PARLANDO DI LIBRI CON GIORDANO BRUNO GUERRI

Giordano Bruno Guerri  lo raggiungo al telefono, mentre sta preparandosi per andare in trasmissione alla Rai, nella sua casa di Roma, proprio circondato dai suoi libri.

Di cosa parliamo quando parliamo di libri.

Parliamo di un grande amore, parliamo di una cosa bellissima che trasmette intelligenza, sapere, trasmette piacere, ho grande pena per chi non ama i libri, perché è come qualcuno mutilato di qualcosa.

Come è nato il tuo amore per i libri? A scuola, a casa…

I libri scolastici per la verità non li ho mai amati, ho avuto un rapporto molto conflittuale con la scuola, ricordo un mio gesto tremendo, ma di cui non mi vergogno affatto, di quando finite le scuole medie inchiodai al muro, come messo in croce,  il libro di matematica.

Hai fatto come nel film di Ermanno Olmi “Cento chiodi”, il professore di filosofia della religione “crocifigge” preziosi incunaboli.

Molto prima del film di Olmi.

Era un libro di matematica non di narrativa, c’è una bella differenza, no?

La narrativa l’ho sempre amata, in casa circolavano solo ahimè gialli-i miei non erano particolarmente colti -anche se devo dire non incolti- ho cominciato a addestrarmi sui gialli, con i primi soldi che misi da parte mi comprai in cartoleria-a otto anni credo- un libro che conservo ancora e questo non si inchioda “Piccoli uomini crescono” di Louisa May Alcott.

Con la scrittura come è iniziata.

E’ iniziata con le poesie, di cui mi vergogno profondamente, per fortuna non ce ne sono di edite,  anzi non ne ho più, è iniziata tentando di scrivere racconti, romanzi, poi ho visto che non ero capace, non riesco proprio  a scrivere che Mario aprì la porta, è una cosa più forte di me.

I tuoi saggi di storia hanno uno stile narrativo invece.

Però si basano su fatti, oh beninteso amo molto la narrativa, purtroppo non sono capace di farla, sono capace di scrivere di storia in un modo  come dici tu-e ti ringrazio- narrante e questo l’ho imparato a fare fin dai tempi dell’università, la mia tesi di laurea è stata anche il mio primo libro pubblicato e sono fierissimo che quel libro, come tutti i miei, sia ancora vivo, si trova in libreria dopo 36 anni, viene continuamente ristampato, è il Bottai (l’ultima edizione è del 2010 ndr).

In quel tuo primo libro la verve narrativa si avverte, ma sembri cauto, di più è presente nei successivi, a partire dal libro su Maria Goretti, dove ti avventuri in narrazioni in cui si avverte la tua partecipazione emotiva, ti spingi a sentire Maria quasi come una figlia vera, insomma  ti serve la realtà per raccontare, riesci a descrivere solo ciò che è reale e non qualcosa di inventato “Mario chiuse la porta”.

Hai detto bene, Maria Goretti è il libro è che amo di più perché -fra i miei-  è il libro in cui mi sono affrancato dalla rigidità accademica del dimostrare e -pur credendo di riuscire a dimostrare- l’ho fatto anche con la raffigurazione descrittiva delle cose, delle situazioni, delle psicologie,  cose che cerco man mano di fare sempre più per esempio -ti do un’anteprima- nel 2008 ho pubblicato un libro su d’Annunzio, una biografia che già rispecchia questo stile di compenetrazione con il personaggio, ma l’anno prossimo, nel 2013 per il 150° della nascita di d’Annunzio, uscirò con un libro che si chiama “Casa d’Annunzio”, dove porterò questo esercizio ai massimi livelli, perché è un libro che racconta gli intrighi, i sentimenti , le situazioni  e le psicologie nella vita quotidiana del Vittoriale, quando c’era d’Annunzio.

D’altra parte tu sei il presidente della fondazione il cui scopo è quello di tutelare e salvaguardare quel posto magnifico sul lago di Garda che è stata la residenza di d’Annunzio.

Sono la “vedova” di d’Annunzio.

Invece durante l’università, il periodo in cui forse si diventa del lettori-forti, che tipo di letture facevi?

Durante l’università ho studiato come una bestia, perché volevo assolutamente finire in fretta e fare questa tesi di laurea di 800 pagine, basata in gran parte su documenti inediti, per di più lavoravo, come correttore di bozze alla Garzanti,  quindi leggevo di mestiere, anche se correggere bozze non è il modo migliore per gustare un libro, è un ottimo modo per capire come costruire la frase, perché correggendo bozze capisci cosa non funziona nella scrittura, quando uno fa fatica a leggere vuol dire che c’è qualcosa che non va.

E le tue passioni letterarie quali sono?

Il mio scrittore preferito è senz’altro Philip Roth, non mi sono perso uno solo dei suoi libri, lo amo moltissimo, è uno dei più grandi scrittori, non solo viventi di tutti i tempi, sono affascinato dalle sue tematiche, in particolare i rapporti familiari, i rapporti d’amore, il rapporto con se stesso, l’uomo che si specchia e si fruga dentro, un autore molto potente.

