo inaugurato il blog: www.scritturebrevi.it, un blog collettivo. Ci si iscrive e si scrive. Bello anche perché ho potuto coinvolgere alcuni miei studenti, interessati all’argomento. Tra le rubriche, mi piace segnalare “Che carattere!”, dedicata ai caratteri che hanno fatto o stanno facendo storia (per ora: SlashHashtagMi piaceMi sento fortunatoCodice a barre). Ma ci sono anche rubriche pensate per sperimentare le scritture brevi come testi: MicrostorieGiochi di Scritture.

Il progetto ha fini didattici? ludici? professionali? editoriali?

Sto pubblicando vari saggi e un libro; sto svolgendo lezioni su Scritture Brevi nelle scuole, nelle aule universitarie, in contesti diversi, non soltanto umanistici. La nostra idea entra in buona sintonia con tutti ed è foriera di sempre nuove iniziative, alle quali non ci sottraiamo; con lo sguardo più aperto incontriamo e chiediamo di incontrarci. 

Mi piace concludere citando un mio post “d’occasione”: Chi l’ha detto che i linguaggi giovanili non hanno rispetto del passato? Un sorriso vale più di mille parole . Il punto e virgola è a dir poco indispensabile  😉 TVB è una frase “lapidaria”. Il cuore ❤ è un disegno universale.  N.B. Pittogrammi, scritture non lineari, acronimi, punteggiatura sono la storia (della scrittura) che si ripete. Pensiamoci!

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APPENDICE

bc5658d0a03f11e28b9f22000a9e0708_6Che bello il progetto #LeucòL’iniziativa della Fondazione Cesare Pavese – ideatori Paolo Costa, Hassan Bogdan Pautàs, Pierluigi Vaccaneo – di radunare utenti di Twitter in un’operazione di lettura, rilettura, scrittura, riscrittura dei Dialoghi con Leucò si è rivelata fruttuosa di emozioni e di testi. Ieri sera la direttastreaming e SecondLife è stata il traguardo di una trafila di giorni emozionanti.

 Secondo la caratteristica di Twitter, dal primo giorno in poi un flusso ininterrotto e crescente ci inondava.
L’hashtag, la lista dedicata (le liste!) – Leucò, Leucò Band – l’account Lost/in#Leucò, ci hanno resi speciali compagni di viaggio, uniti dalla forma, dal contenuto e da entrambi.
Secondo una pratica ormai consueta, il gruppo di scritturebrevi.it (e va bene, principalmente io) si è inserito ritwittando i twit con l’hashtag #scritturebrevi.
Bello il catalogo digitale che l’hashtag consente di creare. Diventa una banca dati, un sistema di classificazione, un punto di vista (personale ma poi comune).
E quale il punto di vista di #scritturebrevi su #Leucò? Basta mettere insieme i due hashtag e cercare, per averlo.
Si abbina a #twittletteratura (#twitteratura), processi creativi, pensieri lunghi, Semiotica 2.0, bio-text.
Usa Twitter come strumento: “vincolo 140” uno scalpello.
Tra i verbi: smontare, sezionare, smembrare, estrarre.
E’ comunicazione: emozione del dialogo, incontro, incrocio.
E’ creazione: inventare linguaggi.
Altre azioni: nominare le cose, smembrare per conoscere. 
Ma gli stessi twit sono #scritturebrevi, e ciò vale non soltanto per #leucò ed equivale a esperienza che accomuna. Mi chiedono spesso “Cos’è #scritturebrevi?” (“Cos’è scritture brevi?”) Insisto con la formula: #scritturebrevi, il mezzo e il fine. Ogni incontro ci arricchisce. Ad esempio #leucò. (F.Chiusaroli)

LE IMMAGINI sono mie, scattate con iPhone poi elaborate con Istagram, poi diventate jpeg con Paint (ancora non so usare Photoshop), cercando in cartelli stradali e manifesti pubblicitari e dove capita i significati nascosti dentro le parole, rimandi che non fossero quelli originali; qui ho messo solo una scelta di queste foto che regolarmente spedisco all’account twitter di Francesca e che lei altrettanto regolarmente retwitta.

