IL CONFINE MEDIATICO (42)

XIV Congresso del Partito comunista romeno, bandiere, spighe di grano, la parola al Conducator e lo squillo di un cellulare. «Hai il diritto di parlare liberamente — dice la voce fuori campo— mille minuti di libera espressione». Romania vent’anni dopo, sembra un incubo alla Ionesco, è uno spot di telefoni in tv. Il discorso di Nicolae Ceausescu al Congresso del novembre 1989, un mese prima della fine del regime, riciclato a beneficio del capitalismo in marcia. È la Ceausescu-mania: cellulari, case, cioccolato, profilattici, da qualche anno il Genio dei Carpazi fa vendere di tutto. E gli eredi presentano il conto.

vincente in Romania

«Vogliamo solo fermare lo sfruttamento del nome», dichiara Valentin Ceausescu, il figlio che fu adottato da Elena e Nicolae nel 1948 per promuovere le adozioni degli orfani di guerra. Fisico poco interessato alla politica, Valentin è l’unico discendente in vita dell’oscuro dittatore fucilato nel Natale ’89. Insieme al cognato, due anni fa ha registrato il proprio cognome all’Ufficio Invenzioni e Brevetti; da allora, ricerche storiche a parte, chiunque intenda utilizzare il «marchio» per libri, film, spettacoli e pubblicità deve chiedere l’autorizzazione alla famiglia.

A gennaio è partita la prima denuncia, contro il Teatro Odeon di Bucarest dove a dicembre era andata in scena la pièce teatrale Le ultime ore di Ceausescu, coproduzione svizzero-tedesca basata sulla ricostruzione storica degli eventi che sfociarono in arresto, processo sommario e fucilazione di Elena e Nicolae. Valentin chiedeva la sospensione delle rappresentazioni e un risarcimento simbolico di un leu, pari a 25 centesimi di euro (accolto con calore a Berlino, Berna e Zurigo, lo spettacolo ha avuto solo due repliche romene). Per la società di produzione «le figure storiche appartengono a tutti e non possono essere coperte da un marchio come una bevanda o un telefonino».

Eppure, concentrato di cinismo, puro marketing o nostalgia per le sicurezze garantite da un ventennio di feroce repressione, il brand funziona. Conseguenza perversa di decenni di culto della personalità, contrappasso per il tiranno che faceva ritoccare le foto ufficiali per non sembrare più basso dei suoi ospiti, come nei Racconti dall’età dell’oro, il film sull’ultima fase della dittatura presentato dal regista romeno Cristian Mungiu a Cannes 2009.

«Lunga vita alla rivoluzione urbana» recita lo slogan lanciato l’anno scorso da una compagnia immobiliare nella città di Arad. «Capitalisti di tutto il mondo, restate connessi» è la rielaborazione del richiamo proletario scelta da una società di telefonia mobile. Uno spot di anticoncezionali si chiede come sarebbe andata se i genitori di Hitler, Stalin e Ceausescu avessero usato precauzioni. E sono tornate in circolazione le barrette «Rom» di cioccolato al rhum sparite dopo il 1989. Sulle confezioni il volto del Conducator, composto e riprodotto in serie per gli scaffali dei supermercati.
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MARIA SERENA NATALE PER IL CORRIERE DELA SERA

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