Orrie The Suburbia Shakespeare, Russ The Motor Psycho & Brian The Doppelgänger

(tradotto con Google Translate, da un articolo di Brian Greene -non quello della foto – dal sito Criminal Element)

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1. Russ Meyer ha detto che quando la gente ha guardato i suoi film, ha voluto che loro sappiano “dove sono” cinque minuti nella visualizzazione. Orrie Hitt può o meno avere espresso quel stesso desiderio riguardo ai lettori che hanno avuto esperienza nei suoi romanzi, ma ha scritto come voleva che ciò avvenisse. Sappi sempre “dove sei” in un romanzo Hitt. Meyer e Hitt hanno raggiunto una rara dualità  sia di abbraccia che di trascendenza delle possibilità offerte alla produzione di sfruttamento. I film di Meyer erano solo scuse celluloide per un grosso tizio di ossigeno per avere enormi brocche di personaggi femminili che rimbalzano in tutto lo schermo. Nei romanzi di Hitt non siamo mai troppo lontani dalla questione del sesso i personaggi sono quasi sempre in possesso di esso,di parlare, di desiderare o di subire una sorta di ripercussioni in conseguenza e Hitt chiaramente amava scrivere su di.

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2. Mentre molti possono fare un film softcore titillating (pun intended) o scrivere un romanzo di pasta di vapore, ci sono cose in questi due lavori maschili che li distingono dalla confezione sleazyErano entrambi artisti visionari. Fuori di tutto il panky ostinato, i libri di Hitt sono semplicemente drammatici ultra-realistici, grintosi, spesso commoventi. I suoi personaggi sono così credibili che odiate alcuni di loro, si preoccupano degli altri e compassano molti. Come Meyer, Hitt tendeva a mantenere le cose fondamentali per quanto riguarda i suoi personaggi e le sue impostazioni. Molti vendono assicurazioni, riparano automobili, fanno fatica in fabbriche e simili; le donne servono i clienti a cucchiai grassi, ballano nei club o si prendono lavori di modellazione; Hitt è nato nel 1917 e morì nel ’75. Oltre alle sue attività di scrittura, altre professioni che egli praticava includevano: venditore di assicurazioni, annunciatore radiofonico e dirigente di un club di caccia e pesca privati. Una volta che Hitt prese il via con i romanzi di pasta, spinse un numero ridiculosamente grande di titoli. Non chiedermi di contare. Il suo terreno era il mondo dell’originale in brossura. Le copertine dei suoi libri avrebbero fatto un’eccellente esposizione di arte culturale di polpa“Ha sempre scritto al tavolo della cucina con le sue sigarette e il caffè ghiacciato, perché lo furore della vita con quattro figli lo circondava”.

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3. Sulla copertina posteriore dell’edizione Kozy Books del suo romanzo violento violento del 1962 , Hitt stesso è citato come dicendo: “Tutto quello che faccio è scrivere. Di solito inizio alle sette del mattino, prendo venti minuti per il pranzo e continuo fino alle quattro del pomeriggio “. Inoltre dice, in quel luogo, che è sposato con una donna “che mi capisce “ e “io sono solo un ragazzo medio.” 

Ok, ho letto solo una piccola frazione di romanzi di Hitt – circa 30. 

Ma ecco uno sgomento dei miei preferiti da quelli: 

Call Me Bad (1960): Sherry Jenkins e Harry Barnes vogliono sposarsi tra di loro. Ci sono solo due cose insolite nel loro modo: Harry è già sposato e Sherry è una ragazza di chiamata, e entrambi hanno nascosto queste cose l’una dall’altra. 

Violenti Sinners (1962): Lo stesso giorno in cui il 20enne Art Lord viene licenziato dal suo lavoro di fabbrica, la sua fidanzata in diretta Marie lo informa che pensa di essere incinta. Qualcosa che ha a che fare con la moglie del contadino. L’arte sta per scoprire cosa ha portato via le altre persone. 

Wayward Girl (1960): Sandy Greening è un abbandono scolastico di 16 anni che sembra sesso sulle ruote. Sandy ha visto molto. Ma sta per vedere molto più alla scuola di riforma “progressiva” alla quale viene mandata dopo che è stata arrestata per agganciare. 

