IO

29 dicembre 2008

ciao giuseppe ho letto il tuo HITLER all’inizio dell’anno, strano libro il tuo, una lettura obliqua direi del personaggio, quasi in presa diretta

Ti ringrazio del giudizio, che non so se positivo o negativo. Io ho tentato una lettura metafisica di Hitler, che non fosse quella che lo identifica col Male assoluto, bensì con il vuoto di essere e con l’elemento di erosione dell’umano, dell’empatia. Poi non so se si è capito, se gli esiti del testo sono risultati all’altezza delle intenzioni. E’ un libro che mi ha cavato il sangue. Doveva intitolarsi: “Io”.

“io” come fossimo tutti degli hitler era titolo tosto…il mio non è giudizio negativo anzi…

Mondadori non ha voluto “Io”. Per me era fondamentale: l'”io” è il Divisore, la funzione che separa uomo da uomo. Il progetto occidentale per me è l’ipertrofia dell'”io” e culmina proprio in colui che separa, che è Hitler: infatti, oltre la supposta separazione, che è quella dei campi, io fermo la vista mia e del lettore…Ma vallo a dire agli editor…

leggendo era “fastidioso” riconoscersi nelle sofferenze di hitler, soprattutto in quella specie di ricovero…naturalmente notevole le parti del lupo…mi ricordava una poesia di mariella mehr:

Ancora ti prospera il fogliame intorno al cuore
e una fresca presa di sale
impregna il tuo sguardo.

Di me nessuno vuol sapere,
di chi io sia la spezia
e di quale amore la durata.

Spesso canta il lupo nel mio sangue
e allora l’anima mia si apre
in una lingua straniera.

Luce, dico allora, luce di lupo,
dico, e che non venga nessuno
a tagliarmi i capelli.

Mi annido in briciole straniere
e sono a me parola sufficiente.
Effimero, mi dico,
perché presto cesserà ogni annidare,

e scorre via il resto di ogni ora.

Non conoscevo Mariella Mehr: ti ringrazio per la segnalazione! La postura, essenzialmente, è quella, in generale, al di là del lupo:

“Mi annido in briciole straniere
e sono a me parola sufficiente.
Effimero, mi dico,
perché presto cesserà ogni annidare”

questo è ciò che custodisce “io” al suo centro, per me, e prepara il parto di Hitler… Straordinaria poesia! Grazie…

oh la là caro giuseppe m’era sfuggito il tuo nuovo  libro appena uscito, di solito sono informatissimo e in questo caso è imperdonabile visto che ci siamo anche “parlati” stamattina, ho letto la recensione sul giornale appena lo trovo, lo prendo, leggo e ti dico

Ehi, grazie, Antonio! Con la speranza che non ti deluda, a me sembra un ingombrante “fallimento”!
Intanto auguroni per un bel 2009!!!!

caro giuseppe, auguri siamo già a quella data…ieri ho comprato il tuo deprofundis…ho fatto l’esperimento che ho letto sul foglio…vado a pag.69…alla terza riga citi burroughs… bene, buon segno…a fine settanta o inzio ottanta, non mi ricordo mai, l’ho visto l’esimio burroughs a castelporziano…ondeggiava sul microfono dicendo cose turpissime…con la sua voce roca, ondeggiava…”inzuppate la bandiera ameeeericaaanaaa nell’eroina e poi suuuuucchiatela”…che spasso vederlo e nello stesso momento comprare un suo libro alle solite bancarelle…quindi se citi burroughs mi cogli nel vivo…doveva venire a riccione nel 1996, al cocoricò che aveva un privè sofisticato…m’ero attrezzato per andarci a tutti i costi…invece non ne fecero niente…peccato…poi ieri sera tra un don camillo e un letterman e i pink floyd di relics ho cominciato a leggerti…strano effetto la lettura sapendo che poi t’avrei scritto…ho letto di tuo padre…chi non ha perso il padre non sa nulla del Padre…quando il mio morì lo vegliai e verso l’alba – era agosto e per me è il mese migliore sia per nascere che per morire- gli dicevo- lui morto-“cazzo fai lì mortu-mortu, andiamo a farci una partita a scopa?


Beh, l’aneddoto su Burroughs è impagabile, anche se non penso si trattasse di Castel Porziano, non mi pare ci fosse, c’erano Ginsberg e Amiri Baraka… Che cazzo di vita fai? Satellitare onnivora? Don Camillo, Letterman, PF! Quanta energia hai?
Sul padre: io non so fino a che punto sono riuscito interiormente a realizzare quell’opera che dici, cioè a sentire il padre come Padre. Conosco solo la dolcezza inerme di quella veglia affannata e traumatica, che coinvolse anche mia sorella, la quale ha voluto essere espunta dal testo. Non so – da allora mi chiedo che rapporto ho con il dolore: è tutto così mutato… Riesco solo a osservare. Questo manda in crisi la scrittura. Da un lato, la tentazione è il silenzio, non sento più l’impulso dalla necessità di una traduzione del dolore; dall’altra, intuisco una strada, che non ho mai percorso e che muterebbe completamente la mia scrittura, ma mi pare di non avere né testa né cuore sufficientemente ampi per percorrerla…
Comunque grazie di questo bellissimo messaggio: ha dato senso alla mia giornata!

