GIORNO DI FERIE CON MAMMA

apro gli occhi molto presto nella mia camera da ragazzo 

ventiquattro anni che non dormo nella vecchia casa familiare

siamo i primi a arrivare al reparto oculistico

giornata particolare abbozzata la sera prima

nello sprol.h.o.o.q.uio di paolo nori al teatro della filarmonica

che è la seconda volta che entro lì dentro

nel 1975 su quel palco c’erano terry riley la monte young  e l’indiano prandit pran nath accovacciato nell’oceano sonoro del suo sitar

trovo su internet un’immagine di quel posto e vedo lezioni di tango

nel salone del teatro di palazzo bourbon dal monte nella prestigiosa sede della società filarmonico-drammatica di macerata di via gramsci grazie alla disponibilità data dal consiglio direttivo nella persona del presidente

sulle sedie scomode del corridoio d’ospedale leggo quotidiani e alfabeta2

osservo le altre persone cerco con gli occhi la luce del giorno che fatica a imporsi

vedo una signora fin troppo loquace il marito silenzioso le infermiere

la barista che guarda altrove mentre mi prepara il cappuccino esco a fumare ogni tanto

incontro una mia cugina che dice si corre per ospedali de sti tempi parliamo di futuro dei figli di parma del ris di architettura e di legami parentali

parliamo ancora in un secondo incontro casuale in tarda mattinata

invece la pioggia della sera prima diventa già un ricordo e nostalgia e ferruginoso inarcare del corpo alla ricerca dell’impossibile equilibrio tra l’esserci e l’ansia di mostrare di sé la parte che interessa solo te è vero il pubblico sei tu che t’ascolti

a cena una pizza nei locali assai fumosi attorno a quel 1975 dove i congiurati del manifesto si riunivano torturando un grande tavolo

di scritte aggressive vogliamo tutto il pane e anche le rose  l’oriente è rosso

si parla di sibilla aleramo di libertà e io ribatto dell’unica vera libertà che è il denaro

si costeggia poi nella pioggia il palazzo del mutilato

ripenso all’ex- upim pieno di editoria locale che ho attraversato nel pomeriggio quell’ambiente che era la modernità della merce

e sguish salto nel tempo sto per raggiungere di sotto il reparto giocattoli

per acquistare finalmente una  jaguarmatic la pistola col giaguaro in rilievo sull’impugnatura che bastava un click per inserire la sicura bloccante il grilletto

sei sotto tiro non fare un passo chiudi il becco bastardo sbloccare poi la sicura  per sparare sparare sparare a vuoto

ammazzando nella mente spie banditi poliziotti e mentre la vecchia madre si opera mi avvio verso i cappuccini proprio sopra la stazione le porte spesso varcate per prendere il treno della notte verso roma

la littorina che vola nella notte via sforzacosta tolentino albacina fabriano cambio a fabriano stazione di fabriano poi foligno orvieto terni orte arrivo in capitale primo mattino

in chiesa accendo un lumino a padre pio di quelli elettrici che basta infilarli su quel qualcosa che spunta da sotto minaccioso perché s’accendano di funebre luce tremolante

incrocio un frate vorrei chiedergli dov’è sepolto alessandro

l’assassino di marietta  gli dico solo buongiorno sui muri occhieggia giovannino guareschi dovevo portarmi la macchina fotografica dimenticherò tutto

l’aria è fresca entro ancora in ospedale

alla cassa del parcheggio una zingara continua a elemosinare spicci

la vecchia madre è di spalle nella sala medicazioni sta parlando di quando ci sono i figli e di situazioni limite di delitti e di interessi superiori mi s’avvicina bendata all’occhio che non sarà più opaco e che sarà inumidito di collirii a intervalli regolari

un integratore accentuerà il lacrimarsi necessario

l’umidità del commuoversi stabilito per prescrizione medica

s’esce tardi da colà con mille raccomandazioni si torna nella casa familiare

la tv spenta mentre si pranza il vino forse sa di vino

m’addormento nella camera da ragazzo sogno di roncisvalle

di draghi che sbuffano via vapori mi sveglio sudato e la voglia di recuperare un libro di cui parlava  un altro mio cugino la sera prima davanti alla filarmonica

le macchine passavano radenti io cercavo di togliergli via i tatuaggi dal braccio e dicevo guarda sei tutto sporco il libro si chiama scatti in movimento

parla di quel passato così spesso qui evocato dalla metropoli alla provincia comuni hippy festival di giovani proletari pugni chiusi ritagli di giornali

locali incidenti alla mensa universitaria di macerata i diciottenni sono duemila anche nel vangelo si parla di divorzio  il cantagiro sfilerà per le mura

era il 1966 avevo dieci anni

i corvi cantavano un ragazzo di strada gianni morandi notte di ferragosto

il giorno di ferie con mamma finisce nel tramonto rosso van gogh

delle ondulazioni collinari sullo sfondo il monte san vicino che si vede dappertutto da queste parti.

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