DOPPELSEXGANGER

Laura è il doppelganger di Janis o forse Janis lo è di Laura. Un “doppio” che se ne va, secondo l’etimologia tedesca. Laura Bettanin ha scritto un romanzo di rabbia e d’amore per gli indiani d’America Finchè l’erba crescerà e i fiumi scorreranno per l’editore Transeuropa. Per lo stesso editore Janis Joyce ha pubblicato Seventy sex, un caso editoriale per la piccola casa editrice emigrata da Ancona a Massa, tacciato addirittura di viral marketing. Così, banalmente, il blog di Panorama.it riassume il fenomeno: “cinque semplici regole per confezionare un caso letterario: 1-Inventati uno pseudonimo, possibilmente ambiguo. 2-Scegli un argomento d’attualità, se pruriginoso è meglio (e se ha a che fare col sesso ancor di più). 3-Scrivi una storia corta, che si legga facile, niente velleità artistiche prego (che con la cultura non si mangia). 4- Apri un sito internet, un blog, un account Facebook.  5-Gira booktrailer, dissemina widget e teaser in tutta la Rete e contagia ogni minuscolo anfratto della Rete a colpi di viral marketing.

Niente di tutto questo come vedremo dall’intervista che ho fatto a Janis (non a Laura, almeno inizialmente) su Facebook, sullo scorcio dell’estate. C’è stato un concorso, questo è vero, per scoprire chi si nascondeva dietro lo pseudonimo.

1 settembre 2011

ciao Antonio! mi spiace, ma qui non troverai molto. su questo profilo passo di rado. l’avevo aperto solo per la questione del concorso, per giocare sullo pseudonimo. ciao! e il concorso com’è andato? l’ha vinto un ragazzo di Pavia. il nome non lo ricordo. lorenzo… per queste info dovresti rivolgerti a giulio milani in transeuropa.

20 luglio 2011

ciao janis conoscevo transeuropa ai tempi dei tempi quand’era al di qua degli appennini ho visto che pubblicate anche poesie il primo approccio è legato alla possibilità di farle leggere una mia raccolta di poesie, è una delle “lettrici” di transeuropa, “quando leggo qualcosa di inedito e che mi piace glielo segnalo”, sono parole sue, “seventy sex” e l’intervista sono venuti dopo  ne ho scritta qualcuna, ti spedisco il link https://antonioprenna.wordpress.com/category/lignoto-mi-divora/ (ma chissà quante te ne arrivano, ormai siamo tutti poeti) ciao ma grazie mille! di tutto! ora pranzo, poi leggo.

25 luglio 2011

ok sono in vacanza dopo le ferie ci sentiamo poi mi fai sapere anche per l’ignoto mi divora, se piace, se è pubblicabile ecc  (il titolo rimanda a un’espressione celtica trovata in un articolo di giampiero comolli tanti anni fa), ciao 

26 agosto 2011

janis, mi sa che in agosto l’ignoto continua a divorarmi eh? agosto divora tutto. sto crepando. se ti riferisci alla tua raccolta, cmq, puoi rivolgerti direttamente a transeuropa. il sito è www.transeuropaedizioni.it se ci sono novità le puoi chiedere di persona, tranquillo era giusto per fare una battuta poetica, lo so, agosto è il più crudele dei mesi… mi fai spedire il tuo libro? https://antonioprenna.wordpress.com/2011/08/23/delfina-a-ferragosto/ mi piacerebbe farti un’intervista tipo questa qui su fb agosto è un mese d’inferno, che detesto da tutta la vita. non ti dà scampo. ovunque tu vada c’è casino e qualsiasi cosa tu faccia fa sempre troppo caldo. per la spedizione del libro dovresti inviarmi l’indirizzo. però, se non l’hai ancora letto come fai a sapere che ti interesserà?  provincia, bowie, sex pistols, anni 70, intuito giornalistico, poi ho leggiucchiato tuo blog massì, dai, scherzavo…ma neanche troppo. ho dato un’occhiata rapida all’intervista a delfina. bellissima. accattivante. ma come la fai? “in diretta” o mi spedisci le domande?  qui su fb ti va? vorrei farne una serie e magari pubblicarle comunque in diretta poi rielaboro un po’ togliendo o aggiungendo per me va bene. dovrei solo parlarne anche con transeuropa però. perché oltre che editori mi sono anche agenti. (nessuna questione di denaro, non preoccuparti. solo vanno informati. credo che tu capisca) senti, allora adesso mando tutto a transeuropa, loro ti spediranno il libro e poi ci risentiamo quando lo avrai ricevuto? appena ho tuo libro (che non ce ne sarebbe bisogno ma è meglio) facciamo intervista eh d’accordo. per me va bene. e credo anche a transeuropa. ti faccio sapere. a presto.