Chiamata “M” per l’uomo (1962): una trama ripetuta tra i romanzi di Hitt è quella di un ragazzo giovane e lavorativo coinvolto con una donna altrettanto giovanile sposata con un uomo vecchio, ricco e mediocre. 

Questo desiderio selvaggio (1964): un buon esempio di un romanzo Hitt di due novità. Su un livello, questo desiderio selvaggio è una storia dolorosa su un uomo a un crocevia personale. Su un altro livello, il libro è un romp di sesso. La figlia del futuro cliente e il suo cuoco dal vivo sono entrambi mieli bodacious che amano l’aspetto di Brad e che i sentimenti sono reciproci.

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4. Il pezzo su Orrie Hitt, autore della pulp fiction che nessuno mai ha pubblicato in Italia, è firmato Brian Greene.  L’ ho trovato per caso cercando di soddisfare la mia ultima passione. Le copertine dei volumetti della letteratura pulp (i libri di polpa come traduce giustamente Google). Il caso vuole anche che in questo periodo. Anzi no non è un caso, è un segno. Il caso vuole che adesso stia provando a leggere il libro sugli universi paralleli del Brian Greene scienziato del multiverso dove si descrivono mondi alternativi in cui ci sono sempre quei qualcun-altro-da-te, gli stramaledetti doppelganger, che se non vedevo Twin Peaks era tutto di guadagnato, perchè così mi vengon fuori tutte quelle associazioni di idee eccetera. Insomma c’è sempre quel qualcuno uguale a te che sta compiendo il tuo stesso gesto di mettere in relazione il tipo che ha scritto di Orrie Hitt, preso a caso sul web e lo scienziato dell’universo elegante, quello lì insomma del libro che sto leggendo. Ecco quindi che il cerchio si chiude ancora una volta sui gradi di separazione che si formano lì per lì, senza nemmeno pensarci tanto. Ho aperto allora il sito delle pagine bianche americane e ho trovato un Brian Greene in Arizona, naturalmente ce ne sono diversi a New York, uno a Long Island e un altro a Buffalo, ne ho trovati a Los Angeles, in Texas, a Panama City.

Quindi la pulp fiction non c’entra niente con la teoria della relatività? Forse sì per via di quell’allungarsi e restringersi delle stringhe spazio-temporali, a elastico. Allora è probabile che tutti quei Brian Greene abbiano scritto il pezzo sullo scrittore degli anni ’50 nello stesso momento, tutti insieme, mentre affinavano la teoria degli universi paralleli che se si può teorizzare allora è vero. L’articolo del Brian Greene cultore del pulp ha l’andamento sghembo delle poesie dada e dovrebbe essere registrata leggendola al contrario per poi essere ascoltata di nuovo al contrario cioè con il suo senso giusto ma con quella voce strana come in Twin Peaks. 

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QUANDO ARRIVANO I TEPPISTI

[RECENSIONE MUTA]

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Jennifer Egan con il suo viso affilato. La signora che ha i tratti della ragazza e che si diverte con le trame noir e che sembra trovarle durante la stesura del testo scritto – così dice -quasi in modo casuale e che poi afferma “è successo in maniera naturale”.

La sperimentatrice di formule narrative prese in prestito da Pulp fiction e dai serial tv. La scrittrice che usa le slide in un capitolo del suo romanzo premio Pulitzer.

I salti nel tempo, il lato a e quello b del suo Il tempo è un bastardo [Minimun fax, 2012 pp. 391, 18 euro]come si trattasse di un long playing, ma non uno di quelli tradizionali, dodici o tredici tracce – la terza sempre strepitosa e almeno due pezzi da classifica- , ma addirittura le due facciate di un concept album, come si usava nel tempo dei tempi ed eran bei tempi davvero. Srg.Pepper o Tommy o The Wall o 200 Motels, opere-mondo non canzoni.

