GIANFRANCO – una storia d’amore mai twittata

[40 anni fa]

Settembre 1976 abituale lunga vacanza, sui lontani monti a nord-est.

La nonna se n’è andata da poco, restano il nonno e la zia, e il dolore, ma non è questo il punto.

 
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I giochi dell’infanzia finiti, sedici anni e sono innamorata, di te primo amore. Scambi di lettere, che oggi conservo.

E te ne scrivo una.

Che non ti spedirò mai.

Ti racconto tutto,  l’affetto per te, l’emozione quando  “penso all’indimenticabile notte passata insieme”, segreta rubata, trascorsa abbracciati.

Ti scrivo anche, colorata di attributi adolescenti, la noia dei giorni in montagna, critico una zia distante e bigotta. Insisto sulla mia voglia di rivederti.
 
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La notte salgo a dormire, la lettera resta giù, nascosta tra le cose nella mia borsa. Domani te la mando.
 
Sconcertato risveglio,  mia madre è qui, inattesa:

“Ti porto via, adesso!”.

Perché? Offese, urla, minacce, “prepara tutto si parte subito!”.

La zia seria tace, il nonno tranquillizza.
 
Viaggio in auto, interminabile verso la pianura, ancora urla, accuse, disprezzo, silenzi pesanti.

“Margherita”, alla radio, imprime e negli anni mi riporta indelebile, questo viaggio.

La lettera, la zia, la mia intimità violata, lo scandalo.

Da mia madre l’accusa: la notte insieme, la certezza: lo hai fatto!

Mi difendo, nego, fortemente, ripetutamente, disperatamente, piango. Mi sento frugata, gelata, impotente.

Non mi crede.

 
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E’ falso!
Tu, giovane ragazzo, tenero primo amore, dolce mi hai baciata e scaldata, e ho dormito nel tuo abbraccio.

Mi hai rispettata, amore ragazzino , perla rara nella vita ora trascorsa, sei  infangato, con me, nell’accusa.

Poche dita di anni e anche il nonno se ne va.

Improvvisa, crudele, la zia impone “tu qui non vieni più”.

Null’altro, né un perché.

Non afferro il senso, e presto torno,  come sempre.

Rifiutata, ignorata, invisibile agli occhi e alle parole, inesistente.

Tutto sfuma in un ricordo lontano, mai dimenticato.

Una vita a chiedermi, poi un bagliore, ricordo.
 
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Non solo tu e io nella lettera immorale, anche la zia, noiosa e distante.

Senza certezze, chiudo il cerchio, tra una ragazzina ribelle mutilata dei miei ricordi, e una zia adulta e non cresciuta, fredda e permalosa.

 

Dieci lustri di vita, un casuale commento mi rivela che tutto è rimasto com’era in chi ricorda. Importante ormai solo per me, ogni volta sento lo stesso furioso smarrimento.

Oggi, progresso e sorte mi aiutano a ritrovarti.

Mio primo amore, ricordo della pura giovinezza.

Voglio chiederti adesso, se un giorno, attraverso i canali che la sorte forse inventerà, tu potrai far arrivare la tua voce.

Vorrei che si sapesse, che tu sei stato nobile, e io sincera.

Non sono mai tornata nella casa vissuta da neonata a ragazza, nel paese dei nonni.

Senza diritto a capire.
 
Ho perduto a caso, l’estate dopo, la mia verginità.

Un bel ragazzo della capitale, mai rivisto.

Tanto ormai… così si pensava di me.
 
Non sono più riuscita a scrivere le mie emozioni.
Tu però esisti davvero, e sei un bel ricordo.
 
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POSCRITTO

Lo giuro era un amore puro/ immacolato come un bucaneve al sole/

per quanto valga ora: le assicuro (SIGNORA) l’ho solo sfiorata e baciata, si// e no…

parola di GIANFRANCO, e lo rifarei.

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