ah che meraviglia dare senso attraverso la parola scritta…non male…castelporziano era proprio la spiaggia del minestrone e burroughs era là col suo vestito buono con la sua voce strascicata…avevo tutti i suoi libri meno quello comprato al banchetto che dovrebbe essere RAGAZZI SELVAGGI…il cut-up mi entusiasmava…giorni febbrili avanti e indietro roma-ostia…anche in lambretta…che serate…troppo forte…c’era evtuscenko, un altro messicano o che cavolo era…dario bellezza…gli italiani fischiati…e ginsberg col suo mantra che calmò tutti…c’è un film di quelle serate ma burroughs non c’è nel film…lo recuperai nell’archivio rai quando ci ho lavorato nei primi 90…il film è di andrea andermann che era amico di moravia…sono stato all’università a roma in quegli  anni…lettere: indirizzo demo-etno-antropoligico che sembra così altisonante…stavo all’occupazione della facoltà nel febbraio 1977…ho rubato al preside carlo salinari delle forbici che chissà che fine hanno fatto…ho dormito sotto la scrivania di quel gran critico letterario…per la lettura sel deprofundis oggi sono alle formiche…mi piace leggere lento…ci sono dei passi tremendi che se son realtà,  con la scrittura diventano un’altra cosa...

Sì, sì: conosco quel film e Antonio Porta non mi raccontò di Burroughs. o che studiò con Ginsberg ed Evtushenko, al secondo giorno, il modo per non essere aggrediti, si divertiva moltissimo. Il colpo lo fece Cordelli, che non avvisò che il previsto concerto di Patti Smith non si sarebbe tenuto, altrimenti ci sarebbe stato un quarto della folla. Le immagini del film sono memorabili. La tipa autistica messa accanto alla Maraini che legge, la donna delle pulizie dei cessi sulla spiaggia, quelli che dormono di giorno sotto la pedana… Indimenticabile…
Conclusione: sono nato con 10 anni di ritardo, cazzo…

ho ritrovato il libro di burroughs comprato a castelporziano, non ragazzi selvaggi ma la morbida macchina…la data: 30 giugno 1979… oltre alla data è riportata la frase della bandiera americana inzuppata nell’eroina ecc…



ho letto un pezzo tuo su NUOVI ARGOMENTI, ero sicuro di avere qualcosa d’altro di tuo, non so niente di te, conosco solo la tua scrittura…

mai in ritardo caro gius

1.583 PAROLE DOPO LA LETTURA DEL TRAUMA E LO SCIAMANO

caro giuseppe so che ti scriverò assai perché la scrittura è un fluxus che segue visioni che segue ascolti che segue letture che segue una serie di foto fatte col cellulare per l’album che voglio chiamare BABEL su facebook…visioni letture ascolti anche frammentari anzi decisamente frammentari solo in casa e non m’annoio nemmeno un po’, ascoltando un vecchio cd del 2000 (titolo: good looking blues, voce femminile dice: must have been the devil who changed my mind, c’è una tromba e dell’ elettronica di fondo, di quelle atmosfere non propriamente cupe, nemmeno drum’bass, ritmo tipico dell’epoca e nemmeno aphex twin)…l’ascolto di questo cd adesso è decisamente predominante…moglie fuori, figlia fuori…la prima ad una festa di canzoni revival a casa di certi amici di amici della provincia più profonda…l’anno scorso andai a casa degli amici (quest’anno il posto è diverso ed è a casa degli amici degli amici ed io non vado per certi rancori legati ai tempi delle scazzottate fascisti/comunisti) -anch’io andai chiamiamola alla prima edizione del canto-revival che molto successo riscosse- c’era tutta la piazza e anche la sindaca -e mi sono poi chiesto per settimane perché ancora dobbiamo tormentarci con il ragazzo che come me amava eccetera, perché sempre luciobattisti claudiobaglioni commuovono? e non una sana cantata di anarchy in uk, perché? l’età mia e di tutti loro è la stessa, stupida questione la mia e senza risposta…ha acceso dibattiti serrati in famiglia, ognuno a dire la sua…nessuno invece conosce la musica che sto ascoltando tra quella gente (il gruppo si chiama LAIKA)…

