NAPOLEONE GIOCA A DOTS

1337256000000.cached_6

I.
In viale Napoleone Bonaparte a passo veloce, nemmeno tremila passi in direzione mensa & in compagnia del Morto Apparente
cammino nella mia parte di mondo rivolta al mare & fatta di pietra che lui, l’imperatore neo-classico
ha conosciuto senza però neanche toccarle le pietre, anche se da lontano le indicava
& di sua mano ha stampato la firma di leone napoletano
sul documento in allegato, regalava al Monte lo sbocco al mare, quattro cannoni e mille quintali di grano & per questo il viale gli è dedicato
& ci ripenso alle parole del Morto Apparente
mentre gioco a dots, un gioco ingannevolmente semplice come riferisce la CNN
” a che serve tutto, a che serve agitarsi”,
dice il Morto Apparente con passo veloce lungo
il viale verso la mensa quasi rivolto a se stesso.
II.
Non parla propriamente a me
che lo seguo con passo veloce
parla piuttosto alla sua ombra e ripete
“perché darsi tanto daffare – lui parla aulico e affetta le esse –
perché sottoscrivere dichiarazioni di intenti”,
affermazioni che
rimangono sospese nel dopopranzo
prima del caffè alla macchinetta.
Vedo le sue scarpe nere,
quelle con i buchetti, vedo andar veloci i suoi piedi
penso ai puntini da collegare sull’iPhone.
.
III.
Non confondere i puntini da assemblare, ci sono dots che sono anche punti per pollice, noti anche con il termine dots per inch da cui la sigla DPI, cioè la quantità di informazioni grafiche che possono essere rese da un dispositivo di output o fornite da un dispositivo di input; con il DPI si esprime la quantità di punti stampati o visualizzati su una linea lunga un pollice, una linea che non arriva a tre centimetri & a parità di dimensione stampata, ad un valore più elevato corrisponde una risoluzione maggiore & una migliore resa sulle linee inclinate.
IV.
Ci sono anche i dots di cui riempie
tele enormi, tele piccolissime da mo
il Grande Artista Contemporaneo
Damien Hirst.

tumblr_oj5k9tCoiK1s9o2zgo1_540

The natural Pacman

image

A fine serata quando capisci

che il mondo va avanti

anche senza di te

mentre tu credevi di farne parte

così intensamente

con tutta quella passione

che caratterizza il tuo Gran Cuore

perché tu sei umano

non sei mica un cane

anzi i cani sono spesso meglio degli uomini,

allora pensi che l’unica soluzione possibile

diventa l’oscurità del sogno o almeno un bel film,

ecco in quel momento

non aspetti altro

l’attimo magico

in cui con una sciacquata di faccia

tiri via la pellicola

di quel sorriso artificiale

che t’eri stampato

così bello e accattivante,

insomma ti chiedi

perché perché perché tre volte

te lo chiedi

per ficcartelo bene in testa,

altrimenti come al solito ti dimentichi

di tutto

ma non certamente

di quel pacman readymade

nel tunnel dell’uscita di sicurezza

su in TV.

La vita ulteriore

Oblio.
Una parola che suona bene,
come aprire un oblò che si affaccia
sui buchi neri delle storie private.
Dimenticare il set.
Non usare colonne sonore.
Tornare a casa il più presto possibile.
Dimenticare le vele le vele le vele di Dino Campana.
Pensare piuttosto alla sospensione del direttore d’orchestra,
prima di ordinare l’attacco dell’ouverture.
I palchi a teatro come tanti oblò.
Occhi attenti.
L’animo di ognuno pronto a commuoversi,
pur schernendosi per le lacrime che arriveranno ineluttabili,
causate semplicemente
da quel meccanismo matematico della combinazione di suoni, melodie, colori
e persino di sapori evocati.
Masticare solo dopo un po’,
quando il groppo in gola sarà sparito,
la polvere della strada, per avviarsi lenti sulla via delle rimembranze.
Leggere in quei rari casi “Recueillement” di Baudelaire.
Tu esigevi la sera.
Eccola.
Vois se penchez les défuntes Années.
Guarda allora il Sole moribondo addormentarsi sotto l’arco di un ponte.
Solo quando sarà il momento però, non adesso che il sole è alto ancora.
tumblr_oe3rnvv5lq1qcqkeso1_1280

Poesia d’occasione

imageVoglio scrivere una poesia d’occasione Che volge a Occidente (L’occasione si sa ci spinge sempre in quella direzione) Una poesia per il parco della parola lirica A Rimini, era al castello in quell’atmosfera di battaglie di eroi di assedi e di eccessi e frecce incendiarie Dove i poeti non estinti agitavano le braccia alla telecamera Con gesti così lenti che sembravano velocissimi, strano effetto quello Endecasillabi, versi liberi, il solipsismo dei like (se passa appena un minuto quei like non hanno il significato di “ti ho letto”, in un minuto non si legge, ma solo di “ho simpatia per te”, anzi “ti prego, leggi me”) Predomina il battito del cuore della mamma che ti accompagna in quel tempo inesatto prima di nascere Lo ha detto Franco Buffoni, Gran Versificatore che suona quasi “Grande Inquisitore” ma solo per assonanza e lui il ritmo che deve avere la parola poetica lo conosce bene Il battito di cui avrai sempre memoria prima di quell’uscire tentacolare dalla caverna primigenia Dove le pareti buie appaiono rassicuranti Non come sarà dopo E senza filosofare uscire comunque incontro alla vita Respirare finalmente Vita, a noi due, come dice Amleto.