VEGLIONE DI CAPODANNO

Veglione ai Settecolli di Filottrano

– mia patria d’elezione –

come ai vecchi tempi

selezione di affettati e formaggi

stavolta i vecchi eravamo noi

sformatino di polenta con fonduta e porcini

Aprile è il più crudele dei mesi, genera

Lillà da terra morta, confondendo

Memoria e desiderio

in una saletta laterale del ristorante

quasi lontano dalla confusione degli oltre 200 ospiti

crespelle alla svizzera

verdicchio all’inizio un rosso indistinto poi

il dj annaspa tra pezzi trash

(“suona” persino Rettore, persino sigle di cartoni d’annata)

e qualche brano house eccita gli animi ma solo per un po’,

rock a tratti, “brigittebardot” e “meuamigo charlie, charlie brown” per iniziare

chitarrine al ragù di faraona

quando tutti sono intenti a sollevar le braccia urlando UAI EM SI EI dei Village People

dico all’amico che indossa una giacca spillata con un tricolore della RSI

che “no, non si può ballare una musica da frosci e pure negri” calcando le esse e le erre

per accrrescere l’effetto enfaticamente stridente

un’orda di ragazzini avanti e indietro si mescola a quelli che vanno a fumare fuori

L’inverno ci mantenne al caldo, ottuse

Con immemore neve la terra, nutrì

Con secchi tuberi una vita misera.

L’estate ci sorprese

spallino di vitello al forno carrè di maialino arrosto

tutti erano  molto “eleganti” persino io indosso una cravatta verde con dei pallini

la prima tirata via dal mucchio ma “che ci sta benissimo” con la camicia

su un blazer blu anni 80 stile Brian Ferry

le signore che  nei vecchi tempi erano le ragazze per lo più vestite di scuro,

capelli fatti, pelle ritoccata dal trucco, tutti gran sorrisi un trionfo di tubini

cipolline al balsamico patate al rosmarino

all’inizio si balla con i sempreverdi apripista

le stesse trite parole cantate urlate da almeno 40 anni

semifreddo al caffè caffè e liquori

nella saletta su un tavolino i superalcolici, Mcallan, whisky scozzese di puro malto, 

quello che beveva Mordecai Richler fumando un Montecristo,

già mi suona bene la presenza del Macallan, rende “letteraria” la serata,

ma niente grappa

al bar qualcuno prepara finte dosi di cocaina con lo zucchero su un carrello smaltato

l’esibizione si ferma all’arrivo dei bambini,

qualcuno fotografa, qualcuno taggherà quelle foto su Facebook

Quali sono le radici che s’afferrano, quali i rami che crescono

Da queste macerie di pietra?

Figlio dell’uomo,

Tu non puoi dire, né immaginare, perché conosci soltanto

Un cumulo d’immagini infrante

alterno balli con la lettura della TERRA DESOLATA e il Corriere della Sera

trovato sotto un divano

leggo di Johnatan Franzen nell’innamoramento di Paolo Giordano

per l’atteso romanzo “Freedom” che Obama la scorsa estate leggeva in vacanza

leggo di Abel Ferrara tossico criminale a Scampìa

“La prima volta che andai a Scampia non fu per fare sopralluoghi per il film ma per cercare la droga. Ero un tossico e in quanto tale un criminale”.

(intanto adesso sto scaricando da Torrent New Rose Hotel che stenta a partire

downloading 0,01% i picchi di upload ogni tanto compaiono poi spariscono)

Città irreale,

Sotto la nebbia bruna di un’alba d’inverno

dopo la cena servita con un buon tempismo, il prosecco a mezzanotte

quindi i brindisi i baci

arrivano quelli che passavano di qui per caso con i loro giubbotti e sciarpe ben calzate

per affermare loro provvisorietà

continuo a leggere Eliot

La tenda del fiume è rotta: le ultime dita delle foglie

S’afferrano e affondano dentro la riva umida.

Il vento Incrocia non udito sulla terra bruna.

Le ninfe son partite

Dolce Tamigi, scorri lievemente, finché non abbia finito il mio Canto.

Il fiume non trascina bottiglie vuote, carte da sandwich,

Fazzoletti di seta, scatole di cartone, cicche di sigarette

O altre testimonianze delle notti estive.

Le ninfe son partite.

E i loro amici, eredi bighelloni di direttori di banca della City

il “Sermone del fuoco” lo rileggo almeno 3 volte

qualcuno mi guarda leggere e dentro di sè credo si stupisca

che qualcuno abbia l’ardire di leggere qualcosa a un veglione di capodanno

sul Corriere leggo della Costa d’Avorio

di Gabgbo che non cede e resterà al potere

di Alassane Ouattara vincitore delle elezioni di fine novembre

Dalla metà degli anni Novanta, l’epoca della morte del primo e celebrato presidente Félix Houphouet-Boigny, la Costa d’Avorio non è più riuscita a ritornare alla stabilità dei primi decenni della sua esistenza come Stato indipendente. La crisi ivoriana ha origine in quegli anni, nella lotta di successione tra Ouattara, allora primo ministro, e il presidente dell’Assemblea nazionale Henri Konan Bedié

Tuit tuit tuit Giag giag giag giag giag giag

Così brutalmente forzata.