29 agosto 2011

ciao. ho avuto l’ok da transeuropa. a giorni ti arriverà il libro. a presto. ho visto i servizi sul tuo libro, hai fatto un bel casino al tuo paese eh sì, un po’. ma è già finito, perché basato su notizie false. Il Giornale di Vicenza si era inventato, non so perché, che il libro parlasse dei tradimenti locali quando invece tratta di tutt’altro. ma è stato divertente. ma qui sono tutti molto civili. la fazione che mi ama, lo dichiara. quella che mi odia se ne sta zitta. ah vicenza ehehehhehe piccola città bastardo posto? (la città di parise no?) esatto. ma io non parlo di vicenza, bensì di schio. vicenza è molto peggio. qui, in questo momento, intendo. non nel libro. nel libro i posti sono immaginari. a parte padova. parlo di generica provincia, ma tutto è molto riconoscibile. mai stato a schio, padova si, pure vicenza ma conosco la provincia provengo da macerata e vivo in prov di ancona, bello inventarsi storie e luoghi sì, mi ci sono divertita. soprattutto quando poi per strada trovavo qualche amico che mi mi diceva “sai, ho capito di chi parlavi in quel capitolo, alla tal pagina. mi ricordo benissimo. so che non lo ammetterai mai, ma quello di cui parli sono io” e via di questo passo.magari non era vero niente oppure era solo una generica citazioneesattamente. va be’, va’, ne parleremo. ora mi devo rimettere al lavoro. ci risentiamo? ma certo (vedi l’intervista è già iniziata) è vero. astuto

