Ad alterum

Edoardo Albinati è grande e Alberto Moravia è il suo profeta.  Sento echeggiarmi dentro  queste parole dopo aver letto il romanzobreve/raccontolungo di Albinati, intitolato con un termine che non si usa quasi più se non in tribunale. Lo stesso scrittore ha sottolineato il carattere giuridico di un titolo che sembra appartenere a tempi lontanissimi. Il reato di adulterio comunque non esiste più dalla fine degli anni ’60, ma il dovere di fedeltà continua ad avere rilevanza sul piano giuridico, oltre che sociale, ed è inteso dalla giurisprudenza nel senso di ’lealtà’, ossia come impegno reciproco dei coniugi di non tradire la fiducia dell’altro. Quindi la sua violazione non ha più conseguenze penali, ma può avere rilevanti conseguenze in campo civilistico. Ad esempio, l’infedeltà può essere causa di addebito della separazione a carico del coniuge colpevole della violazione, quando si tratti di adulterio frequente o ingiurioso e da esso sia derivata la rottura del rapporto coniugale. Piccola digressione che serve a capire anche la natura di questo libro. 

Albinati  certamente con Moravia non può che avere – e avere avuto – affinità, se non altro per aver frequentato le stesse sale di cinema e passeggiato sul lungotevere e respirato la stessa aria. Albinati però non è propriamente moraviano, ma con questo libro si accosta ai suoi temi più ricorrenti, il turbamento della passione, l’amore irrisolto, il desiderio, il sesso che purifica nel peccato compiuto. 

Mi ha ricordato  La donna leopardo.

(continua)

adulterio

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La basilica

Ho sognato ambienti insoliti, si sa che gli ambienti dei sogni sono sempre insoliti,

oggi piangevo perché mi vedevo avviluppato in un groviglio che va oltre la vita

e arriva al mistero di tutto l’universo, vedevo il sangue,

mi avvicinavo più che potevo al sangue e la donna in verde dai modi gentili

che si prendeva cura del mio corpo diceva 

” non così vicino, non respirarci sopra al sangue,

il fiato nasconde impurità”, dire vabene ora significa che non sono sofferente, 

pensavo peggio, penso sempre il peggio prima. 

Ho visto il passaggio dei flussi di coscienza, il passaggio dei flutti di significato dei vasi comunicanti e ci respiravo sopra in modo affannoso,   mentre la TV -maledizione- rimaneva sintonizzata su un canale di video musicali italiani, con una serie di dissolvenze incrociate sullo schermo è comparso Zero Renato, dopo i Pooh, noi due nel mondo e dell’anima, allora non ho resistito, ho rotto il silenzio dei ronzii, dei goccia a goccia, degli allarmi che spezzano il silenzio interiore e ho detto con voce tonante Zero no, il pianto allora si è smorzato all’improvviso, niente più molecole di dolore metafisico per via della nube di non conoscenza, nube citata mentre una giovane dottoressa mi guardava dal basso, ecco che tuonando mi tornava prepotente la magia dei rimandi, il multiculturalismo che si nasconde nello sguardo sarcastico di noi maceratesi che veniamo  dal fiume, poi ho ripreso a piangere ascoltando Antonello Venditti che mi ricorda la gioventù. 

La basilica che sta nel tuo braccio non è il tempio che sarà distrutto, conosci la differenza tra duomo e basilica? No, dimmela tu così la sfrutto nelle prossime occasioni.

Un refuso verbale, uno scarto di senso, basilica nasconde sua navata centrale un βασιλεύς,

sentivo mancare la cattedra, quindi la differenzada chiedere era tra duomo e cattedrale.

 Il tempio non sarà distrutto, venga il tuo regno, il tubicino intanto si avventurava

tra i marosi del tempio interiore, mentre comincio il racconto di quel giorno di pioggia,

quando lungo l’A14, sul cofano dell’Audi 80 vedevo poggiata una statuetta.

