#narrativa12 (1)

http://www.gallizioeditore.com/pleens/

Milano, 30.01.12

Antonio Franchini: “mai come in questo momento assisto a un insieme di possibilità: il nostro lavoro diventa sempre più complicato e ricco”

Antonio Franchini “il livello medio delle narrazioni si è alzato e questo complica molto il nostro lavoro” #narrativa12

lettori, blogger ed editor(i) si incontrano e, come dice Antonio Franchini, provano a mescolarsi #narrativa12

–>[ @Librimondadori ]

se sei curioso di scoprire il dietro le quinte di un libro e come sta cambiando la narrativa segui #narrativa12 (anche per fare una domanda)

–>[ @Librimondadori ]

“la sfinge uccide chi non indovina il segreto. Ma si muore indovinandolo” (Elie Reclus)

–>[@gallizio ]

Luigi Sponzilli “c’è qualcosa che mi spaventa ed è l’eccesso di informazione, l’eccesso di offerta” #narrativa12 –>[ @Librimondadori ]

#narrativa12 l’intensità della rete modifica il filtro editoriale, connettendo autori e editori –>[ @antotris

#narrativa12 #what ? Qualcuno mi spiega cosa indica? A seguire i tweets non l’ho capito 

–>[ @BarbaraGozzi ]

se non ho capito male è un hashtag creato da@Librimondadori per discutere delle trasformazioni dell’editoria contemporanea –>[ @Tweetdiviaggio ]

è una riflessione collettiva su dove sta andando la narrativa  #narrativa12  –>@gallizio

#narrativa12 iconologia romanza –>  [ @gallizio ]

Internet porta via tempo alla lettura. Così come guardare la tv o mangiare. Persino una notte d’amore è un libro letto in meno.#narrativa12 

Non leggete come fanno i bambini per divertirsi o come fanno gli ambiziosi per istruirsi. No, leggete per vivere. -Flaubert #narrativa12  –>[ @alessandrovoce ]

#narrativa12 sempre piu’ simile alla letteratura americana, rapida, periodi brevi, immediati, sempre meno introspezione e ricerca interiore –>[ @francescogiub ]

#narrativa12 il libro si vende prima dentro la Casa EDITRICE! Questo é uno dei compiti dell’editor!

–>[ @mgiacomello ]

I social cambiano il modo di scrivere, ma soprattutto il modo di leggere. Ci nutriamo di incipit ad effetto, forse. #narrativa12  –>[ @insopportabile ]

#narrativa12 Cosa davvero plasma l’ estetica del nativo (e tardivo) digitale. Può darsi che il grande assente in letteratura sia il porno? –>[  @elborcoche ]

Con il digitale, le promozioni di saggi, manuali e romanzi si allontanano sempre di più – #narrativa12

–>[ @leosorge ]

le promozioni? intendi la diffusione, gli sconti, o cosa? me lo spieghi? –>  [ @gallizio ]

#narrativa12 fluidificazione Scrittura/Lettura, narrazione nel Tempo dell’interazione, quindi trasformazione dello SpazioEditoriale2.0 –>  [ @blackmamba ]

Tutte le iniziative relative ai materiali parcellizzati richiedono una curation molto diversa da quella dei romanzi #narrativa12”  –>  [ @gallizio ]

Il luogo nasce con una parola, cellula intorno alla quale il contesto gli aggiunge aggettivi. Pietra su pietra. #narrativa12 –>[ @insopportabile ]
 il luogo nasce come parola; da cellula fino a diventare sistema #narrativa12 –>[ @mallarmeana_mb ]
pensare a una forma del tutto nuova di ebook, e non mi riferisco solo alla sua possibile ipertestualità, che è scontata –>[ @angeloricci ]
il libro digitalizzato (fratello del cartaceo) non è il libro digitale –>  [ @gallizio ]
liquidiamo il passato e la sua coazione a rimpiangere  –>  [@gallizio ]
va a finire che cartaceo o digitale non fa differenza?  –>[ @Dile]

per le storie, no (per la mia libreria e il suo raccontare qualcosa di me, moltissima)

 –>[ @clarisapuntod ]

la mia risposta è una domanda: c’è differenza tra leggere un hardcover o un tascabile? #narrativa12 

 –>  [ @mafedebaggis ]

#narrativa12 in fondo vince sempre la parola scritta, senza storia non c’è libro (virtuale o no)

 –>  [ @antonioprenna ]

Da piccolo giocavo con i mattoncini lego, da grande con le parole. Sempre di gioco si tratta. #narrativa12

 –>[ @insopportabile ]

#narrativa12 Che faccio non compro più Franzen? huff.to/w9VFcfl’ebook a letto spacca. 