forse solo un altro nel paese può conoscerli, uno che sta tra i miei “amici” di facebook, tipo eclettico – mi può esser figlio o nipote – autore un saggio su dante gabriel rossetti e sta facendo una sua ricerca su la sindrome di stendhal a berlino…forse lui…certamente gli altri staranno ora cantando un pezzo di patty pravo che sarebbe comunque scelta sofisticata…la figlia invece ormai esce tutte le sere e torna alle 2,30/3 e la mattina faccio fatica a svegliarla per richiamarla ai suoi doveri… è in seconda liceo, studia il greco, legge dostoevski, suona in un gruppo di tutte ragazze che si son chiamate COTTON FACTORY, è una brava figliola, vive il suo tempo, io ero molto peggio, ma a me sembra che perda tempo in quella specie di intrattenimento che non so come chiamare ma che forse “cazzeggio” rende bene (il correttore automatico riporta sempre “pazzeggio”)…la musica continua…ma voglio tornare al pezzo 5 (stesso titolo del cd)…frammenti della tv accesa di là in camera da letto (la tv bandita dai luoghi della chiacchiera, a tavola e sui divani)…quando passo -negli intervalli di scrittura -vedo sarkozy che sostiene la sua su gaza…cambio canale: ancora letterman…biff, l’assistente di studio, gli tira contro continuamente delle scarpe come il giornalista egiziano a bush…tra i film vedo che c’è DON CAMILLO MONSIGNORE, ma evito…li conosco a memoria i film tratti da guareschi…ma un pezzettino non guasterebbe…sguardo veloce alla tv mentre la notte avanza e la casa diventa fredda…adesso c’è louis de funès contro fantomas…non so mai se mi fa ridere il vecchio louis ma l’effetto nostalgia è sempre all’agguato…dopo il pezzo 5 il cd è un crescendo di trombe jazzate……tutto questo giusto per dire del momento cosmico venuto dopo la lettura del capitolo 3 –il trauma e lo sciamano…fumato nel frammento sigarilli davidoff… quello che di nome si chiamava zino, morto vecchissimo e sempre in gamba con un negozio a ginevra dove sogno di entrare prima o poirimetto il pezzo 5…in copertina c’è proprio la cagnetta mandata in orbita all’inizio dell’avventura spaziale…la musica è fatta di ritmi vagamente sciamanici che mi richiamano il testo del deprofundis…li conosco bene gli sciamani per tutto quel levi-strauss e margaret mead e malinowski e ernesto de martino studiati all’università…impressionante la sequela di parole dello sciamano che descrivono con la parole che gli vengono dai morti uno status, gusti, scatti nervosi, momenti assoluti, passaggi temporali di un’esistenza – la tua – dove la fiction rappresenta la realtà perché nessuno parla senza incepparsi – spesso mi chiedo questo pensando ai dialoghi dei romanzi o dei film: non ci sono le incertezze nel parlato…non ci sono esitazioni…i ragionamenti filano via lisci…così lo sciamano…impossibile abbia usato nella realtà quelle parole…così con la dottoressa necroscopia del capitolo precedente…tu dici: io sono lo scrittore giuseppe genna…parlato e scrittura si incontrano…la realtà diventa una finzione di parole ben dette…il parlato invece non è mai come ai convegni…ci sono continue interruzioni…non è nemmeno un talk-show…me ne accorgo sempre a casa quando cerco di coordinare un pensiero che non riesco spesso a concludere perché ragionamenti troppo complessi non sono propri della quotidianità… è la prima volta che mi capita di fondere davvero scrittura e lettura con la realtà del giorno corrente e di commentare poi con altra scrittura con un’operazione fine a se stessa per il gusto di vivere il momento magico dove la scrittura si sovrappone alla realtà…poi un sobbalzo…ci sono certe oblique coincidenze con una storia che ho immagino da qualche anno, dove c’è un tipo che dopo un’eclisse di sole acquista il potere di vedere e parlare con i morti (!!!)…ha colloqui filosofici estenuanti con le ombre…i morti non sanno di esserlo davvero e parlano ad una tale velocità che è difficile captare tutto…il tipo non dorme più perché le ombre si rendono evidenti di notte –un classico-mentre di giorno sono soltanto presenze ecc…assiste all’eclisse in francia, a carnac, dove si trova con michel houellebecq (!!!) per girare un booktrailer per le particelle elementari…l’eclisse avviene l’11 agosto 1999…fine millennio…fine presunta di un’epoca…il tipo su suggerimento di un amico si rifugia su un’isola greca, sede di una fondazione inglese ecc ecc, dove ci sono percorsi creati da richard long, perché i morti hanno una specie di terrore per l’acqua ecc ecc quindi pensa che salto ho fatto: lo sciamano parla con i morti! Houellebecq! …scrittura, lettura, ancora scrittura e ancora salto al pezzo 5 del cd e la notte continua…

la domanda è: le storie sono state tutte scritte?

ALLEGATO
Nascosto in un libro dimenticato in soffitta, in uno di quei libri pieni di pieghe e con le pagine ingiallite che ricordi di aver sfogliato quando eri ragazzino- ed erano già vecchi quei volumi -, nel libro c’è un foglio azzurrino dove si racconta la stessa storia che stai vivendo.
Riconosci le parole, ti riconosci nel racconto.

