@GALLIZIO

il tuo esordio, filippo, sul palcoscenico della neoneosocietà dello spettacolo, negli anni doppiozero, quelli che vedono imporsi un crossover sempre più prepotente tra i media, fino a diventare Uno…la premessa può contenere tutto il testo… ecco però partiamo da pinot gallizio, poi arriviamo   alle piattaformi emotive http://blog.grazia.it/?s=gallizio -diretta derivazione-che stannno diventando una realtà (ironico chiamarle così) come path tuimbo (racconta origini nomi ecc) dimmeli tu i nomi di questa psicogeografia ecc ecc

gallizio, il mio personalissimo sequel a pinot, nasce con un cortocircuito: non c’è più tempo per le nostalgie passivo-aggressive, molto più veloce imbracciare il mito. Direttamente. Mito di un uomo che nel Manifesto della Pittura Industriale vaticina di una inflazione di valore che incepperà il capitalismo. È il 1959, ma già è una delle dichiarazioni più sensate sulla parabola del digitale. Rotoli di pittura che preludono alle scritture liquide sui social media: fluide e impubblicabili, letteralmente.

Piattaforme di scrittura al posto dei cataloghi, flussi che debordano dalla pagina, emozioni che fluttuano nei luoghi. La scommessa editoriale è inventare nuovi generi letterari, se ce n’è. Nuove narrative portatili che sarebbero tanto piaciute a Marcel Duchamp, l’uomo che migrò l’arte su vetro ne Le Grand Verre (touchscreen dal 1913) e reinventò la valigia come spazio di pubblicazione. 

una casa editrice senza catalogo, gallizio  ora è collegato con la radio, gran mezzo caldo

filippo ciao benvenuto grazie di essere con noi, dice patrizia, vieni dal DES (Bocconi), sei spinto nel futuro fino a pleens: raccontaci tutto

mi è sempre piaciuto fare le cose per gioco, che poi mi sembra il modo più serio di affrontare la vita.

Sì, ho attraversato questi percorsi a ostacoli un po’ noiosi, tipo l’università, o lavorare nella comunicazione per una grande banca, per approdare alla mia vera passione: la letteratura, le narrazioni.

Quello che sta accadendo di notevole negli ultimi anni, però,  è che le persone hanno cominciato a comportarsi in modo strano, differente: molti di quanti amano la cultura non si limitano più a leggere, a compulsare libri e a parlarne con gli amici o con i gruppi di lettura come un tempo: le persone con internet cominciano anche a scrivere, a condividere online, a interconnettersi come scritto-lettori. 

Internet non crea di per sé il talento letterario: è un grande abilitatore. Dove c’è un talento, o un’idea, questa ha la possibilità di propagarsi, di farsi strada da sola.

Adesso le persone scrivono su Facebook e su Twitter, o anche, già negli anni scorsi, sui propri blog. Milioni di persone che scrivono: un’operazione di scrittura massiva senza precedenti nella storia dell’occidente. E’ come se Twitter, Facebook e anche Google fossero diventati i più grandi editori contemporanei. Editori senza catalogo, anche loro (solo che non se ne sono accorti!)  

Prima delle scritture digitali era diverso: in passato chi scriveva spediva il proprio manoscritto agli editori che possedevano una vera e propria  investitura nello stabilire chi e che cosa avesse la dignità di stampa. Da lì la logica del catalogo: l’editore ha certi autori, li produce, li distribuisce, assumendosene il rischio d’intrapresa, e così via.

 Adesso con la comunicazione liquida si è aperta la possibilità di pubblicare online direttamente il flusso di scrittura: come editori dobbiamo inventare nuovi mercati, nuovi spazi di pubblicazione.

i contenuti di un libro sono contenuti chiusi: su internet vince la fluidità, è come se le scritture tornassero vive, in una sorta di oralità secondaria che sarebbe tanto piaciuta a McLuhan.

Da queste intuizioni è partita la mia idea di fondare una casa editrice senza catalogo. La scommessa di gallizio editore è trovare autori possano esprimere il proprio flusso di scrittura senza il bisogno di arrivare a stamparle in pagina.

E’ una declinazione particolare del più generale bisogno di trovare nuove modalità di espressione e di valorizzazione economica del talento che si fondino sull’abbondanza digitale, non più sulla scarsità del mondo analogico.

Fare arte in rete significa in molti casi produrre migliaia di fotografie, di frammenti di scrittura, di contenuti di qualunque tipo, distribuiti istantaneamente senza costi (e senza ricavi marginali!) in una logica di condivisione del talento.

Pleens nasce dallo spleen di baudelaire con un’inversione di s, una virata simbolica dalla malinconia verso la gioia e il piacere 

cos’è un pleens?

È un’emozione, un ricordo associato a un posto. Un racconto di viaggio: in fondo la letteratura occidentale è cominciata così, dall’Odissea in poi.

Dal punto di vista editoriale, gallizio editore rinuncia al catalogo e sceglie una piattaforma di geolocalizzazione delle narrazioni. Se con i social media le scritture sono liquide, ubique e interconnesse, la mappa aggiornabile in tempo reale diventa il nuovo sostrato su cui pubblicare le storie affioranti. 

Facciamo un esempio? Prendiamo proprio Gallizio, il nostro nume tutelare: Pinot Gallizio.

Prendiamo la mappa delle langhe, prendiamo i suoi quadri, i suoi scritti e cominciamo ad appenderli con degli spilli sulla cartina delle Langhe, dove le storie di Pinot sono state in gran parte raccontate e vissute.

Una volta pubblicate in questo modo, tu collegandoti col tuo telefonino geolocalizzato mentre te ne vai in giro per le Langhe scopri passo passo che ci sono delle storie che ti parlano di quei luoghi: quelle di gallizio, ma anche quelle di Beppe Fenoglio e di tutti gli autori (anche persone comuni) che hanno voluto associare la loro storia a quei luoghi.

i pleeners sono psicogeografi, persone che si perdono in giro per il mondo dietro a storie localizzabili, in un continuum di viaggi emozionali. “Uomini in continua estasi violenta” diceva Pinot Gallizio  

http://www.gallizioeditore.com/

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