–>  [ @lascianca ]

#narrativa12 x AntonioFranchini secondo lei i giovani di oggi sono meno interessati alla scrittura e alla lettura rispetto a quelli di ieri?  –>[bellacullen3000 ]

 

 http://pic.twitter.com/QYHqJkk1

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Roma, 01.02.12 h.18.05

_______Tra poco il secondo incontro con Antonio Franchini, un confronto su come cambia la narrativa. Aspettiamo le tue domande con#narrativa12__________

@Librimondadori

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Il libro è solo un mezzo: le parole andrebbero liberate dalla prigione di carta o da quella di vetro: liber-è. #narrativa12

–>[ @insopportabile ]

La forma delle parole si distende, si ferma, diventa libro. E si mette in moto nelle storie raccontate. Pret-à-lire #narrativa12

La parola che fluisce. Come non faceva da tempo. S’intreccia alla mia vita, sconosciuta, non più solo lettura, ma scrittura. #narrativa12

Chissà se per il passaggio dal Volumen al Codex ci furono così tante discussioni…  #narrativa12

–>[ @mallarmeana_mb ]

In principio era il verbo, ma finchè non venne scritto volava. Ma scrivere parole volanti non le rende morte: solo in stand-by#narrativa12 –>[ @insopportabile ]

il libro è uno strumento di lettura basato sul libro; se non si fanno libri cambiano i contenuti, relazioni: ritorno al textum #narrativa12   –>[ @fbvrvnrnd ]

Il libro digitale non può essere il simulacro del cartaceo. Deve essere un nodo che si fa attraversare dalla rete, dai lettori #narrativa12

 –>[ @angeloricci ]

Il libro digitale permette frammentazione e diffusione: non spot ma parole che graffiano le fiancate della vita. #narrativa12 

–>[ @insopportabile ]

#narrativa12 pensiero mobile: le due parole scritte occupano 20,0 KB (20.480 byte) in un file

Gli scienziati hanno detto se non mettiamo tutto il mondo elettronico si fa un grandissimo buco nero nell’ universo (da tema 2^ media)  #narrativa12

–>  [ @antonioprenna ]

Le nuove narrazioni scriveranno da sole la nuova mappa dei luoghi delle storie. E senza imprinting #narrativa12

 –>[ @angeloricci ]

da sole? transformers? generazione hal9000?

–>  [ @antonioprenna ]

Non generazione Hal 9000, ma generazione David Bowman. Hal 9000 è il nemico. #narrativa12

 –>[ @angeloricci ]

incrocio di tessuti connettivi differenti #narrativa12

ci vorrebbe @insopportabile dal vivo per sparigliare ancora di più (e provare l’altalena nell’atrio) #narrativa12

i libri diventano sempre più curati, si allarga il formato: la carta imita il digitale? #narrativa12

like a “la letteratura è ancora quella cosa che ti colpisce alle spalle” (Nicola Lagioia) #narrativa12

–>[ @ezekiel ]

Franchini: “Non è più possibile indicare linee egemoni di tendenze: c’è di tutto” #narrativa12

 –>[ @Dile ]

#narrativa12 ricordiamoci che il libro prima di essere un oggetto é una forma

 –>[ @psymonic ]

@psymonic Il libro non è forma, è involucro. Il libro è scatola a volte vuota, a volte ruota. Dipende da come gira. #narrativa12

–>[ @insopportabile ]

