cartoline da #altrove

#altrove se uno ha fatto qualcosa, che immagina modifichi mediante letizia gli altri, sarà affetto da letizia accompagnata dall’idea di se stesso come causa

è un altrove pieni di idillii (poco comune con due i) e cinguettanti festanti passeri virtuali, un file looppato ripete gli stessi singulti, ma non illudiamoci: senza il verbum non potremo mai accedere al sacramentum

un francobollo tedesco sfuggito alle spire del tempo sfogliando l’ Ethica ordine geometrico demonstrata compone la cartolina filosofica dove si legge  Agisci in modo che ogni tuo atto sia degno di diventare un ricordo, firmato Leen e Pina

TUMBLR

anche qui

Il termine “autoreferenziale” viene usato in logica matematica, in linguistica e in sociologia per indicare un enunciato che si basi esclusivamente su sé stesso.
Nello specifico, un enunciato autoreferenziale afferma qualcosa su (o in riferimento a) sé stesso. Avete presente “Questa frase dice il falso“? Ecco, una cosa del genere.

Visto che un enunciato è un atto linguistico, il suo essere espresso corrisponde ad un’azione e, contemporaneamente, veicola un contenuto. Se però il contenuto richiama l’azione il cerchio si chiude, e viene creato un tipico esempio di paradosso linguistico.

cartoline da #altrove

#altrove c’erano uomini agguerriti sulla tolda d’una baldanzosa nave dal nome delicato che ormai giace a settanta metri di profondità tra l’isola di saseno e capo linguetta, al largo dell’albania

dentro una bottiglia trovata su una spiaggia greca molti anni dopo su una cartolina, senza francobollo, si legge “in vista della tempesta, pregate per noi, 11 dicembre 1916”

ALTROVE

La musica in quel paese è molto discreta. I musicisti lo sono ancora di più.

Nel momento in cui suonano non vogliono mai farsi vedere.

La loro musica, composta da flebili suoni, sembra sempre giungere attraverso un materasso.

È questo che amano: dei respiri trattenuti, partiti non si sa da dove, in ogni istante smorzati, delle melodie tremolanti e incerte, ma che si concludono in grandi superfici armoniche, grandi tovaglie improvvisamente dispiegate.

Ancora di più amano poi l’impressione d’una musica che si sposti (come se i musicisti girassero intorno a una montagna, o seguissero un passaggio sinuoso), che si sposti e giunga a loro come seguendo casualmente gli echi e i venti