Visit from a goon squad. Titolo curioso,  quello originale, da indagare e capire.  Solletica la mia voglia di sapere, Visita di una banda di teppisti sarebbe comprensibile solo da un americano. Mi ci sono arrovellato per diverso tempo. Sembra il titolo di un episodio di Scooby Doo, scrive The Guardian di Londra. ” Gli editori – continua l’articolo -si chiedevano se il titolo costituisse un problema, che cosa è un “Goon Squad”? Poteva diventare un deterrente per le donne, hanno pensato. ”

Ho chiesto spiegazioni del suo significato obliquo e nascosto al mio amico americano Rick. Mi parla subito di gang. Gli chiedo: “Tradurre il titolo con quando arrivano i teppisti può essere plausibile?”. Il titolo potrebbe anche raccontare – continua Rick -le richieste dolcetto/scherzetto di Halloween, ma non ci giurerei, conclude.

C’è quindi molta ironia nel titolo, trasformato da Matteo Colombo in modo brillante nel tempo è  un bastardo, espressione che compare qua e là, ma che inevitabilmente non rende l’immediatezza dell’evocazione della visita minacciosa da parte di bellicosi thugs, che come leggo in una pagina di Wikipedia, definisce la goon squad come il gruppo di intimidatori dirigenti sindacali che aggrediscono i lavoratori non collaborativi verso le direttive del sindacato. Significati multipli come multipla è la narrazione.

Incuriosito dalla particolarità dell’uso del Power Point ho saltato un paio di capitoli per leggerlo subito, ma è come passare da un brano all’altro di un ellepi, perdendo  la continuità del fluxus voluto dall’ autrice, nonostante i capitoli possano essere letti autonomamente.

Tredici capitoli come i brani che di solito compongono un album. Di più diventerebbe un doppio (quando c’erano i doppi), di meno un extended play (quando c’erano). Racconti autonomi -ognuno un accenno di romanzo -che compongono una narrazione corale fatta di personaggi che si inseguono e incrociano e incontrano per caso e si sfuggono e inevitabilmente si incontrano nuovamente tra New York, la California, la Napoli che sembra quella di Malaparte e una capatina hemingwayana in Africa. “Ho amato molto Hemingway: tra i suoi libri, il primo che ho letto è stato Verdi colline d’Africa”, ha detto Jennifer in un’intervista a Francesca Borrelli,  forse la giornalista italiana più entusiasta del libro.

Romanzo postmoderno dai molti livelli e dallo stile che cambia a seconda del punto di vista, prima e terza e anche seconda persona. Romanzo che ricorda De Lillo che ricorda i film dove i personaggi sono tutti protagonisti e comprimari.

Crash di Paul Haggis e Babel di Inarritu e su tutti Short Cuts di Robert Altman, tratto dalla raccolta di racconti di Raymond Carver  e questo non l’ha detto o scritto nessuno nei numerosi articoli che ho letto.

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VEGLIONE DI CAPODANNO

Veglione ai Settecolli di Filottrano

– mia patria d’elezione –

come ai vecchi tempi

selezione di affettati e formaggi

stavolta i vecchi eravamo noi

sformatino di polenta con fonduta e porcini

Aprile è il più crudele dei mesi, genera

Lillà da terra morta, confondendo

Memoria e desiderio

in una saletta laterale del ristorante

quasi lontano dalla confusione degli oltre 200 ospiti

crespelle alla svizzera

verdicchio all’inizio un rosso indistinto poi

il dj annaspa tra pezzi trash

(“suona” persino Rettore, persino sigle di cartoni d’annata)

e qualche brano house eccita gli animi ma solo per un po’,

rock a tratti, “brigittebardot” e “meuamigo charlie, charlie brown” per iniziare

chitarrine al ragù di faraona

quando tutti sono intenti a sollevar le braccia urlando UAI EM SI EI dei Village People

dico all’amico che indossa una giacca spillata con un tricolore della RSI

che “no, non si può ballare una musica da frosci e pure negri” calcando le esse e le erre

per accrrescere l’effetto enfaticamente stridente

un’orda di ragazzini avanti e indietro si mescola a quelli che vanno a fumare fuori

L’inverno ci mantenne al caldo, ottuse

Con immemore neve la terra, nutrì

Con secchi tuberi una vita misera.