Franchini: “il peso della narrativa italiana è tornato forte e anche per questo abbiamo messo mano alla nostra collana storica, la SIS”

la mia personale opinione è che quello che conta è il romanzo, il contenuto, non il supporto”) a. Franchini
–>[ @Librimondadori ]
#narrativa12 Esiste un inconscio collettivo dei nativi digitali, un inconscio simile a quello mitico,politico,televisivo, del mondo prima?
#narrativa12 Ovvero: se è la narrazione che “fa” il “mondo”, e non viceversa, siamo condannati a scrivere tra virgolette, agli inside jokes?
#narrativa12 L’industria della narrativa è a una decisione epocale. Perché, ad es, il fotoromanzo non è diventato un genere “culturale”?
 –>[ @elborchoke]
(un momento dell’incontro di roma)

“rispetto al passato, oggi gli aspiranti scrittori hanno interiorizzato molto di più i meccanismi narrativi” Franchini #narrativa12

 –>  [@gallizio ]

il fine – le storie da raccontare – giustifica qualsiasi mezzo, importante è il come nella scrittura

–>  [ @antonioprenna ]

Siate eretici! #narrativa12

 –>[ @angeloricci ]

affamati di storie

–>  [ @antonioprenna ]

#narrativa12 incontro con Mondadori: si chiede ai litblogger come fare a sopravvivere. Tipo Lehmans che chiede consulenze a un pensionato

–>  [ @christianraimo ]

Franchini: “la nuova SIS non è solo un cambio di formato, vuole valorizzare la grande qualità narrativa anche di esordienti”#narrativa12

Franchini: “Il negativo dell’amore” è uno dei libri della nuova #sis ed è un’esordiente arrivato alla pubblicazione in modo tradizionale”

Antonio Franchini: “nel 69 Fruttero e Lucentini pubblicheranno un fumetto nella #sis, non so se oggi me lo lascerebbero fare”#narrativa12

Franchini: Chi faceva l’editor negli anni ’70 aveva un compito più facile, oggi scegliere quale titolo è pubblicare è più difficile

Franchini “a new york ci sono meno librerie ma i libri che ci trovi sono molto più belli, più curati, più importanti” #narrativa12

Nicola lagioia: “sono tante le leggende fiorite sugli editor e forte è la captatio benevolentiae da parte degli esordienti” #narrativa12

–>[ @Librimondadori ]
#narrativa12 la scommessa è quella di rendere “vendibile” non noiosa la fluidità della scrittura di internet

–>  [ @antonioprenna ]

Nicola lagioia: “sono tante le leggende fiorite sugli editor e forte è la captatio benevolentiae da parte degli esordienti” #narrativa12

–>[ @Librimondadori ]
#narrativa12 Problema non posto: se domani Fabio Volo decide di pubblicarsi da sé con Amazon royalties 70%, Mondadori cosa gli può offrire?
 #narrativa12 La sensazione è che Mondadori sia spiazzata. Senza controllo filiera, può tornare a fare la casa editrice di ricerca. 

#narrativa12 Strano che spesso in queste riunioni di editoria e newmedia si dica: che ne pensate? “Che ne pensate” è un’idea che ha un costo 

#narrativa12 ottimissimi assaggini con aperitivo post brainstorming. Dopo pranzo pizza al taglio a mfax, futuro Mondadori è nel catering. 

–>  [ @christianraimo ]

(gallizio all’incontro di roma)

editoria senza filtro, questa sconosciuta #narrativa12

figli di un font minore #narrativa12

 –>  [@gallizio ]

“I romanzi (quelli veri) sono le tavole periodiche dei sentimenti” antonio d’orrico (lo terrei come commento per #narrativa12)

 –>[ @Dile ]

metto un pin: l’enorme differenza tra promuovere contenuti e proporre contenuti #narrativa12 #

–>[ @ezekiel ]


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Le domande che non vi ho fatto (01.02.12)