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LA DITTATURA PROLETARIA DELLE NOTIFICHE

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I comportamenti troppo “aggressivi” sui social network vengono “repressi” il più delle volte dallo stesso sistema e in molti casi redarguiti dagli utenti con sgridate e minacce di vario tipo (non ti followo più, ti cancello come amico).
Il problema è che se sei troppo presente sulla timeline, retwittando o mettendo il tweet tra i “preferiti”, chi ti segue riceverà email di notifica che riempiranno la sua mailbox.
A me  non ha dato mai un particolare fastidio ricevere email di quel tono, ma moltissimi  non sopportano comportamenti che generalmente sono definiti  “produttori di spam”.
Il termine Spam deriva da una famosa scenetta dei Monty Python ambientata in un ristorante, dove ogni pietanza proposta dalla cameriera è appunto a base di Spam, un tipo di carne in scatola. L’insistenza della cameriera nel proporre piatti con Spam («uova e Spam, uova pancetta e Spam, salsicce e Spam» ) si contrappone al fastidio del cliente per questo alimento, il tutto in un crescendo di un coro inneggiante allo Spam da parte di alcuni Vichinghi seduti nel locale, secondo lo stile assurdo dei Monty Python.

La chiamo ormai “dittatura proletaria delle notifiche”, perché è aperto a tutti, quasi fosse un’opinione pubblica.

Mi è capitato con un profilo fake su twitter che ho fatto per far conoscere una certa mia cosa letteraria, ho retwittato con l’account che uso con il mio nome i tweet postati nell’altro, un gioco di specchi forse fatto con troppo “entusiasmo” (un modo bisognerà pur trovarlo per farsi notare).

Ebbene qualcuno che mi segue ha scritto: “Se uno non segue l’account che hai creato e tu lo retwitti ogni volta, mi tocca smettere di seguire anche te.”

Forse a quell’utente non piacciono davvero i contenuti che trasmette quel mio profilo, ma quello che proprio non capisco è che genere di fastidio provochi la presenza nella timeline di molti retweet dello stesso tipo.

La rete è per definizione “anarchica”, ognuno dovrebbe poter scrivere quanti messaggi ha voglia di spedire (naturalmente nei limiti della decenza dei contenuti), è parte del gioco no? Invece c’è questa sorta di dittatura che ti costringe a diventare “virtuoso.

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#Leucò

I dialoghi con Leucò ai tempi della twitteratura

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“Non c’è scrittore autentico, il quale non abbia i suoi quarti di Luna,
il suo capriccio, la musa nascosta…”
Dalla prefazione di Cesare Pavese ai Dialoghi con Leucò