31 agosto 2011

libro arrivato…l’ho annusato…ha un odore particolare…dipenderà dalla colla…letto sette capitoli…ma sei tremenda ehehhehe chissà quelli di schio…arrivato insieme all’altro sugli indiani…ha un odore diverso… sì, ci ho dato dentro. diciamo che non ho voluto lasciare niente all’immaginazione. o forse tutto. gli indiani tutta un’altra cosa, in effetti. ma sono in pochi a conoscerne l’esistenza. non capisco perché, ma i lettori hanno preferito buttarsi a pesce su seventy. mah…. e il libro ha funzionato? intendo ha venduto? la prima edizione, di 5000 copie, è andata esaurita in una settimana. riguardo la seconda non ho ancora dati precisi, ma sta andando bene. come sai, per i numeri certi bisogna arrivare alla fine dell’anno. potremmo essere a 7000, 8000, non so. boh? bel colpo per una piccola casa editrice come transeuropa in effetti sono piuttosto contenti. ma se lo meritano tutto. hanno fatto anche un bel lavoro di promozione. anche per una casa editrice importante sarebbero risultati eccellenti…il libro ti ha dato “visibilità” per le tue altre attività? in che senso? del libro se ne è parlato, magari sono uscite occasioni di lavoro anche se non so di preciso la tua attività (nel cinema no?) per ora no. rimangono settori separati. ma mi stai intervistando? è divertente il gioco che imbastisci su fb tra il tuo vero nome e questo profilo… sì, diverte anche me. per questo lo faccio. perchè hai scelto un nick così “importante”? non l’ho scelto io. è farina del sacco transeuropa. carino, no? suona bene. una cosa in linea con nomi del tipo marilyn manson suona benissimo…cultura alta e “bassa” insieme nessuno ha pensato all’ “importanza” del nome. più che “bassa” cultura, direi “controcultura”. beh intendevo rock e letteratura ma gli anni 70 rimangono sullo sfondo nel tuo libro, un po’ di eroina (che non s’usa più in quel modo “alternativo”) comunicazioni incerte (telefoni ecc) autobus (che comunque vengono ancora usati) …almeno fin dove sono arrivato… sì, qualcosa che richiamasse trasgressione, in ogni caso. be’, vai avanti ancora un po’ allora … scherzi a parte, in effetti non ho approfondito l’aspetto storico del periodo più di tanto. mi interessava giocare più sulla sensazione di inadeguatezza della protagonista lei è sempre a disagio, sempre stupita rispetto a quello che le accade intorno. non sa mai bene come prendere la vita. che poi è quello che succede a tutti a quell’età misteriosa, affascinante, dolorosa e magnifica che è l’adolescenza come è nato il plot? come si è sviluppato? quale plot? di nuovo, scherzavo. però, no, non ho lavorato granché sul plot. ho scritto. lavoro molto sulla scrittura. ogni parola soppesata. anche al ritmo do molta importanza. volevo dire come ti è nata la storia… una specie di porciconlelali dei nostri tempi? con uno sguardo a quei tempi là? sì, certo, avevo capito. è che è una domanda così… vasta! come nascono le storie? chi lo sa? credo che la spinta a trattare questo argomento mi sia inconsciamente scaturita dal tanto parlare di sesso a pagamento di questi tempi. tutti a darci dentro come nulla fosse. politici, giornalisti, gente in vista. mi è venuto naturale incazzarmi e ripensare ai tempi in cui la rivoluzione sessuale è nata e le donne si battevano per avere il diritto di vivere la propria sessualità liberamente, per il piacere di farlo, per amore o per passione. MAI per soldi, o per il posto di lavoro o per diventare ministri. interessante…nella seconda parte del libro, almeno da quando citi bukovski in poi lo stile sembra cambiare…editing? no. sia per seventy che per gli indiani, editing pochissimo. a parte il finale. ossia le ultime quattro righe di seventy (per gli indiani no. ho solo dovuto ridurlo di un terzo, ma è lavoro fatto da me. troppo lungo da raccontare). ma quello che ti sto scrivendo non è intervista, vero? o sì? beh comunque sembra uno stile diverso…non so se il tipastro ladro ritorni ma lo butti un po’ via…se ritorna non è buttato via…anch’io ero un po’così o almeno si era un po’ tutti così…ladri, farabutti con innocenza… (un libro come il tuo nell’adolescenza sarebbe stato una bomba – lo è ancora per certe cose che mi son ritornate a galla di quei tempi-ma adesso con una figlia post-adolescente è un’impresa…non so come spiegarti…a lei non o farei mai leggere, ecco) lo capisco. capisco benissimo che possa non piacere o mettere in imbarazzo. il segreto sta nel leggerlo con leggerezza. e sai che invece è stato proprio dai giovanissimi che ho avuto maggiori riscontri? si sono in qualche modo riconosciuti, mentre per altri aspetti si sono profondamente stupiti per le difficoltà che si dovevano affrontare. l’assenza di dialogo con gli adulti, l’impresa ardua di procurarsi anticoncezionali, insomma il clima che c’era nonostante “la rivoluzione”. comunque mi piace che tu abbia colto l’aspetto dell’innocenza un po’ farabutta. beh si era così, dei delinquenti in realtà (una volta a londra sono uscito da casa a mani vuote e son tornato con borsa piena di cose, borsa e cose naturalemnte rubate) ma innocenti, non si faceva per cattiveria ma per spavalderia per gioco e anche il sesso era così…adesso non so…sai con una figlia affrontate certi temi è sempre difficile, l’educazione cattolica è sempre all’agguato… sì, posso capire. perciò, in tutta tranquillità ti dico che se ora che hai letto ci vuoi ripensare, non farti problemi, eh. io te l’avevo detto che era meglio se il libro lo leggevi prima di propormi l’intervista :)