L’altro ieri sera a Milano, in zona Garibaldi, al piano -1 di un lounge bar/hotel/non ho ben capito, c’erano più di trenta persone riunite, per confrontarsi sui temi del lavoro editoriale oggi, nel 2012, a fine gennaio, dopo il Grande Natale del Kindle in Italia, attorno a un tavolo ovale . Erano lì principalmente per discorrere di un aspetto preciso del lavoro editoriale: la narrativa. La domanda che campeggiava a cappello dell’incontro, infatti, era: “Dove sta andando la narrativa?”. (…) Al tavolo sedevano editor, editori e svariati blogger che si occupano di faccende letterarie, autori, twitter addicted, caporedattori e redattori di riviste letterarie. All’interno di queste categorie, io ero lì in qualità di lettore, che è poi la cosa più banale che possiate immaginare, lo riconosco, presenziando a un incontro del genere, non fosse altro perché tutti sono primariamente lettori. Allo stesso tempo, però, è l’unica cosa sensata che mi è venuta in mente quando, toccato a me il microfono, ho detto: nome, cognome e perché mi trovavo lì. (…) Interessante è stato ascoltare opinioni e punti di vista attorno al concetto di lettore, lettura e mestiere editoriale e il motivo principale di interesse era che non si scivolava nel falso problema di voler definire a tutti i costi una dicotomia sostanziale tra lettori, editori e mestiere editoriale di carta e lettori, editori e mestiere editoriale digitale.  (…) Il passo successivo sarebbe stato spostarsi su questioni come la percezione della narrativa, le abitudini di fruizione della narrativa, le abitudini di lettura e l’intreccio tra i diversi modi in cui io-lettore di libri di narrativa posso prendere un contenuto e leggerlo, parlarne, prestarlo, cestinarlo, riceverlo in regalo e rimetterlo in moto senza che né l’editore né l’autore possa di fatto impedirmelo.Le domande che non ti ho fatto, a te che stampi, a te che non stampi o a te che ne parli, sono relative al lettore, in sostanza. Sono quelle che riguardano il mestiere di leggere che forse si sta affinando sempre di più, circondato da mezzi e possibilità prima inesistenti, e che sta continuando a essere un mestiere fisico, che contemplerà spazi nuovi e vecchi che si uniscono – lettori di ebook, libri rilegati, librerie, piazze, blog letterari, riviste letterarie, il circolo dei lettori di quartiere, il mio amico al bar o il mio comodino.
Le domande che, invece, vi siete fatti – come si mappa un lettore digitale, l’editor non servirà più, la professionalità dell’impaginatore sarà mandata alle ortiche, il self-publishing è una aberrazione, esiste una possibilità di nicchie di mercato raggiungibili più facilmente, eccetera – non hanno tenuto conto, o forse non lo si è esplicitato a dovere, del ruolo del lettore nel governo dei contenuti spiccioli (parole e punti e virgola), cioè quello di cui si ciba un autore e nel definire la necessità di un libro, che è la stessa necessità che sente intimamente un editor nel fare il suo lavoro. Tra queste righe qui sopra, se ci siete abituati, potrete inserire l’aggettivo che secondo voi meglio definisce il campo fra “cartaceo” e “digitale”: io non li ho messi apposta, secondo me non servono. Il mio mestiere di lettore non fa nessuna differenza tra cartaceo e digitale e rimarrà fedele ai miei gusti e alle mie abitudini in evoluzione. Voi potete decidere a che punto intervenire, se intervenire vi conviene o vi interessa.***
L’incontro era hashtaggato su twitter, come si dice in gergo tecnico: cip cip.
@BarabbaEdizioni
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IL FUTURO ANTERIORE DELL’ E-BOOK 

di fabrizio venerandi

Sono stato ieri a Milano, ad una curiosa e interessante tavola rotonda/incontro con gli editor narrativa di Mondadori, organizzata daMafe e Gallizio. C’era parecchia gente, blogger, lettori, docenti universitari, attori, editori digitali e non. Si è parlato di molte cose, ma principalmente di editoria, mondo web e digitale.