Guardando in tv, distrattamente, un programma di storia, di quelli con le interviste interrotte ad arte e le immagini che commentano il parlato, ti accorgi di ascoltare parole che un tempo conoscevi bene, ma che ora sembrano disperse. Le riconosci lo stesso ma non sai più se le apprezzi o meno. Raccontano in sequenza le tue sequenze. Ti stupisci di apprezzarne la costruzione logica. I rimandi. Le connessioni tra i fatti. Non è propriamente la tua biografia, è una delle tante storie già scritte da qualche parte che assomiglia alla tua. Stessi passaggi temporali sottolineati dalle dissolvenze, lo stesso tappeto sonoro.
Per strada ti fermi davanti ad una libreria e i titoli dei volumi esposti ti sono già noti, anche se è la prima volta che li vedi. Entri nella libreria. Sfogli il primo volume che ti capita sotto mano, la copertina ti ricorda qualcosa: un disegno infantile – guarda che strano – uno di quelli che facevi da bambino anche tu. Apri una pagina a caso e ti riconosci nel racconto. Anche se la storia è ambientata in qualche landa desolata dove non sei mai stato, quella landa spazzata da una pioggia feroce ti appartiene. Là dove il protagonista vive un amore contrastato e da dove ancora quell’innamorato respinto parte alla ricerca di se stesso, portandosi dietro una fotografia stropicciata del suo amore, una foto custodita gelosamente nel portafoglio. Il ragazzo la mostra alle persone sbagliate. Per quanto lui sia ingenuamente fiducioso, gli altri sono truffaldini e pieni di malizia. Qualcuno poi lo aggredisce in un vicolo scuro. Lo vediamo disteso per terra con il volto pieno di lividi, i lividi lui li vedrà specchiandosi nella vetrina di un bar malfamato, dopo che si è rialzato a fatica. Rientrerà nella pensioncina che lo ospita, pulirà le ferite allo specchio di un bagno sudicio. Quando si specchia vedi il tuo volto.
In altre occasioni sei in treno e ascolti un compagno di viaggio che racconta al telefono una sua vicenda intima. Con ampi gesti, quel viaggiatore sottolinea i passaggi più vivaci del suo racconto, ma senza quasi parlare, usando frasi incomplete, con molti incisi. Tutti si, ah, ho capito e quella storia sai di averla già sentita.
Allora capisci di averla già vissuta. Una storia già scritta. La tua storia. Una delle tante.

Già. Un minuscolo sedimento di narratività che si insinua nelle viscere profonde della terra dove vivi e raggiunge silenzioso la radice di tutte le storie. Le vivifica aggiungendo un frammento narrativo dopo l’altro.

Tutte le storie sono già dentro di noi. Tutte ci appartengono e molto spesso si ripetono con le stesse movenze. Le stesse battute. Gli stessi sviluppi. E’ quasi tragico, è quasi divertente.

Perdona, Antonio: sono costretto a essere laconicissimo – la mia vita è in sisma, in questo momento (problemi di grana, di alimentazione, prossimo futuro in bilico).
Dico solo una cosa: tu devi scrivere quel libro. Hai una prosa impressionante. Sei capace di 200.000 registri e velocità differenti. Non pensarci nemmeno: scrivi e basta, poi si trova l’editore. Troppa esperienza, troppa storia personale coniugate a un istinto ritmico e immaginale potente. Buttati.

il tempo come susseguirsi di eventi è davvero strano, spesso ti ritrovi a rifare le stesse azioni senza volerlo…insomma sono stato travolto da letture, dal lavoro, dai miei andirivieni…ho letto il tuo libro e sono contento che sia capitato con queste nostre comunicazioni…grazie ancora delle belle parole sulla mia scrittura…ciao so long

***

questo pezzo non è propriamente un’intervista,  rileggendolo a distanza di qualche anno può sembrarlo, almeno all’inizio con il tipico alternarsi di domande e risposte, comunque mi piace inserirlo tra le mie  interviste perchè genna risponde (sembra lo sventurato e invece è il miserabile, come ama definirsi)

il titolo IO richiama naturalmente a come genna voleva chiamare il suo hitler e poi al fatto che l’intervista-colloquio si trasforma in qualcos’altro, con una decisa preponderanza di mia scrittura, non più solo genna quindi ma io

in realtà devo dire che è stato proprio per colpa  di giuseppe genna se mi sono iscritto a facebook nel dicembre 2008, complice un articolo su IL GIORNALE  “Una vera e propria macchina culturale instancabile è Giuseppe Genna, veterano del web e tra i primi a diventare facebookini (termine che sostituirà sanbabilini nella nostra Italietta delle lettere?).”,scriveva gian paolo serino

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DOPPELSEXGANGER

Laura è il doppelganger di Janis o forse Janis lo è di Laura. Un “doppio” che se ne va, secondo l’etimologia tedesca. Laura Bettanin ha scritto un romanzo di rabbia e d’amore per gli indiani d’America Finchè l’erba crescerà e i fiumi scorreranno per l’editore Transeuropa. Per lo stesso editore Janis Joyce ha pubblicato Seventy sex, un caso editoriale per la piccola casa editrice emigrata da Ancona a Massa, tacciato addirittura di viral marketing. Così, banalmente, il blog di Panorama.it riassume il fenomeno: “cinque semplici regole per confezionare un caso letterario: 1-Inventati uno pseudonimo, possibilmente ambiguo. 2-Scegli un argomento d’attualità, se pruriginoso è meglio (e se ha a che fare col sesso ancor di più). 3-Scrivi una storia corta, che si legga facile, niente velleità artistiche prego (che con la cultura non si mangia). 4- Apri un sito internet, un blog, un account Facebook.  5-Gira booktrailer, dissemina widget e teaser in tutta la Rete e contagia ogni minuscolo anfratto della Rete a colpi di viral marketing.