1 settembre 2011

no te preocupe, ci mancherebbe (poi ti spiego adesso è un “brutto momento”: la fine delle ferie!) tranquillo. va bene. ultimo capitolo (ti spiego: sono stato-forse lo son tuttora-un supertrasgressivo, tipico figlio-o vittima- degli anni 70: niente regole, sfrenatezza e tutte quelle cose lì, poi con la figlia tutto è cambiato, retaggio del maschilismo naturalmente ed è scattato il senso di responsabilità, il “ritorno all’ordine” ecc per paura non so per quale motivo, ma il mio esser “bigotto” è di tipo scanzonato, non è che vieti alla ragazza -adesso ha 20 anni- niente di che oppure che faccia discorsi da baciapile, però forse proprio perchè “so” sono “spaventato”, lei naturale è liberissima di leggere tutto ma il tuo libro mi imbarazzerebbe a morte vedere che lo sfoglia ecc…contraddizioni di un ex rivoluzionario-ero all’occupazione di lettere a roma nel 77 per esempio, ero là quando hanno ritrovato moro- contraddizioni di uno che amava il punk-bello il passaggio dei sex pistols-ero a londra sempre nel 77)…l’hai chiuso sul più bello ehehehehheh è perché c’è un sequel. lo sto scrivendo ora. quello che dici riguardo ai figli lo posso capire. è normale. anche se io figli non ne ho, quindi non dovrei parlare. ma è anche compito di chi scrive sapersi immedesimare nelle situazioni, no? quello che penso e che, per quanto si faccia, loro sono “altro” da noi. la loro vita non ci appartiene. vanno protetti, educati e guidati, ma poi la loro vita se la devono vivere tutta. “quello a cui opponi resistenza, persiste” dice Jung. bisogna, secondo me, imparare anche a lasciar scorrere la vita, che tutto segua il corso che gli è proprio. infatti ci scherzo sopra…non pensavo sarei diventato così (niente di grave eh?) io che ero davvero “bestiale” ehehhehehehh sequel? ottimo, anche perchè nella seconda parte diventa non dico più interessante questo no ma prendi il via nella narrazione e sei meno “sadiana” (dico tutto con simpatia eh) mi lasciano perplesso quegli articoli letti ecc ma questo te lo dico meglio più in là… ma perchè insistere sul sesso in modo così prepotente? esiste ancora quel tipo di trasgressione? c’è qualcosa di vintage?ho visto una tua intervista su youtube sugli indiani con il ragazzo, buffo quando saluti la tua amica ma io non faccio insistenza prepotente. racconto le cose come stavano allora. tu stesso dici di averle vissute. ora ti faccio io una domanda (però devi rispondermi sinceramente, eh!): se questo libro l’avesse scritto un uomo avresti lo stesso tipo di reazione? :)ora non so se esiste ancora quel tipo di trasgressione. quello che so è che esisteva allora. ed era molto pulita, ingenua, solare. l’intervista su youtube è piuttosto noiosetta, però, vabbé…di carino c’è il finale della seconda parte, dopo la chiusura a nero. mi hai anticipato a proposito di uomo/donna…”prepotente” è una forzatura diciamo “giornalistica”…poi ti scrivo con calma…comunque interessante questione, secondo te perchè gli uomini si entusiasamno quando una donna ama il porno? o comunque racconta storie di quel tipo? (ho ribaltato la tua questione ehehehheh poi se pensi che una stupida provocazione come quella di hirst riesce a creare attenzione e “scandalo” vuol dire che quell’innocenza farabutta di allora era davvero una grancosa non marketing (mi fa rabbia che non ho notato il tuo libro quando è uscito, sono sempre attentissimo alle novità, comunque meglio tardi no?) non so se gli uomini si entusiasmino quando è una donna a raccontare storie di questo tipo. sicuramente lo trovano anomalo e alcuni, più che entusiasmarsi si irritano. in ogni caso non hanno reazioni serene. le donne hanno recepito il mio libro con molta più ironia. il sequel è interessante: 30 anni dopo? le donne sono sempre più ironiche riguardo al sesso forse meno riguardo all’amore mah… sì, forse sì. sicuramente l’amore lo prendono più sul serio. il sequel sarà interessantissimo, puoi giurarci.e il tuo libro sugli indiani?gli indiani sono nati in seguito a un’esigenza tecnica che mi ero imposta, giorno dopo giorno, durante le riprese di un documentario girato nel Middle West. Il lavoro si proponeva di testimoniare la vita dei Lakota – erroneamente chiamati Sioux – nelle riserve di Standing Rock e Pine Ridge. Per intenderci, i lakota hunkpapa, discendenti di Toro Seduto, e gli oglala di Cavallo Pazzo e Nuvola Rossa. Mi occupavo della produzione e sapevo che sarebbe stato fondamentale redigere dei bollettini per il montaggio. così ogni sera prendevo note telegrafiche su luoghi, avvenimenti, nomi, cognomi. Poi le note da telegrafiche sono diventate chilometriche. perché quello che notavo andava oltre le necessità del montaggio. potrei farla lunghissima su questa faccenda, perché la condizione degli indiani americani è veramente un’indecenza, una autentica vergogna per il governo degli USA. che per come ha sistematicamente sterminato questo popolo, Hitler al confronto è un dilettante.
l’idea di farne un libro mi è venuta un anno dopo aver terminato il documentario (che tra l’altro è stato venduto anche ad Al Jazeera). mi sono ispirata a In Cold Blood (A sangue freddo) di Truman Capote. alla sua teoria della non-fiction novel. ho sempre trovato molto più interessanti le storie vere da quelle inventate. ma purtroppo l’editoria non la pensa come me. e preferisce i romanzotti. fossi stata più furba mi sarei inventata un’avventura nelle sconfinate praterie del far west e forse avrei venduto di più.
il testo originale comprendeva molti aspetti relativi alla vita sociale del Middle West d’oggidì. the true America. un posto assurdo abitato da autentici alieni. ma non è stato possibile pubblicare tutto. ma è tutto lì, conservato.

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