I temi erano tantissimi, il tempo poco, non tutti sono riusciti a dire la loro, ma si sono ascoltate molte cose interessanti. Non mi è possibile ripetere tutto quello che si è detto, ma su un punto mi piace soffermarmi.
Ci sono stati diversi momenti, durante la discussione, in cui mi sono reso conto che il concetto di “libro digitale” si sta trascinando dietro un pesante e ingombrante convitato di pietra, e questo convitato è il libro di carta.
Chi pensa che l’ebook ucciderà il libro di carta, si tranquillizzi: il libro di carta è un concetto talmente introitato che il mercato produrrà ancora a lungo libri di carta. Solo, li farà in digitale. 
Anche tra gli attori prettamente digitali presenti alla serata, il concetto che emergeva chiaro è che “non è necessario uscire dal paradigma del libro“. È stato interessante vedere come l’ecosistema descritto con chiarezza (e fascino) dagli editor Mondadori, basato su testi creati per diventare libro, fosse sostanzialmente identico a quello degli editori digitali, che ammettevano di fare libri digitali perché non potevano farli di carta; o ancora nei blogger che chiedevano agli ebook di non allontanarsi dalla lineare narrazione romanzo/libro.
Mentre parlavo di ebook come servizio o come accesso ad ambienti di scrittura connessi tra lettore e scrittore, mi sentivo un po’ come quello che razzola nel deserto (di predicare ho finito). Esperienze cometheincipit, le polistorie o come la letteratura elettronica restano indigeribili per nativi digitali che separano ancora il messaggio dal mezzo.
“Possiamo usare il digitale -sembrano dire- ma nello stesso modo dell’analogico”.
Sarà davvero questo il futuro (anteriore) dell’ebook?

L’incontro si ripeterà a Roma stasera, ed è possibile seguire i tweet con l’hastag #narrativa12
Un grosso ringraziamento personale a Gallizio, Mafe, gli editor Mondadori (molto interessanti i loro interventi) e tutti i partecipanti all’evento (ciao Alessandro!).

http://salvoesaurimentoscorte.wordpress.com/2012/02/01/il-futuro-anteriore-dellebook/

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Gli stessi grandi editori stanno ancora annusando l’aria per capire dove tira il vento: Mondadori convoca i blogger e gli editori digitali per ascoltarne le idee. E così facendo sdogana – ma ce n’era ancora bisogno? – il modello di autorevolezza che i blogger hanno costruito sulla Rete, scalfendo quello che@Gallizio chiama con espressione felicissima il paradigma di sovranità dell’editoria tradizionale. I bastioni stanno cominciando a cedere, le orde di self-publishers premono alle porte del Reame!
@abcdeeFFe
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Editoria digitale. Attaccare lo spinotto

{di Alessandro Romeo}

Lunedì c’è stato un incontro organizzato da Mafe e Gallizio all’Hotel Tocq di Milano, per cercare di capire come siamo messi in termini di editoria digitale, attraverso un confronto che ha coinvolto Antonio Franchini e alcuni editor di Mondadori, editor di altre case editrici, scrittori, blogger, un attore e un paio di avvocati. C’eravamo anche noi di “inutile”.
L’incontro è andato bene, nessuno si è parlato addosso e siamo contenti di esserci andati. Si sono dette molte cose, per lo più condivisibili, che non riporterò qui perché sarebbe troppo lungo e perché, in realtà, se sto scrivendo queste righe è perché voglio dire tre cose abbastanza precise.

La prima è rivolta ai blogger ed è la cosa meno importante, anche se credo faccia luce su un certo modo di intendere la rete, troppo indulgente verso la rete stessa. Qualcuno, a un certo punto, ha chiesto per quale motivo la gente apre i blog e mi sembra che nessuno dei blogger intervenuti al dibattito abbia risposto. La risposta dovrebbe stare, e spero che stia, nel blog stesso. Si apre un blog perché si ha voglia di aprire un blog, preumibilmente per comunicare in maniera personale qualcosa. Punto. Sinceramente non mi è piaciuta la proposta avanzata da una blogger lì presente (purtroppo non ricordo il nome) di dedicare una parte del sito di Mondadori alla segnalazione dei blog che si sono guadagnati un qualche tipo di credibilità letteraria. Da un lato il fatto stesso di chiedere una cosa del genere mi sa di elemosina; dall’altro l’idea di trovare un criterio per misurare questa “credibilità” riporta a un certo modo di intendere la cultura e la letteratura vecchio di almeno vent’anni e completamente inappropriato per il web.

La seconda cosa è come la pensiamo qui in redazione riguardo l’editoria digitale. Lo dico in velocità, perché è abbastanza banale, anche se è un modo di vedere le cose che incontra ancora qualche resistenza: i libri di carta non spariranno; gli ebook sono qualcosa di bello e comodo, di cui c’è ancora molto da capire; gli ebook reader non sono degli esseri dotati di volontà ma sono degli affarini col pulsante che noi decidiamo di utilizzare o non utilizzare a seconda delle nostre esigenze; i tablet e gli ebook reader sono due cose tecnicamente diverse e non in guerra fra loro.