La Madonna mi guardava piangendo e le sue lacrime si confondevano con la pioggia.

 

La Storia Uno Per Cento

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Non sono riuscito a scrivere niente in questi giorni per ricordare mio fratello e non ho nemmeno mai fatto un’intervista o scritto qualcosa di lui.
Però una volta ho fatto un articolo su un giornale locale, nella fine del 2013, Michele era appena passato all’Astana, ve lo voglio leggere, giusto per ricordarlo.
“Mi piace spesso pensare che nelle gambe di mio fratello non ci siano solo i duri allenamenti, nelle gambe di mio fratello c’è dell’altro, formato forse da un invisibile un per cento che però è di straordinaria importanza, quando si trova solo senza forze a quasi 2000 metri di altezza e senza nessun amico accanto che non si chiami freddo, neve o pioggia. Questo 1 % che si trasferisce dalle gambe agli occhi di questo eroe ed è visibile da milioni di telespettatori, si chiama storia. Storia con la S maiuscola, perché a quel punto non siete più di fronte alla singola storia di un uomo, in questo caso del mio fratellino magrolino e dal volto segnato dalla fatica, ma siete dinanzi a una lunga e inarrestabile storia collettiva che in quell’istante ci esalta e ci fa innamorare del ciclismo e dei suoi protagonisti”.

Marco Scarponi

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occasioni mancate, interviste sospese, lessico provinciale, ernst junger, lydia lunch, courtney love, valentino zeichen, claudio baglioni, alberto moravia, michelangelo pistoletto, william burroughs, bernardo bertolucci, bernard henry levy, andrea de carlo, gianandrea gavazzeni, ramones, antonio franchini, renata tebaldi, carlo bergonzi, aldo protti, noel redding, mitch mitchell, the fugs

NAPOLEONE GIOCA A DOTS

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I.
In viale Napoleone Bonaparte a passo veloce, nemmeno tremila passi in direzione mensa & in compagnia del Morto Apparente
cammino nella mia parte di mondo rivolta al mare & fatta di pietra che lui, l’imperatore neo-classico
ha conosciuto senza però neanche toccarle le pietre, anche se da lontano le indicava
& di sua mano ha stampato la firma di leone napoletano
sul documento in allegato, regalava al Monte lo sbocco al mare, quattro cannoni e mille quintali di grano & per questo il viale gli è dedicato
& ci ripenso alle parole del Morto Apparente
mentre gioco a dots, un gioco ingannevolmente semplice come riferisce la CNN
” a che serve tutto, a che serve agitarsi”,
dice il Morto Apparente con passo veloce lungo
il viale verso la mensa quasi rivolto a se stesso.
II.
Non parla propriamente a me
che lo seguo con passo veloce
parla piuttosto alla sua ombra e ripete
“perché darsi tanto daffare – lui parla aulico e affetta le esse –
perché sottoscrivere dichiarazioni di intenti”,
affermazioni che
rimangono sospese nel dopopranzo
prima del caffè alla macchinetta.
Vedo le sue scarpe nere,
quelle con i buchetti, vedo andar veloci i suoi piedi
penso ai puntini da collegare sull’iPhone.
.
III.
Non confondere i puntini da assemblare, ci sono dots che sono anche punti per pollice, noti anche con il termine dots per inch da cui la sigla DPI, cioè la quantità di informazioni grafiche che possono essere rese da un dispositivo di output o fornite da un dispositivo di input; con il DPI si esprime la quantità di punti stampati o visualizzati su una linea lunga un pollice, una linea che non arriva a tre centimetri & a parità di dimensione stampata, ad un valore più elevato corrisponde una risoluzione maggiore & una migliore resa sulle linee inclinate.
IV.
Ci sono anche i dots di cui riempie
tele enormi, tele piccolissime da mo
il Grande Artista Contemporaneo
Damien Hirst.

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