Le strade del linguaggio

  •    Che prendono sempre misteriosi itinerari, quando il reiterare di un infinito ripetersi di formule permette combinazioni e superata la zona grigia del nostos eterno, di quel particolare giorno di metà giugno che preannuncia solstizi druidici, oh quanto ci vorrei essere tra quelle vecchie pietre – lo dico come si trattasse di aprire parentesi ben ampie – dopo il rognone a colazione a Dublino o anche a Trieste, anche se puzza di piscia di gatto e berrei del whisky scozzese per annaffiare l’interiors/interiora, viaggi dentro la propria stanza, le parole sovrapposte che nascondono significati altrove irrilevanti, perché c’è sempre una prima volta per tutto e la “gran selva antica della terra” è stata umanizzata grazie alla parola – non una parola qualsiasi, ma la parola poetica, ecco la “discoverta”, motivo di “eterna, immensa gioia” per Giambattista Vico, filosofo visionario d’o sud.

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