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il cinema è grande, la tv un po’ più piccola

Un mio documentario è stato proiettato al cinema di fronte a un pubblico numeroso. Non è propriamente una mia prima volta sul grande schermo, ma con tutta quella gente attenta certamente sì.

Mi ha fatto uno strano effetto sentire – quasi letteralmente- il fiato degli spettatori sul collo.

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L’amico americano

Il titolo del film di Wenders è solo uno spunto per capire chi è l’amico americano che apre le mie pagine da qualche tempo, ormai le visite al mio blog da Lamerica, nell’ultimo trimestre, sono più numerose di quelle italiane.

Potenza del tag? di un semplicistico metadato? Affinità poetiche o di altro tipo, anche politico, anche umanistico, con le terre aquilonari al di là del Vecchio Oceano, fino a un certo punto aquilonari, ma sempre con lo sguardo volto al nord del mondo, percorso da venti asperrimi?

Il vecchio Oceano. Voluttuosamente cullato dai molli effluvi della sua maestosa lentezza, svolge, al centro di un oscuro mistero, con la calma consapevolezza di un’ eterna potenza, onde incomparabili. Si seguono parallele, separate da brevi intervalli. 

Il 1977 è stato anche un anno gentile, non solo un anno di ferro e di fuoco. Il film di Wenders l’ho visto quand’ero a Roma, all’ Augustus in corso Vittorio. Dopo il film di sicuro ho fatto un giro a piazza Navona e Campo de’ Fiori.

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il giorno prima

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Vapori di caldo nascondono il cielo e i treni sono straordinari in quel giorno prima.

Marcinelle  naturalmente in taglio alto. Titolo grande. Tragedia. Al Cinema Lux di Torino, gloriosa sala art déco,  si proietta la sera “Gli invincibili” con Gary Cooper, un film già vecchio quel giorno prima.                                                                                    

Paulette Goddard nel Settecento, schiava e libera oppure a scelta libera e schiava, un gioco delle parti, storia ancora più lontano nel tempo e poi e poi grazie alla tv il vincitore della puntata di Lascia o raddoppia della sera prima (quindi un altro giorno prima ancora, prima del giorno prima) quell’uomo esperto di serpenti ritrova un caro compagno che credeva morto in Russia.

Grande spazio al quiz in pagina interna, minuto per minuto, il signor Walter Marchetti da Milano si presenta per la musica contemporanea, Mike Bongiorno chiede cosa fa? Marchetti dice l’impiegato delle poste, Bongiorno incalza lei ha scelto la musica contemporanea, è anche musicista? Marchetti dice non musicista, sono solo un dilettante, una settimana dopo Bongiorno gli chiederà  quando sente musiche di questo genere che sensazioni prova? e Marchetti io la musica non l’ho mai intesa in senso edonistico, non trovo mica una cascata d’acqua, la musica la sento come vedere un bel quadro, Marchetti lavorerà poi con John Cage ecc ecc fino alla Cramps  Records, la casa discografica degli Area e alle 21,15 in tv, in quel giorno prima,  sull’unico canale Memo Benassi, che aveva conosciuto il successo con Eleonora Duse, interpreta Enrico IV di Pirandello.

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« Alcuni giovani signori e signore dell’aristocrazia pensarono di fare per loro diletto, in tempo di carnevale, una “cavalcata in costume” in una villa patrizia: ciascuno di quei signori s’era scelto un personaggio storico, re o principe, da figurare con la sua dama accanto, regina o principessa, sul cavallo bardato secondo i costumi dell’epoca. Uno di questi signori s’era scelto il personaggio di Enrico IV; e per rappresentarlo il meglio possibile, s’era dato la pena e il tormento d’uno studio intensissimo, minuzioso e preciso, che lo aveva per circa un mese ossessionato».   Luigi Pirandello, Lettera a Ruggero Ruggeri del 21 settembre 1921.

Il giorno dopo era l’undici di agosto, quando sono nato io.

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La Storia Uno Per Cento

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Non sono riuscito a scrivere niente in questi giorni per ricordare mio fratello e non ho nemmeno mai fatto un’intervista o scritto qualcosa di lui.
Però una volta ho fatto un articolo su un giornale locale, nella fine del 2013, Michele era appena passato all’Astana, ve lo voglio leggere, giusto per ricordarlo.
“Mi piace spesso pensare che nelle gambe di mio fratello non ci siano solo i duri allenamenti, nelle gambe di mio fratello c’è dell’altro, formato forse da un invisibile un per cento che però è di straordinaria importanza, quando si trova solo senza forze a quasi 2000 metri di altezza e senza nessun amico accanto che non si chiami freddo, neve o pioggia. Questo 1 % che si trasferisce dalle gambe agli occhi di questo eroe ed è visibile da milioni di telespettatori, si chiama storia. Storia con la S maiuscola, perché a quel punto non siete più di fronte alla singola storia di un uomo, in questo caso del mio fratellino magrolino e dal volto segnato dalla fatica, ma siete dinanzi a una lunga e inarrestabile storia collettiva che in quell’istante ci esalta e ci fa innamorare del ciclismo e dei suoi protagonisti”.

Marco Scarponi