Niente di tutto questo come vedremo dall’intervista che ho fatto a Janis (non a Laura, almeno inizialmente) su Facebook, sullo scorcio dell’estate. C’è stato un concorso, questo è vero, per scoprire chi si nascondeva dietro lo pseudonimo.

1 settembre 2011

ciao Antonio! mi spiace, ma qui non troverai molto. su questo profilo passo di rado. l’avevo aperto solo per la questione del concorso, per giocare sullo pseudonimo. ciao! e il concorso com’è andato? l’ha vinto un ragazzo di Pavia. il nome non lo ricordo. lorenzo… per queste info dovresti rivolgerti a giulio milani in transeuropa.

20 luglio 2011

ciao janis conoscevo transeuropa ai tempi dei tempi quand’era al di qua degli appennini ho visto che pubblicate anche poesie il primo approccio è legato alla possibilità di farle leggere una mia raccolta di poesie, è una delle “lettrici” di transeuropa, “quando leggo qualcosa di inedito e che mi piace glielo segnalo”, sono parole sue, “seventy sex” e l’intervista sono venuti dopo  ne ho scritta qualcuna, ti spedisco il link https://antonioprenna.wordpress.com/category/lignoto-mi-divora/ (ma chissà quante te ne arrivano, ormai siamo tutti poeti) ciao ma grazie mille! di tutto! ora pranzo, poi leggo.

25 luglio 2011

ok sono in vacanza dopo le ferie ci sentiamo poi mi fai sapere anche per l’ignoto mi divora, se piace, se è pubblicabile ecc  (il titolo rimanda a un’espressione celtica trovata in un articolo di giampiero comolli tanti anni fa), ciao 

26 agosto 2011

janis, mi sa che in agosto l’ignoto continua a divorarmi eh? agosto divora tutto. sto crepando. se ti riferisci alla tua raccolta, cmq, puoi rivolgerti direttamente a transeuropa. il sito è www.transeuropaedizioni.it se ci sono novità le puoi chiedere di persona, tranquillo era giusto per fare una battuta poetica, lo so, agosto è il più crudele dei mesi… mi fai spedire il tuo libro? https://antonioprenna.wordpress.com/2011/08/23/delfina-a-ferragosto/ mi piacerebbe farti un’intervista tipo questa qui su fb agosto è un mese d’inferno, che detesto da tutta la vita. non ti dà scampo. ovunque tu vada c’è casino e qualsiasi cosa tu faccia fa sempre troppo caldo. per la spedizione del libro dovresti inviarmi l’indirizzo. però, se non l’hai ancora letto come fai a sapere che ti interesserà?  provincia, bowie, sex pistols, anni 70, intuito giornalistico, poi ho leggiucchiato tuo blog massì, dai, scherzavo…ma neanche troppo. ho dato un’occhiata rapida all’intervista a delfina. bellissima. accattivante. ma come la fai? “in diretta” o mi spedisci le domande?  qui su fb ti va? vorrei farne una serie e magari pubblicarle comunque in diretta poi rielaboro un po’ togliendo o aggiungendo per me va bene. dovrei solo parlarne anche con transeuropa però. perché oltre che editori mi sono anche agenti. (nessuna questione di denaro, non preoccuparti. solo vanno informati. credo che tu capisca) senti, allora adesso mando tutto a transeuropa, loro ti spediranno il libro e poi ci risentiamo quando lo avrai ricevuto? appena ho tuo libro (che non ce ne sarebbe bisogno ma è meglio) facciamo intervista eh d’accordo. per me va bene. e credo anche a transeuropa. ti faccio sapere. a presto.

