CONSIDERA L’HASHTAG

Perché – dice – provaci tu a scrivere breve come Carver

A ben vedere, in questi ultimi anni, la letteratura non ha mai mancato di sfruttare i nuovi mezzi di comunicazione per provare a reinventarsi

dai provaci  - dice – Le frasi brevi fanno sempre un grande effetto di intensità e profondità,

anzi volendo puoi anche staccare

la pagina con un accapo

che così fa più poesia – dice -

ma nella maggior parte dei casi significano proprio niente, continua lui

in fondo è semplice, frasi corte – dice – e poi via lo spedisci nel mare magnum della rete

noi abbiamo fatto caos – dice quell’altro-

rileggere il testo di pavese riscrivendolo, approssimazione a un testo

non è solo un’esperienza intellettuale ma artigianale – incalza un altro -
dicotomia fondamentale tra testo e commento il commento ignora il testo  - aggiunge -
40,000 tweet per leucò e se fossi un pubblicitario qualche domanda me la farei
- ribatte un altro della congrega
che volendo possiamo chiamare “cellula proletaria”

quindi – dice- esiste il fondato timore che in fin dei conti

la storia d’amore tra narrativa e social network sia una storia d’amore sterile

dice anche - L’idea di twitterizzare l’autore di Santo Stefano Belbo è venuta ai blogger di «Torino Anni ’10» e ai responsabili della Fondazione Cesare Pavese, che ieri hanno presentato i risultati del loro esperimento al Salone del Libro di Torino

dura minga dura no – dice -

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LA BELLEZZA E’ GIA’ UNA PREGHIERA

ATTENZIONE

Nella scena finale, quella in chiesa con le candele spente dal colpo di vento che era in realtà era un compressore di aria, Tonino poco prima dice “con grande magia ec.c cioè chi vuole una grazia, chi ha un desiderio accende una candela, e ogni tanto se ne possono trovare tante di queste candele accese, perché é anche segno che i desideri aumentano, io non so chi le ha accese questa volta, so soltanto che il giorno che siamo arrivati, il vento le ha spente tutte, quasi per dire che chi ha un desiderio (qui Tonino sorride sornione e guarda l’occhio della telecamera) , deve anche sopportare un sacrificio per ottenerlo…” si rivolgeva proprio a me, portandomi in giro a suo modo, che ero accanto all’operatore. La scena in chiesa l’avevamo girata nel pomeriggio presto, le candele me le aveva date il prete di Filottrano che era stato mio prof di religione al liceo, volevo girare la scena a Storaco (la vedo dalla finestra di casa) ma stava per crollare il soffitto. Adesso Storaco è un posto che Tonino amerebbe molto.