Tiriù

penso a come Ezra Pound, miglior fabbro, ha prosciugato il delirio di Eliot

e a quanto “materiale” avrà cassato con una matita di quelle spesse

per rendere il poema leggibile come è ora

Città irreale

Sotto la nebbia bruna di un meriggio invernale

leggo sul giornale (strano sfogliarlo in questa situazione)

delle “morti” di personaggi famosi

Nel 2010 sono morti Lino Banfi e Lucio Dalla, o almeno questo hanno scritto alcuni siti e letto (e creduto, almeno per un momento) milioni di internauti. Ai tempi di internet il confine tra vero e verosimile può infatti farsi molto sottile: basta un clic e le verità apparenti fanno il giro del villaggio globale

in pochi secondi osservo intanto chi mi sta intorno

chiedo a mia moglie chi è questo chi è quello

conosco tutti e non conosco davvero nessuno

tra i ritardatari che son passati di qui per caso

e vengono a salutare c’è chi si stupisce della mia cravatta

e mi fotografa

con attitudine da criminologo (forse più da antropologo che da giornalista)

cerco di capire i rapporti di chi mi sta intorno

quei due ragazzi sono insieme per esempio?

chi sta con chi?

“che ti importa?” dice mia moglie

arriva il campione locale di ciclismo,

bacio anche lui

di qualcuno cerco di evitare gli sguardi

saluto il sindaco chiamandolo “signor sindaco”

bacio anche il sindaco

quando il dj comincia a cantare “stasera mi butto”

penso sia davvero troppo

dove sono i bei ritmi che ti spingono a muovere il corpo come fossimo tutti sul set di Pulp Fiction?

con l’indice e il medio a v passato di fronte agli occhi?

o con i pugni avanti e indietro intrecciati come in manette?

Nell’ora violetta, quando gli occhi e la schiena

Si levano dallo scrittoio, quando il motore umano attende

Come un tassì che pulsa nell’attesa,

Io Tiresia, benché cieco, pulsando fra due vite,

Vecchio con avvizzite mammelle di donna, posso vedere

Nell’ora violetta, nell’ora della sera che contende

Il ritorno, e il navigante dal mare riconduce al porto

e il risveglio non è traumatico niente più dolori al collo e alla schiena

d’altronde ben sopportati al ristorante

prima azione dell’anno,

ancora accendere la tv a caccia di immagini

stamattina c’è Sodoma e Gomorra,

c’è Totò,

vedo un accenno di “Alice non abita più qui” di Scorsese

nella notte profonda invece

quando a Times Square ormai si sono baciati tutti

e dove vorrei essere almeno una volta nella vita a capodanno

qualcuno saluta qualcuno rivolto alla webcam tra la 46th Street e la 7 Avenue

cerco immagini in tv

vedo i fuochi di Berlino

intravvedo su Current Marco Travaglio

niente mi soddisfa come sempre

su RaiStoria vedo un vecchio servizio Rai

dove incredibilmente il cronista dell’epoca si aggira tra il traffico

fermando gli automobilisti che passano col rosso

il microfono col filo attaccato alla cinepresa (riprese in pellicola)

mi chiedo come faccia ad aggirarsi all’incrocio così abilmente

senza essere investito

Il fiume trasuda Olio e catrame

Le chiatte scivolano

Con la marea che si volge

Vele rosse

Ampie Sottovento, ruotano su pesanti alberature.

intanto adesso è quasi mezzogiorno mia moglie traffica in cucina per preparare l’arista all’arancia

Spremete le arance e grattugiate la scorza, facendo attenzione a non usare anche la parte bianca, che è amara. Insaporite il succo con il rosmarino, la menta, lo spicchio d’aglio tritato e l’alloro.Fate marinare la carne in questo succo, rigirandola per farla insaporire su tutti i lati.Fate sciogliere una noce di burro in una casseruola e rosolateci la carne, sempre rigirandola in modo da farla dorare su tutti i lati.Condite con olio, sale e pepe e irrorate con qualche cucchiaio di succo della marinatura. Cuocete in forno già caldo a 180 gradi per circa 1 ora, sempre rigirando la carne ogni tanto.Nel frattempo filtrate il succo della marinatura e insaporitelo con qualche cucchiaio di aceto balsamico, un pizzico di sale, una macinata di pepe fresco e lo zucchero.Irrorate la carne con questo succo e fate cuocere ancora qualche minuto.Avvolgete l’arista in un foglio di carta stagnola e fatela raffreddare. Nel frattempo fate sciogliere una noce di burro con la fecola, aggiungete il fondo di cottura e mescolate in modo da ottenere una salsa cremosa.Servite l’arista a fettine, cosparsa con la salsa all’arancia.

Forse al veglione mancavano però le donne che andavano e venivano parlando di Michelangiolo.

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