L’idea/
Dopo il grande successo di #LunaFalò (più di 5mila tweet per 600mila contatti
raggiunti), il ricco dibattito generatosi sull’utilizzo dei social network come
intermediari nella divulgazione culturale e la selezione del bando per
l’innovazione @Che_Fare (votate su http://www.fondazionecesarepavese.it o
http://www.che-fare.com , c’è ancora tempo!), la Fondazione Cesare Pavese lancia
un nuovo progetto di riscrittura su twitter: #Leucò.
Saranno I dialoghi con Leucò i protagonisti di questa nuova tappa di
condivisione sociale di un’opera letteraria: un testo complesso, profondo e di
rara potenza espressiva, che però l’autore ha considerato il più importante per
il suo percorso umano e intellettuale. Una serie di Dialoghi, ma anche e
sopratttutto un insieme articolato di nuclei simbolici da cui possono generarsi
ulteriori e molteplici riflessi semantici.
L’idea diventa riscrittura, attraverso twitter e il vincolo formale dei 140
caratteri, dei Dialoghi con Leucò: 27 dialoghi in 27 sessioni di riscrittura. La
schiettezza sintetica di Pavese che diventa tweet alla ricerca dell’essenza
profonda di ogni dialogo.
I Titani e i canali/
I dialoghi sono 27 e verranno lanciati, uno ogni tre giorni, da un “capitano”,
novello Prometeo o Titano, che darà l’avvio al dialogo con uno starting-tweet
cui tutti gli altri potranno rispondere, come appunto in un dialogo. Mutuando la
formula già utilizzata per #LunaFalò, i tweet potranno muoversi lungo due
dimensioni:
– Sincronia, variazioni su un singolo capitolo/episodio contraddistinte
da sottohashtag dedicati ad uno specifico registro di stile es. Fondazione Cesare Pavese
P.za Confraternita, 1 – 12058 Santo Stefano Belbo (CN)
P.IVA 03007420049 – Tel. 0141/1849000 – 843730 – 840894
http://www.fondazionecesarepavese.it, info@fondazionecesarepavese.it
#Leucò/Notazioni, #Leucò/PartitaDoppia, #Leucò/Litoti (modello
#TweetQueneau)
– Diacronia, narrazione per capitoli successivi con hashtag numerato
es. #Leucò/01, #Leucò/02, #Leucò/03 (modello #LunaFalò)
Il Titano, al termine dei 3 giorni di riscrittura, selezionerà fra tutti i tweet
prodotti per quel capitolo con l’hashtag #Leucò, i migliori 24, e li archivierà in
un proprio Storify, che poi verrà ricalcato nell’account Storify della Fondazione.
Inoltre ogni Titano realizzerà sul proprio account Pinterest una “board”
dedicata al relativo dialogo, approfondendone ulteriormente le tematiche. I pin
migliori e più significativi verranno raccolti dall’account Pinterest della
Fondazione.
Saranno 27 gli starting-tweet per altrettanti flussi, ciascuno per ogni
capitolo, guidati da un Titano. In questo modo si produrranno due livelli di
lettura: quello del testo (ogni capitolo è inteso come tale) e quello del
supertesto (il lavoro di significazione attivato dai molteplici incroci fra i 27
flussi).
Il gioco avrà inizio il 14 gennaio 2013 con il primo Titano e il primo
starting-tweet. I partecipanti che vogliono candidarsi come Titano possono
farlo mandando una mail, entro lunedì 7 gennaio 2013, all’indirizzo
fondazionecesarepavese@gmail.com con oggetto #Leucò- Titano. L’elenco dei
Titani collegati ai singoli capitoli verrà comunicato giovedi 10 gennaio 2013.
La lettura/riscrittura di #Leucò è un progetto aperto, dedicato a tutti gli
utenti di Twitter.
Il Calendario/
Un dialogo ogni tre giorni, a partire dal 14 gennaio e fino al 4 aprile 2013
#Leucò/01 -> 14 – 17 gennaio: La nube
#Leucò/02 -> 18 – 20 gennaio: La Chimera
#Leucò/03 -> 21 – 23 gennaio: I ciechi
#Leucò/04 -> 24 – 26 gennaio: Le cavalle

Tri

Fondazione Cesare Pavese
P.za Confraternita, 1 – 12058 Santo Stefano Belbo (CN)
Tel. 0141/1849000 – 843730 – 840894
http://www.fondazionecesarepavese.it, info@fondazionecesarepavese.it

MMM

La suggestione del nome. Non si capisce immediatamente, per chi non conosce Barker, la derivazione dal titolo del racconto di Libro di sangue, sembra più qualcosa di popolare: macellai ambulanti in giro per i quartieri di Roma, di notte a distribuire carne… poi diventa un acronimo efficace, molto metropolitano… In effetti più che al racconto di Barker l’idea del nome viene da ciò che esso evoca almeno per noi. La notte in una grande città fatta di sangue, una notte pericolosa dove l’insidia è sempre vicina. Nessuna musica come il Jazz riesce a ispirare certe visioni notturne, dove figure indistinte di muovono nella nebbia. Noi abbiamo la presunzione di definirci un gruppo di Jazz sperimentale il nome deve evocare questo. Atmosfere in controtendenza rispetto al garage invadente o alle musiche dei ragazzi con chitarra o agli intimismi o al fintosocialerap…

quali fantasmi si agitano nelle notti di MMM? Da quando il progetto è nato l’ispirazione è sempre stata la stessa, e ci siamo sforzati anche a nostro danno di rimanere in binari ferrei: pellicole in bianco e nero, Night club e femme fatale, crimini irrisolti e amori mortali tra gli anni Quaranta e gli anni Cinquanta.