Escono in media 161 nuovi libri al giorno, così tanti che la loro permanenza in vendita, e quindi il loro successo, si gioca in poche settimane.  Si può dire che, anche se non ce ne accorgiamo, siamo oramai sommersi dai libri.  insomma si pubblica troppo oppure si pubblica male? Sei stato direttore editoriale di Mondadori.

Facevo mille libri all’anno, puoi metterlo agli atti, ero uno dei responsabili supremi (risate) di questa iperproduzione, mi occupavo di tutto dai Meridiani ai gialli ai libri per bambini la narrativa saggistica.

Qualche titolo…

Un libro storico, fondamentale che sono contento di aver strappato alla concorrenza con un’asta notturna tenuta con un’agente di New York è “Perestroika” di Gorbaciov , 250.000 dollari, mi ricordo ancora, il mio avversario , il direttore editoriale della Rizzoli Gian Arturo Ferrari, mi disse “sei pazzo, non li riprenderai mai”,  e invece vendette 200.000 copie.

Fiuto da storico dell’archivio del presente.

Ero andato a leggermi alcuni capitoli, lì a New York, vigilato a vista dall’agente, affinchè non prendessi appunti

I libri adesso sono troppi? Sono fatti male?

Senti, i libri non sono mai troppi, è vero che secondo statistiche la stragrande maggioranza – anche allora- non vende neanche una copia, addirittura non arriva neanche in libreria, le librerie non potrebbero sopportare 161 libri al giorno, capirai, qualsiasi libreria anche la più grande verrebbe stroncata, quindi muore sul nascere però che male c’è a chi male fanno questi libri? Fanno piacere all’autore, finiscono nelle biblioteche,  producono lavoro, vabbeh distruggono un po’ di cellulosa ma adesso abbiamo anche trovato il modo di risolvere il problema, ci sono piantagioni apposite, che provvedono al bisogno, e quindi che ben vengano , che si scriva si scriva si scriva, si pubblichi si pubblichi sempre di più, meglio abbondare non c’è dubbio.

E dell’ebook che pensi, adesso hai l’I-pad, no?

Sì, ho l’I-pad, ma rimango sempre un lettore di carta stampa ahimè, so che questo viene interpretato come un segnale di senilità, preferisco di gran lunga la carta, sottolineare a penna, strappare, son cose impagabili, poi va bene anche l’evidenziatore giallo, mi piace moltissimo, sono favorevolissimo all’ebook ovviamente,  come autore sono d’accordo con il mo agente per non dare i diritti, i miei libri non sono su ebook, perché gli editori stanno sperimentando questa nuova frontiera a spese dell’autore, la spesa che è stata annullata riguarda i diritti d’autore, per cui ci si guadagna quasi niente, mentre l’editore è abbastanza al sicuro, diciamo che è una questione di lotta di classe fra datore di lavoro e prestatore di servizi.

Confesso di avere il feticcio dei libri, mi trascino dietro dei libri di trasloco in trasloco, anche se a ogni trasloco c’è una tragica mutilazione, si pongono dei problemi di scelta e di eliminazione

Li dai a qualcuno?

A volte li do ai carcerati, ho un carcere mio prediletto, dove spero di non finire (risate), alcuni li vendo, se so che hanno un piccolo mercato, altri li do a una biblioteca del mio paesello, altri ancora li mando nella casa di campagna, dirai madonnamia e  quanti libri hai? Ne escono 161 al giorno, non 161 ma almeno uno al giorno mi arriva  dagli editori, quand’ero a Mondadori mille all’anno solo dal catalogo

Parlami dei tuoi libri, quelli che hai pubblicato, hai una sezione a parte?

Come no? Poi siccome mi serve di averne più di una copia, una di uso e una di conservazione, quella c’è l’ho in salotto, occupa tre scaffali, ci sono le varie edizioni, quelle straniere, stessa cosa nel mio studio,  dove ci sono le copie di lavoro, sottolineate, corrette per nuove edizioni, me li coccolo sì, ti devo confessare che mi fanno tutti tenerezza, mi ricordano ognuno una grande faticata, grandi gioie, e poi mi incuriosisce … vediamo li ho qui davanti…13 sono usciti nella collana SCIE di Mondadori, ci sono 13 quarte di copertina con 13 Guerri diversi, per cui si vede non solo l’invecchiamento, diciamo la crescita, ma  mi ricordano anche perfettamente com’era quel periodo della mia vita, cosa mi piaceva, cosa mi dispiaceva, che segni mi lasciava la vita addosso e ogni volta che arrivo al libro nuovo, è sempre una grande emozione,me lo accarezzo, me lo guardo,  vado in cerca dell’errore e immancabilmente lo trovo, e può essere un errore mio.

Oppure cambieresti alcuni passaggi.

Questo succede sempre, le prime edizioni sono sempre maculate di correzioni, la cosa più tragica fu quando uscì  “Ernesto Bonaiuti, un prete contro la chiesa” , libro sfortunatissimo, uscì l’11 settembre del 2001, era stato rimandato indietro perché la prima copia –la staffettissima, la prima in genere viene mandata all’autore,  sul dorso del libro c’era scritto GIODANO invece di GIORDANO.

3 pensieri su “PARLANDO DI LIBRI CON GIORDANO BRUNO GUERRI

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