MUSH MELLOWS: VEDI ALLA VOCE MAESTRA

VEDI ALLA VOCE MAESTRA
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La maestra ci ha chiesto di raccontare la nostra famiglia usando solo immagini. Le parole, ha detto in quel suo modo ogni tanto esaltato, arriveranno dopo, se arriveranno, ha aggiunto dopo una lunga pausa (almeno a me è sembrata molto lunga).
Ha tirato fuori dal suo cassetto segreto della cattedra pennelli, pastelli, striscioline di carta colorata, forbici tante di quelle con la punta arrotondata, matite su matite. Infine ha distribuito gli album da disegno fatti a Fabriano perché ognuno di noi bambini dovevamo rappresentare l’idea della famiglia, più che le persone fisiche. Sbizzarritevi anzi imbizzarritevi, nitrite forte, fatemi sentire il vostro creare. La maestra sembra proprio matta in quei momenti, ma è così divertente. Ha continuato parlando di un pittore olandese che era arrivato alla suprema forma della rappresentazione attraverso pochi colori fondamentali, distribuiti sulla tela in modo geometrico. Poi di un altro pittore spagnolo ma che stava sempre a Parigi e che disse una frase famosa che adesso è famosa anche per noi e la usiamo sempre quando giochiamo a nascondino invece di dire “tana” diciamo “io non cerco ma trovo”.
Infine ci ha detto di un metodo per fare poesie, che facevano degli esuli in Svizzera, ritagliando giornali per ricomporre poi le frasi dopo averle estratte da un cappello. Ho chiesto alla maestra se il cappello dev’essere un cilindro, perché a me sembra proprio magico poter diventare tutti poeti così facilmente.
Per ultimo ha detto “datevi da fare, bambini e soprattutto divertitevi”. Tutti ci eravamo portati da casa delle foto familiari per farne dei collage o della composizioni.
A me son venuti fuori un sacco di mush mellows.

hr

PS
A me piace nascondere perché solo nel nascondimento avviene la rivelazione. Anche questo ci ha detto la maestra, prima l’ha detto in tedesco che leggeva da un libro antico (sarà anche moderno ma a me i libri grossi pieni di pensieri mi sembrano tutti antichi) poi ci ha tradotto quella cosa del nascondere che molto mi ha colpito l’immaginazione.

 

 

 

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