Dopo il diluvio

Dopo il diluvio c’è chi rovista tra il fango con occhi lucidi, 

pietre preziose affiorano qui e là senza splendore,

senza memoria alcuna cerco il senso di questa rovina umida,

il mondo bagnato e sporco,

le mani sporche, la coscienza anche, incorporea e sporca, 

Anselm Kiefer direbbe che il presente è senza coscienza

e che l’azione dell’acqua e del fango,

lui parlerebbe di limo,

completano l’opera, 

trovo la scatola d’oro, che cerco

da quando la Grande Acqua

ha cominciato la sua strada all’indietro

assorbita dalla Serpe

che percorre le viscere della Terra,

coperta di foglie e detriti,

la scatola si è salvata

perché la memoria stenta

a riconoscere la strada del ritorno

e si fissa agli atomi

del Gran Ventre Della Vita Percorsa Da Passaggi Inaspettati

ma senza una vera spontanea volontà,

nessun teatro intorno,

niente maschere,

solo fango terapeutico, 

apro la scatola con la piccola chiave d’oro

che porto sempre al collo,

la chiave al collo mi ha portato sempre fortuna,

infatti sono qui a raccontarlo il diluvio, 

la scatola è piena di banconote mezze bruciate

raccolte con il cellophane

sigari avvolti nella carta stagnola

e dei fiammiferi lunghi sparsi,

libero un sigaro, lo accendo

bruciando i resti di alcune banconote, 

mi sdraio nel fango

mi godo il fumo

nel tramonto

sulla terra bagnata.

giugno 2018

 

ra

 

 

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