LA MUSA MALATA

O mia Musa, stamane sei triste, ahimè. Qualcosa

t’accade: hai pianto di spavento notturno,

e vedo che la fredda Follia col taciturno

Orrore, or l’una or l’altro, sulvolto ti si posa.

 

Il Succubo verdastro, forse, e il Folletto rosa

dagli orci ti versarono paura e amore a turno;

o col pugno dispotico, in riva ad un Minturno,

ti gettò forse l’Incubo nell’onda favolosa?

 

Io vorrei che, spandendo il più salubre odore,

il tuo seno albergasse idee forti esultanti;

che ritmico il tuo sangue cristiano scorresse

 

a fiotti: come il numero delle antiche e sonore

sillabe, dove a volte regna il padre dei canti,

Febo, e talvolta Pane, signore d’ogni messe.

 

CHARLES BAUDELAIRE

(traduzione di Romano Palatroni)

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