DA VIDA

“Foscolo mi fa imbestialire”.

«Il Foscolo è capace di scrivere in una lettera “Ho passato un’intera notte a piangere”. È fisiologicamente impossibile!»

In Ugo Foscolo io non odio il poeta: se mai, odio l’istrione, il basettone. Non odio l’innamorato. Odio, caso mai, quello che si finge tale per tirare il colpo alla figlia diciottenne dell’ospite babbeo: il quale ospite, facitor di versi, ha un’opinione iperbolica del creduto Poeta Iperbolico… Il poeta, una volta ricevuto l’omaggio dei trecento endecasillabi del conte Giovio, non osò respingere l’ospitalità lariana di tutta la famiglia: ospitalità dovutagli come a signore del feudo endecasillabico: ma contrastata dalle due sorelle maggiori, ch’egli chiama brutte e perfide, tanto per non lasciar inoperosa la penna, e meno ancora la lingua di cornacchia: linguaccia che già gli serviva a schiamazzare nei salotti milanesi, e ora in riva al lago. Può darsi che le due sorelle abbiano aperto gli occhi a Papà: Papà idolatrava la sua Francesca, e Ugo poeta. Il fatto è che del matrimonio di Ugo e Francesca non si parlò più; e forse non se n’era parlato mai. La epistola del 19 agosto 1809 alla bimba ha foscolizzato, cioè immortalato la faccenda. L’amore per la milanese (non diciottenne e tanto meno vergine) signora Bignami durò tutto quell’anno 1809. Il Foscolo, pare, le amava a due a due: per non dire a quattro a quattro.

(Carlo Emilio Gadda)

foscolo.

foscogadda

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