L’estate ci sorprese

spallino di vitello al forno carrè di maialino arrosto

tutti erano  molto “eleganti” persino io indosso una cravatta verde con dei pallini

la prima tirata via dal mucchio ma “che ci sta benissimo” con la camicia

su un blazer blu anni 80 stile Brian Ferry

le signore che  nei vecchi tempi erano le ragazze per lo più vestite di scuro,

capelli fatti, pelle ritoccata dal trucco, tutti gran sorrisi un trionfo di tubini

cipolline al balsamico patate al rosmarino

all’inizio si balla con i sempreverdi apripista

le stesse trite parole cantate urlate da almeno 40 anni

semifreddo al caffè caffè e liquori

nella saletta su un tavolino i superalcolici, Mcallan, whisky scozzese di puro malto, 

quello che beveva Mordecai Richler fumando un Montecristo,

già mi suona bene la presenza del Macallan, rende “letteraria” la serata,

ma niente grappa

al bar qualcuno prepara finte dosi di cocaina con lo zucchero su un carrello smaltato

l’esibizione si ferma all’arrivo dei bambini,

qualcuno fotografa, qualcuno taggherà quelle foto su Facebook

Quali sono le radici che s’afferrano, quali i rami che crescono

Da queste macerie di pietra?

Figlio dell’uomo,

Tu non puoi dire, né immaginare, perché conosci soltanto

Un cumulo d’immagini infrante

alterno balli con la lettura della TERRA DESOLATA e il Corriere della Sera

trovato sotto un divano

leggo di Johnatan Franzen nell’innamoramento di Paolo Giordano

per l’atteso romanzo “Freedom” che Obama la scorsa estate leggeva in vacanza

leggo di Abel Ferrara tossico criminale a Scampìa

“La prima volta che andai a Scampia non fu per fare sopralluoghi per il film ma per cercare la droga. Ero un tossico e in quanto tale un criminale”.

(intanto adesso sto scaricando da Torrent New Rose Hotel che stenta a partire

downloading 0,01% i picchi di upload ogni tanto compaiono poi spariscono)

Città irreale,

Sotto la nebbia bruna di un’alba d’inverno

dopo la cena servita con un buon tempismo, il prosecco a mezzanotte

quindi i brindisi i baci

arrivano quelli che passavano di qui per caso con i loro giubbotti e sciarpe ben calzate

per affermare loro provvisorietà

continuo a leggere Eliot

La tenda del fiume è rotta: le ultime dita delle foglie

S’afferrano e affondano dentro la riva umida.

Il vento Incrocia non udito sulla terra bruna.

Le ninfe son partite

Dolce Tamigi, scorri lievemente, finché non abbia finito il mio Canto.

Il fiume non trascina bottiglie vuote, carte da sandwich,

Fazzoletti di seta, scatole di cartone, cicche di sigarette

O altre testimonianze delle notti estive.

Le ninfe son partite.

E i loro amici, eredi bighelloni di direttori di banca della City

il “Sermone del fuoco” lo rileggo almeno 3 volte

qualcuno mi guarda leggere e dentro di sè credo si stupisca

che qualcuno abbia l’ardire di leggere qualcosa a un veglione di capodanno

sul Corriere leggo della Costa d’Avorio

di Gabgbo che non cede e resterà al potere

di Alassane Ouattara vincitore delle elezioni di fine novembre

Dalla metà degli anni Novanta, l’epoca della morte del primo e celebrato presidente Félix Houphouet-Boigny, la Costa d’Avorio non è più riuscita a ritornare alla stabilità dei primi decenni della sua esistenza come Stato indipendente. La crisi ivoriana ha origine in quegli anni, nella lotta di successione tra Ouattara, allora primo ministro, e il presidente dell’Assemblea nazionale Henri Konan Bedié

Tuit tuit tuit Giag giag giag giag giag giag

Così brutalmente forzata.

