PINA CONTROLLARE SU GOOGLE

Ho un conto in sospeso con Pina almeno dall’estate 1977 tre anni dopo appena gli inizi del Tanztheater sarebbe stata quasi un’anteprima quel pomeriggio tardo poco sopra il St James’s Park all’ Ica (verificare su google se ancora in attività – nel 2005 era ancora lì e con rammarico gettai uno sguardo verso la facciata) l’avevo letto su Time Out sembrava il nome di un gruppo punk PINA BAUSCH l’epoca era quella sul Tamigi i Sex Pistols avevano già seminato chaos cantando la scarsa voglia di futuro – uno però è ancora lì a curiosare tra gli scarafaggi o stavano per (controllare su google) mi aggiro per l’atrio provo a chiedere alla cassa lo spettacolo è sold out appuntamento posticipato ma non lo sapevo ancora tornando verso il laghetto a gettar molliche alle anatre appuntamento posticipato a un inizio pomeriggio ora di pranzo primi metà anni 90 gli ultimi del secolo e del millennio Vittoria Ottolenghi presenta la danza di Pina Il lamento dell’imperatrice Wuppertal tram sospesi traffico danze materiche terra acqua aria musiche mai udite Pina anni prima l’avevo intravista sulla nave di Fellini e nelle spagnole magiche almadovoriane atmosfere crepuscolari ne avevo poi letto “ogni volta è come se ci fosse un grande conflitto tra quello che vuoi rendere chiaro e quello dietro a cui vuoi nasconderti” frammenti dell’imperatrice finiscono in qualche mio montaggio matto combinandoo Pound & Ginsberg & la ragazza vestita di fiori leggera sopra il ponte sferzata dal vento sorridente & sequenze di Pulp Fiction l’epoca era sempre quella Die Klage der Kaiserin usciva nel 1989 ancora niente youtube occorreva affidarsi alla scarsa memoria del vhs ma questo solo cinque anni dopo almeno e comunque le epoche si intrecciano fino a un altro primo pomeriggio stavolta di novembre cinema Odeon di Bologna inizi via Mascarella dietro l’Accademia Pina in 3d di Wenders il conto forse non più sospeso ma per quanto i titoli galleggino tanto che occorrerebbe riscriverli in altro modo ripensarli i titoli e i corpi si distribuiscano sullo schermo con gesti quotidiani mani suppliche paure baci piccole corse o impossibilità di movimento staticità sguardi diretti nell’occhio della camera (questi di Wenders Pina non c’è già più) che raccontano così bene gli spettacoli -bei passaggi ma non tutti anche per facili dissolvenze- nonostante lo stupore della danza a occhi ciusi il cinema non può restituirmi la scena e di quello che mi sono perso a Londra nell’agosto 1977 (controllare su google)

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