29 agosto 2011

ciao. ho avuto l’ok da transeuropa. a giorni ti arriverà il libro. a presto. ho visto i servizi sul tuo libro, hai fatto un bel casino al tuo paese eh sì, un po’. ma è già finito, perché basato su notizie false. Il Giornale di Vicenza si era inventato, non so perché, che il libro parlasse dei tradimenti locali quando invece tratta di tutt’altro. ma è stato divertente. ma qui sono tutti molto civili. la fazione che mi ama, lo dichiara. quella che mi odia se ne sta zitta. ah vicenza ehehehhehe piccola città bastardo posto? (la città di parise no?) esatto. ma io non parlo di vicenza, bensì di schio. vicenza è molto peggio. qui, in questo momento, intendo. non nel libro. nel libro i posti sono immaginari. a parte padova. parlo di generica provincia, ma tutto è molto riconoscibile. mai stato a schio, padova si, pure vicenza ma conosco la provincia provengo da macerata e vivo in prov di ancona, bello inventarsi storie e luoghi sì, mi ci sono divertita. soprattutto quando poi per strada trovavo qualche amico che mi mi diceva “sai, ho capito di chi parlavi in quel capitolo, alla tal pagina. mi ricordo benissimo. so che non lo ammetterai mai, ma quello di cui parli sono io” e via di questo passo.magari non era vero niente oppure era solo una generica citazioneesattamente. va be’, va’, ne parleremo. ora mi devo rimettere al lavoro. ci risentiamo? ma certo (vedi l’intervista è già iniziata) è vero. astuto

31 agosto 2011

libro arrivato…l’ho annusato…ha un odore particolare…dipenderà dalla colla…letto sette capitoli…ma sei tremenda ehehhehe chissà quelli di schio…arrivato insieme all’altro sugli indiani…ha un odore diverso… sì, ci ho dato dentro. diciamo che non ho voluto lasciare niente all’immaginazione. o forse tutto. gli indiani tutta un’altra cosa, in effetti. ma sono in pochi a conoscerne l’esistenza. non capisco perché, ma i lettori hanno preferito buttarsi a pesce su seventy. mah…. e il libro ha funzionato? intendo ha venduto? la prima edizione, di 5000 copie, è andata esaurita in una settimana. riguardo la seconda non ho ancora dati precisi, ma sta andando bene. come sai, per i numeri certi bisogna arrivare alla fine dell’anno. potremmo essere a 7000, 8000, non so. boh? bel colpo per una piccola casa editrice come transeuropa in effetti sono piuttosto contenti. ma se lo meritano tutto. hanno fatto anche un bel lavoro di promozione. anche per una casa editrice importante sarebbero risultati eccellenti…il libro ti ha dato “visibilità” per le tue altre attività? in che senso? del libro se ne è parlato, magari sono uscite occasioni di lavoro anche se non so di preciso la tua attività (nel cinema no?) per ora no. rimangono settori separati. ma mi stai intervistando? è divertente il gioco che imbastisci su fb tra il tuo vero nome e questo profilo… sì, diverte anche me. per questo lo faccio. perchè hai scelto un nick così “importante”? non l’ho scelto io. è farina del sacco transeuropa. carino, no? suona bene. una cosa in linea con nomi del tipo marilyn manson suona benissimo…cultura alta e “bassa” insieme nessuno ha pensato all’ “importanza” del nome. più che “bassa” cultura, direi “controcultura”. beh intendevo rock e letteratura ma gli anni 70 rimangono sullo sfondo nel tuo libro, un po’ di eroina (che non s’usa più in quel modo “alternativo”) comunicazioni incerte (telefoni ecc) autobus (che comunque vengono ancora usati) …almeno fin dove sono arrivato… sì, qualcosa che richiamasse trasgressione, in ogni caso. be’, vai avanti ancora un po’ allora … scherzi a parte, in effetti non ho approfondito l’aspetto storico del periodo più di tanto. mi interessava giocare più sulla sensazione di inadeguatezza della protagonista lei è sempre a disagio, sempre stupita rispetto a quello che le accade intorno. non sa mai bene come prendere la vita. che poi è quello che succede a tutti a quell’età misteriosa, affascinante, dolorosa e magnifica che è l’adolescenza come è nato il plot? come si è sviluppato? quale plot? di nuovo, scherzavo. però, no, non ho lavorato granché sul plot. ho scritto. lavoro molto sulla scrittura. ogni parola soppesata. anche al ritmo do molta importanza. volevo dire come ti è nata la storia… una specie di porciconlelali dei nostri tempi? con uno sguardo a quei tempi là? sì, certo, avevo capito. è che è una domanda così… vasta! come nascono le storie? chi lo sa? credo che la spinta a trattare questo argomento mi sia inconsciamente scaturita dal tanto parlare di sesso a pagamento di questi tempi. tutti a darci dentro come nulla fosse. politici, giornalisti, gente in vista. mi è venuto naturale incazzarmi e ripensare ai tempi in cui la rivoluzione sessuale è nata e le donne si battevano per avere il diritto di vivere la propria sessualità liberamente, per il piacere di farlo, per amore o per passione. MAI per soldi, o per il posto di lavoro o per diventare ministri. interessante…nella seconda parte del libro, almeno da quando citi bukovski in poi lo stile sembra cambiare…editing? no. sia per seventy che per gli indiani, editing pochissimo. a parte il finale. ossia le ultime quattro righe di seventy (per gli indiani no. ho solo dovuto ridurlo di un terzo, ma è lavoro fatto da me. troppo lungo da raccontare). ma quello che ti sto scrivendo non è intervista, vero? o sì? beh comunque sembra uno stile diverso…non so se il tipastro ladro ritorni ma lo butti un po’ via…se ritorna non è buttato via…anch’io ero un po’così o almeno si era un po’ tutti così…ladri, farabutti con innocenza… (un libro come il tuo nell’adolescenza sarebbe stato una bomba – lo è ancora per certe cose che mi son ritornate a galla di quei tempi-ma adesso con una figlia post-adolescente è un’impresa…non so come spiegarti…a lei non o farei mai leggere, ecco) lo capisco. capisco benissimo che possa non piacere o mettere in imbarazzo. il segreto sta nel leggerlo con leggerezza. e sai che invece è stato proprio dai giovanissimi che ho avuto maggiori riscontri? si sono in qualche modo riconosciuti, mentre per altri aspetti si sono profondamente stupiti per le difficoltà che si dovevano affrontare. l’assenza di dialogo con gli adulti, l’impresa ardua di procurarsi anticoncezionali, insomma il clima che c’era nonostante “la rivoluzione”. comunque mi piace che tu abbia colto l’aspetto dell’innocenza un po’ farabutta. beh si era così, dei delinquenti in realtà (una volta a londra sono uscito da casa a mani vuote e son tornato con borsa piena di cose, borsa e cose naturalemnte rubate) ma innocenti, non si faceva per cattiveria ma per spavalderia per gioco e anche il sesso era così…adesso non so…sai con una figlia affrontate certi temi è sempre difficile, l’educazione cattolica è sempre all’agguato… sì, posso capire. perciò, in tutta tranquillità ti dico che se ora che hai letto ci vuoi ripensare, non farti problemi, eh. io te l’avevo detto che era meglio se il libro lo leggevi prima di propormi l’intervista :)

