La Storia Uno Per Cento

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Non sono riuscito a scrivere niente in questi giorni per ricordare mio fratello e non ho nemmeno mai fatto un’intervista o scritto qualcosa di lui.
Però una volta ho fatto un articolo su un giornale locale, nella fine del 2013, Michele era appena passato all’Astana, ve lo voglio leggere, giusto per ricordarlo.
“Mi piace spesso pensare che nelle gambe di mio fratello non ci siano solo i duri allenamenti, nelle gambe di mio fratello c’è dell’altro, formato forse da un invisibile un per cento che però è di straordinaria importanza, quando si trova solo senza forze a quasi 2000 metri di altezza e senza nessun amico accanto che non si chiami freddo, neve o pioggia. Questo 1 % che si trasferisce dalle gambe agli occhi di questo eroe ed è visibile da milioni di telespettatori, si chiama storia. Storia con la S maiuscola, perché a quel punto non siete più di fronte alla singola storia di un uomo, in questo caso del mio fratellino magrolino e dal volto segnato dalla fatica, ma siete dinanzi a una lunga e inarrestabile storia collettiva che in quell’istante ci esalta e ci fa innamorare del ciclismo e dei suoi protagonisti”.

Marco Scarponi

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DA VIDA

“Foscolo mi fa imbestialire”.

«Il Foscolo è capace di scrivere in una lettera “Ho passato un’intera notte a piangere”. È fisiologicamente impossibile!»

In Ugo Foscolo io non odio il poeta: se mai, odio l’istrione, il basettone. Non odio l’innamorato. Odio, caso mai, quello che si finge tale per tirare il colpo alla figlia diciottenne dell’ospite babbeo: il quale ospite, facitor di versi, ha un’opinione iperbolica del creduto Poeta Iperbolico… Il poeta, una volta ricevuto l’omaggio dei trecento endecasillabi del conte Giovio, non osò respingere l’ospitalità lariana di tutta la famiglia: ospitalità dovutagli come a signore del feudo endecasillabico: ma contrastata dalle due sorelle maggiori, ch’egli chiama brutte e perfide, tanto per non lasciar inoperosa la penna, e meno ancora la lingua di cornacchia: linguaccia che già gli serviva a schiamazzare nei salotti milanesi, e ora in riva al lago. Può darsi che le due sorelle abbiano aperto gli occhi a Papà: Papà idolatrava la sua Francesca, e Ugo poeta. Il fatto è che del matrimonio di Ugo e Francesca non si parlò più; e forse non se n’era parlato mai. La epistola del 19 agosto 1809 alla bimba ha foscolizzato, cioè immortalato la faccenda. L’amore per la milanese (non diciottenne e tanto meno vergine) signora Bignami durò tutto quell’anno 1809. Il Foscolo, pare, le amava a due a due: per non dire a quattro a quattro.

(Carlo Emilio Gadda)

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DINO CAMPANA CONTROLLA L’AUTOBIOGRAFIA NEL MANICOMIO DI CASTEL PULCI

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Ero buono per la chimica, per la chimica pura.
Ma preferii fare il vagabondo.
Vidi l’amore di mia madre nelle bufere del pianeta.
Vidi occhi senza corpo, occhi sospesi orbitando sul mio letto.
Dicevano che non stavo bene di testa.
Presi treni e barche, percorsi la terra dei giusti
di buon mattino e con la gente più umile:
gitani e mercanti.
Mi svegliavo presto o non dormivo. Nell’ora
in cui la nebbia non era ancora svanita
e i fantasmi a guardia del sonno comunicano inutilmente.
Sentivo gli avvisi e gli allarmi ma non ho saputo decifrarli.
Non erano diretti a me bensì a quelli che dormivano,
però non ho saputo decifrarli.
Parole inintelligibili, grugniti, gridi di dolore, lingue
straniere sentivo ovunque andassi.
Esercitai i mestieri più umili.
Percorsi l’Argentina e tutta l’Europa nell’ora in cui tutti
dormono e appaiono i fantasmi a guardia del sonno.
Ma proteggevano il sonno degli altri e non ho saputo
decifrare i loro urgenti messaggi.
Frammenti, forse sì, e per questo visitai i manicomi
e le prigioni. Frammenti,
sillabe brucianti.
Non credevo alla posterità, benché talvolta
credevo alla Chimera.
Ero buono per la chimica, per la chimica pura.

Feuilletton

Il compito dello scrittore diviene riempire spazi interstiziali, occludere i vuoti in cui la parola manca per impedire la voce assordante del nulla, come se alla fine del Novecento non restasse che il dovere di coprire l’agonia della parola televisiva con un canto disamorato e vomitante. Alfabeto privato è perciò una sovrapposizione di immagini evocate attraverso i media, fino al punto di raccogliere frammenti di conversazione su twitter per trasformarli nella parodia di un verso.  [18 Nov 2014]alfabetoprivato