CRONACHE IMMATERIALI

DOVE SI PARLA DI LOOP&HASHTAG&TEMPO-QUASI-REALE

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L’impressione di aver perso qualcosa nel mentre, da quando non si è online- drammaticamente inesorabilmente off.

Succedeva anche con la tv negli anni 60 ma l’effetto era meno intenso, meno ipnagogico, nel web è diverso. Sentirsi persi nell’offline senza aver potuto vedere (vedere è parola chiave)  in tempo quasi reale – eccolo, è adesso-(anche tempo-quasi-reale è parola chiave) la foto scattata un attimo prima da un astronauta che si gode il panorama dalla stazione orbitante.
Oppure Obama in gif che accenna “I’m so in love with you” (muto ma con sottotitoli e l’immagine gif rende eterno quell’attimo che sfugge d’un soffio loopato).

Oppure ancora il link del concerto dei Devo il giorno prima.

Oppure infine-insistendo vieppiù perchè qui è tutto un rincorrersi di “figurine” (ci torneremo nei post successivi su “figurine”), immagini di breve durata che si sovrappongono e che rimandano sempre a altro e i link sovrapponendosi finiscono per scomparire in un gioco borgesiano di sentieri che si biforcano – partecipare a uno di quei tagtormentoni  su twitter chiamati hashtag – rigorosamente preceduti dal tasto cancelletto (il neologismo deriva da hash-hashing, nel doppio significato di indirizzamento calcolato e tritacarne e tag, etichetta, ci ha scherzato sopra David Letterman @Late_Show il 15 dicembre 2011, sbagliando punteggiatura mentre scriveva con due dita, visibilmente in difficoltà con il mezzo e dichiarandolo in diretta – Hash Tag. S’up boys? hangin’ and bangin? – Hash tag. Ignore final comma).

Per capire tutto quello che ci perdiamo nell’offline ecco  l’hashtag  #parolecomepietre.

Ogni volta che muore uno scrittore capisco il senso dell’immortalità –  Quando si vuole demolire qualcosa che fino a quel momento era un diritto, si inizia a chiamarlo “tabù” –  L’Autunno caldo e il bollino nero, l’inferno di lamiere e le partenze intelligenti –  sarebbe bello che quando uno stato ammazza qualcuno a sangue freddo nessuno usasse il verbo giustiziare –  Quelli che perdono la vita mentre lavorano sono morti, non “morti bianche”. Il bianco è il colore delle pareti di sfondo – Abolire “vu cumprà”, “extracomunitario”, “clandestino”. Abolire la nazionalità di chi delinque – come vediamo dalle immagini (quando le immagini non partono: se la regia può mandare in onda le immagini) -“il popolo della rete” non esiste. Chi lo sente capisce che chi usa il web è cittadino di un mondo parallelo –  Quando il conduttore in studio passa la linea al giornalista collegato, la prima parola è, nove volte su dieci, “si.”

[tweetautori: @LaLipperini @insopportabile @KelleddaMurgia @Einaudieditori @antonioprenna]

Un pensiero su “CRONACHE IMMATERIALI

  1. E’ vero Antonio, le CRONACHE IMMATERIALI, spesso sono e rischiano di diventare più urgenti e necessarie delle CRONACHE MATERIALI o delle CRONACHE comunque più REALI e VICINE. Il Buco Nero si allarga smisuratamente, così come si allargano e si dilatano i confini fra Immateriale e Materiale o fra Reale e Virtuale. Anche la propria mente si deve adeguare a queste nuove dimensioni. L’ importante credo che sia comunque, sapere sempre, o più o meno, dove posizionare il proprio baricentro ! Ciao Rosetta

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