1 settembre 2011

no te preocupe, ci mancherebbe (poi ti spiego adesso è un “brutto momento”: la fine delle ferie!) tranquillo. va bene. ultimo capitolo (ti spiego: sono stato-forse lo son tuttora-un supertrasgressivo, tipico figlio-o vittima- degli anni 70: niente regole, sfrenatezza e tutte quelle cose lì, poi con la figlia tutto è cambiato, retaggio del maschilismo naturalmente ed è scattato il senso di responsabilità, il “ritorno all’ordine” ecc per paura non so per quale motivo, ma il mio esser “bigotto” è di tipo scanzonato, non è che vieti alla ragazza -adesso ha 20 anni- niente di che oppure che faccia discorsi da baciapile, però forse proprio perchè “so” sono “spaventato”, lei naturale è liberissima di leggere tutto ma il tuo libro mi imbarazzerebbe a morte vedere che lo sfoglia ecc…contraddizioni di un ex rivoluzionario-ero all’occupazione di lettere a roma nel 77 per esempio, ero là quando hanno ritrovato moro- contraddizioni di uno che amava il punk-bello il passaggio dei sex pistols-ero a londra sempre nel 77)…l’hai chiuso sul più bello ehehehehheh è perché c’è un sequel. lo sto scrivendo ora. quello che dici riguardo ai figli lo posso capire. è normale. anche se io figli non ne ho, quindi non dovrei parlare. ma è anche compito di chi scrive sapersi immedesimare nelle situazioni, no? quello che penso e che, per quanto si faccia, loro sono “altro” da noi. la loro vita non ci appartiene. vanno protetti, educati e guidati, ma poi la loro vita se la devono vivere tutta. “quello a cui opponi resistenza, persiste” dice Jung. bisogna, secondo me, imparare anche a lasciar scorrere la vita, che tutto segua il corso che gli è proprio. infatti ci scherzo sopra…non pensavo sarei diventato così (niente di grave eh?) io che ero davvero “bestiale” ehehhehehehh sequel? ottimo, anche perchè nella seconda parte diventa non dico più interessante questo no ma prendi il via nella narrazione e sei meno “sadiana” (dico tutto con simpatia eh) mi lasciano perplesso quegli articoli letti ecc ma questo te lo dico meglio più in là… ma perchè insistere sul sesso in modo così prepotente? esiste ancora quel tipo di trasgressione? c’è qualcosa di vintage?ho visto una tua intervista su youtube sugli indiani con il ragazzo, buffo quando saluti la tua amica ma io non faccio insistenza prepotente. racconto le cose come stavano allora. tu stesso dici di averle vissute. ora ti faccio io una domanda (però devi rispondermi sinceramente, eh!): se questo libro l’avesse scritto un uomo avresti lo stesso tipo di reazione? :)ora non so se esiste ancora quel tipo di trasgressione. quello che so è che esisteva allora. ed era molto pulita, ingenua, solare. l’intervista su youtube è piuttosto noiosetta, però, vabbé…di carino c’è il finale della seconda parte, dopo la chiusura a nero. mi hai anticipato a proposito di uomo/donna…”prepotente” è una forzatura diciamo “giornalistica”…poi ti scrivo con calma…comunque interessante questione, secondo te perchè gli uomini si entusiasamno quando una donna ama il porno? o comunque racconta storie di quel tipo? (ho ribaltato la tua questione ehehehheh poi se pensi che una stupida provocazione come quella di hirst riesce a creare attenzione e “scandalo” vuol dire che quell’innocenza farabutta di allora era davvero una grancosa non marketing (mi fa rabbia che non ho notato il tuo libro quando è uscito, sono sempre attentissimo alle novità, comunque meglio tardi no?) non so se gli uomini si entusiasmino quando è una donna a raccontare storie di questo tipo. sicuramente lo trovano anomalo e alcuni, più che entusiasmarsi si irritano. in ogni caso non hanno reazioni serene. le donne hanno recepito il mio libro con molta più ironia. il sequel è interessante: 30 anni dopo? le donne sono sempre più ironiche riguardo al sesso forse meno riguardo all’amore mah… sì, forse sì. sicuramente l’amore lo prendono più sul serio. il sequel sarà interessantissimo, puoi giurarci.e il tuo libro sugli indiani?gli indiani sono nati in seguito a un’esigenza tecnica che mi ero imposta, giorno dopo giorno, durante le riprese di un documentario girato nel Middle West. Il lavoro si proponeva di testimoniare la vita dei Lakota – erroneamente chiamati Sioux – nelle riserve di Standing Rock e Pine Ridge. Per intenderci, i lakota hunkpapa, discendenti di Toro Seduto, e gli oglala di Cavallo Pazzo e Nuvola Rossa. Mi occupavo della produzione e sapevo che sarebbe stato fondamentale redigere dei bollettini per il montaggio. così ogni sera prendevo note telegrafiche su luoghi, avvenimenti, nomi, cognomi. Poi le note da telegrafiche sono diventate chilometriche. perché quello che notavo andava oltre le necessità del montaggio. potrei farla lunghissima su questa faccenda, perché la condizione degli indiani americani è veramente un’indecenza, una autentica vergogna per il governo degli USA. che per come ha sistematicamente sterminato questo popolo, Hitler al confronto è un dilettante.
l’idea di farne un libro mi è venuta un anno dopo aver terminato il documentario (che tra l’altro è stato venduto anche ad Al Jazeera). mi sono ispirata a In Cold Blood (A sangue freddo) di Truman Capote. alla sua teoria della non-fiction novel. ho sempre trovato molto più interessanti le storie vere da quelle inventate. ma purtroppo l’editoria non la pensa come me. e preferisce i romanzotti. fossi stata più furba mi sarei inventata un’avventura nelle sconfinate praterie del far west e forse avrei venduto di più.
il testo originale comprendeva molti aspetti relativi alla vita sociale del Middle West d’oggidì. the true America. un posto assurdo abitato da autentici alieni. ma non è stato possibile pubblicare tutto. ma è tutto lì, conservato.