Le terza cosa è una domanda che per questioni organizzative non ho fatto durante il dibattito ma sono riuscito lo stesso a rivolgere più tardi a Franchini.
Domanda: Alla redazione di Mondadori è mai arrivata la proposta di un libro pensato dal suo autore esclusivamente per ebook reader?
Risposta: No.
Mi sembra una questione importante. Io sono pienamente d’accordo con chi sostiene che l’aspetto affascinante degli ebook reader sia quello di poter offrire esperienze di scrittura diverse, costruite apposta sulle possibilità in più che offre il mezzo, ma credo anche che se poi là fuori non c’è nessuno che ha interesse a scrivere per ebook reader il rischio è che, a lamentarsi di come le grandi case editrici si accontentino di riversare in digitale le cose che pubblicano su carta, si parli a vuoto.
Non vorrei che il dibattito a lungo andare si concentrasse sugli apparecchi, sulle possibilità teoriche, sul gioco un po’ perverso delle previsioni azzeccate e della visionarietà, perdendo di vista il fatto fondamentale che se poi non si legge e non si scrive tutto questo discorso non serve a niente.
D’altra parte, però,  il fatto che a Mondadori non sia mai arrivato niente non significa che davvero non ci sia nessuno che lavori in questa direzione, ma solo che chi lo fa in questo momento si può permettere solo una piccola nicchia, svolgendo un lavoro probabilmente prezioso per l’editoria futura. In questo non c’è niente di “ingiusto”, ma è la condizione abbastanza naturale per chi ha la curiosità di sperimentare cose nuove e prova a guardare un po’ più in là, curiosità che a un certo punto, se le cose prendono la piega che ci si augura, verrò premiata.
Quanto a Mondadori, ma il discorso vale per tutte le case editrici tradizionali, mi sembra evidente che non verrà mosso un dito per spingere nella direzione del digitale finché questa direzione non assicurerà un margine sensibile di guadagno. A quel punto le cose cambieranno o, meglio, saranno già cambiate intorno a Mondadori stessa e alle altre case editrici, non ci sarà bisogno di indicare nessun mostro, e sarà finalmente possibile rispondere anche alle altre domande che non ho fatto a Franchini ma che gli avrei voluto fare, per quanto sceme, del tipo: se io volessi spedire un mio lavoro pensato per ereader come potrei fare da un punto di vista pratico? L’assenza di un metodo “ufficiale”, o di un indirizzo mail specifico quanto può avere influito sul fatto che non sia arrivata nemmeno una “proposta digitale” in redazione?

Una conclusione provvisoria di questo discorso è che, come in genere avviene, secondo me/noi le cose cambieranno lentamente, senza una rivoluzione ma con un progressivo assestamento, in cui forse l’unica cosa sicura per ora è che aumenteranno le tipologie di esperienza di lettura e di scrittura; e che anche in un ipotetico mondo del 2050 con un mercato editoriale dominato dai libri digitali ci sarà comunque qualcuno a cui piacerà il libro di carta, o l’audiolibro, o anche nessuno dei tre, ché si può vivere benissimo senza.

Chiudo con una richiesta. Se tra i presenti dell’altra sera c’era qualcuno che ha il potere, effettivo, di far sì che tra gli ebook reader esposti in qualunque Feltrinelli d’Italia ce ne sia anche solo uno con la batteria carica, eserciti questo potere con vigore. Basta attaccare lo spinotto.

http://www.rivistainutile.it/?p=1875

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A proposito del futuro del libro in Italia. Prolegomeni per un’analisi cafonamente marxista dell’industria editoriale nostrana.

di Christian Raimo

Qualche giorno fa un simpatico blogger e esperto di new media e di narrazioni digitali che si fa chiamare Gallizio in rete e che si è prestato come consulente per Mondadori ha invitato un gruppo di persone che si suppone siano anche loro esperte di editoria e new media a discutere del futuro del libro. Si era pensato dare a quest’appuntamento anche un nome e un hashtag: #narrativa12.

http://www.minimaetmoralia.it/?p=6438#more-6438


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