Responsabile la visione nei primi ‘90 di Twin Peaks? Twin Peaks e la sua colonna sonora insieme a tutta l’opera di Badalamenti/Lynch sono capisaldi delle nostre influenza. Il prossimo album Black Lake Confidences sarà ispirato ad un’ambientazione vicinissima a Twin Peaks. Eseguiremo infatti anche una cover del celebre brano Just you and I….Un lago nebbioso d’inverno. Operazione postmoderna (classico+moderno) quanto pensata? In noi tutto è studiato come detto. Certo il nostro suono elettronico e oscuro è distrante nella realtà da ciò che vogliamo evocare, ma noi manipoliamo la realtà utilizzando immagini, frasi e suoni del Noir classico cinematografico e letterario.  Siamo un gruppo decisamente postmoderno e il risultato che vogliamo ottenere è puro manierismo Noir.

Il burlesque si sposa con MMM…[tra i vs following su Twitter c’è @WorldBurlesque, parteciperete? avete partecipato?] Personalmente sono un collezionista di vecchie foto e fanzine degli anni quaranta e cinquanta, riviste tipo Exotique e Bizzarre. Il burlesque di oggi non mi interessa. E’ un intrattenimento sterile, chiaramente lo stile estetico mi piace ma solo quello.

Fred Buscaglione invece si sposa poco, nonostante lo swing… Fred Buscaglione è una mia personale icona. Credo ci stia bene con il personaggio che interpreto durante im LIve di MMM…un crooner perdente. Ascoltarvi dal vivo è molto coinvolgente, surreale. Durante i vari tour europei, quali differenze nelle reazioni del pubblico? All’estero ci conosco molto meno che in Italia e questo è un punto su cui dobbiamo lavorare. D’altronde i titoli dei brani e i testi sono principalmente in italiano. Ci piace di più suonare in posti dove nessuno ci conosce in ogni caso. E questa primavera stupiremo tutti da questo punto di vista… L’idea di distribuire carte da gioco di MMM durante lo spettacolo crea aspettative negli spettatori, alla fine si pensa ad un gioco che invece non c’è… Le carte rappresentano una sorta di condivisione con il pubblico, è l’invito a partecipare e a calarsi nell’atmosfera che vogliamo evocare. Chi prende la carta diventa un giocatore del nostro tavolo, tra cocktail e sigarette- La maschera, la musica che diventa spettacolo, coinvolgimento del pubblico: c’è anche il teatro oltre al cinema alle origini dei MMM? In passato le nostre performance erano molto fisiche ma poco gestibili. Quello che si vede ora è semplicemente un rimando a ciò che facevamo all’inizio depurato di tutto ciò che non andava bene. Ora la formazione di MMM a tre è stabile e dal vivo è concentrata sul suono anche se io come frontman cerco attraverso la fisicità di immergere lo spettatore nella nostra atmosfera. Siamo in questo senso degli attori dilettanti e perdenti. _____________________________________________________________________________________________

Mi ha folgorato il nome prima di tutto, la macelleria mobile notturna mi ha ricordato subito l’avventura romana del dopoguerra di mio nonno Antonio, aveva preso un locale a Campo de’ Fiori, dove nel tempo son passate librerie latterie chissà cosa, si trova a sinistra guardando verso  l’afflizione di Giordano Bruno, il cinema Farnese in fondo dove ho visto un film – Anna (1975) di Alberto Grifi– che aveva alcune scene girate proprio nello stesso cinema, uno specchiarsi di realtà e finzione davvero strabiliante…insomma la macelleria del nonno era lì, lui si preoccupava di rifornirlo di pollami conigli tacchini, ma nel dopoguerra Roma non era un buon mercato e l’idea fu abbandonata presto (chissà poi che dopoguerra si intende, penso l’immediato), ma ogni volta che si tornava a Roma (e di occasioni familiari ce ne sono state innumerevoli) ogni volta che si passava a Campo de’ Fiori (anzi si andava apposta) si favoleggiava su che vita sarebbe stata la nostra vivendo al centro di Roma, sull’essere marchigiani nella capitale e crescere e vivere in quella zona diventata poi piuttosto esclusiva…invece lo spunto deriva da un racconto di Clive Barker e con questo titolo bizzarro – da cui è stato tratto un film – si presenta un “progetto” (si dice così) che non è solo musicale, sulla scena sono utilizzati spezzoni di film, nei video qualcuno danza. La musica raccoglie dal noir americano, fondendosi a ritmi industrial quelli così ossessivi dove si perde il senso di realtà.

 

 

 

(ha collaborato Margi de Filpo)