ELISABETTA II

Sono stato a Londra nel 1977 e dappertutto c’erano immagini della regina per il suo genetliaco, c’era la sua faccia sorridente con una spilla da balia infilzata tra le labbra in quei badge che i punk attaccavano in gran quantità sui loro giubbotti neri.

Era la copertina del disco dei Sex Pistols.Ero in quel momento al posto giusto al momento giusto per qualcosa che ha fatto epoca e che posso raccontare come testimone diretto. Ma di Elisabetta propriamente detta, in carne ed ossa nella sua fisicità, nemmeno l’ombra.

La vidi passare, qualche anno dopo a Roma in via Nazionale per una visita di stato, su una macchina scoperta. Accanto il marito, credo. Salutava tutti con un gesto sobrio. Ero in compagnia di una amico che si professava monarchico e che era molto emozionato di vedere finalmente un vero regnante.

PRIMAL SCREAM

Prima di salire sul palco del Velvet di Rimini, un brano dei Sex pistols è come una sigla che preannuncia l’ingresso in scena dei Primal Scream: God save the Queen ad un  volume ovviamente esagerato.

Bobby Gillespie, il leader e cantante del gruppo, si avvicina verso di me con i pugni alzati e incrociati, con il gesto che il popolo di 1984 compie nelle riunioni di massa. Il gesto è visibile nel film interpretato tra gli altri da Richard Burton nella sua ultima apparizione cinematografica. Il film uscì proprio in quel fatidico anno divenuto proverbiale.

Gillespie non può evitarmi, impugno una piccola telecamera e sono proprio nel punto di passaggio per arrivare al palco. Il resto del gruppo è dietro, tutti loro aspettano la fine del brano per iniziare lo show. Quando mi è vicinissimo, mi accosto al suo orecchio per farmi ascoltare. Gli dico I was in London in 1977, punk is great, lui dice yeah man (o qualcosa del genere) e continua ad alzare i pugni. Era stato vent’anni prima e Gillespie era un quindicenne.

L’inno punk finisce e i Primal Scream balzellano fino ad occupare le loro posizioni per il concerto. Gillespie appena afferrato il microfono urlerà PUNK IS GREAT.