Tiriù

penso a come Ezra Pound, miglior fabbro, ha prosciugato il delirio di Eliot

e a quanto “materiale” avrà cassato con una matita di quelle spesse

per rendere il poema leggibile come è ora

Città irreale

Sotto la nebbia bruna di un meriggio invernale

leggo sul giornale (strano sfogliarlo in questa situazione)

delle “morti” di personaggi famosi

Nel 2010 sono morti Lino Banfi e Lucio Dalla, o almeno questo hanno scritto alcuni siti e letto (e creduto, almeno per un momento) milioni di internauti. Ai tempi di internet il confine tra vero e verosimile può infatti farsi molto sottile: basta un clic e le verità apparenti fanno il giro del villaggio globale

in pochi secondi osservo intanto chi mi sta intorno

chiedo a mia moglie chi è questo chi è quello

conosco tutti e non conosco davvero nessuno

tra i ritardatari che son passati di qui per caso

e vengono a salutare c’è chi si stupisce della mia cravatta

e mi fotografa

con attitudine da criminologo (forse più da antropologo che da giornalista)

cerco di capire i rapporti di chi mi sta intorno

quei due ragazzi sono insieme per esempio?

chi sta con chi?

“che ti importa?” dice mia moglie

arriva il campione locale di ciclismo,

bacio anche lui

di qualcuno cerco di evitare gli sguardi

saluto il sindaco chiamandolo “signor sindaco”

bacio anche il sindaco

quando il dj comincia a cantare “stasera mi butto”

penso sia davvero troppo

dove sono i bei ritmi che ti spingono a muovere il corpo come fossimo tutti sul set di Pulp Fiction?

con l’indice e il medio a v passato di fronte agli occhi?

o con i pugni avanti e indietro intrecciati come in manette?

Nell’ora violetta, quando gli occhi e la schiena

Si levano dallo scrittoio, quando il motore umano attende

Come un tassì che pulsa nell’attesa,

Io Tiresia, benché cieco, pulsando fra due vite,

Vecchio con avvizzite mammelle di donna, posso vedere

Nell’ora violetta, nell’ora della sera che contende

Il ritorno, e il navigante dal mare riconduce al porto

e il risveglio non è traumatico niente più dolori al collo e alla schiena

d’altronde ben sopportati al ristorante

prima azione dell’anno,

ancora accendere la tv a caccia di immagini

stamattina c’è Sodoma e Gomorra,

c’è Totò,

vedo un accenno di “Alice non abita più qui” di Scorsese

nella notte profonda invece

quando a Times Square ormai si sono baciati tutti

e dove vorrei essere almeno una volta nella vita a capodanno

qualcuno saluta qualcuno rivolto alla webcam tra la 46th Street e la 7 Avenue

cerco immagini in tv

vedo i fuochi di Berlino

intravvedo su Current Marco Travaglio

niente mi soddisfa come sempre

su RaiStoria vedo un vecchio servizio Rai

dove incredibilmente il cronista dell’epoca si aggira tra il traffico

fermando gli automobilisti che passano col rosso

il microfono col filo attaccato alla cinepresa (riprese in pellicola)

mi chiedo come faccia ad aggirarsi all’incrocio così abilmente

senza essere investito

Il fiume trasuda Olio e catrame

Le chiatte scivolano

Con la marea che si volge

Vele rosse

Ampie Sottovento, ruotano su pesanti alberature.

intanto adesso è quasi mezzogiorno mia moglie traffica in cucina per preparare l’arista all’arancia

Spremete le arance e grattugiate la scorza, facendo attenzione a non usare anche la parte bianca, che è amara. Insaporite il succo con il rosmarino, la menta, lo spicchio d’aglio tritato e l’alloro.Fate marinare la carne in questo succo, rigirandola per farla insaporire su tutti i lati.Fate sciogliere una noce di burro in una casseruola e rosolateci la carne, sempre rigirandola in modo da farla dorare su tutti i lati.Condite con olio, sale e pepe e irrorate con qualche cucchiaio di succo della marinatura. Cuocete in forno già caldo a 180 gradi per circa 1 ora, sempre rigirando la carne ogni tanto.Nel frattempo filtrate il succo della marinatura e insaporitelo con qualche cucchiaio di aceto balsamico, un pizzico di sale, una macinata di pepe fresco e lo zucchero.Irrorate la carne con questo succo e fate cuocere ancora qualche minuto.Avvolgete l’arista in un foglio di carta stagnola e fatela raffreddare. Nel frattempo fate sciogliere una noce di burro con la fecola, aggiungete il fondo di cottura e mescolate in modo da ottenere una salsa cremosa.Servite l’arista a fettine, cosparsa con la salsa all’arancia.

Forse al veglione mancavano però le donne che andavano e venivano parlando di Michelangiolo.