BAGET BOZZO

Sono entrato – espressione assai sostenuta – un paio di volte nella vita di Don Gianni – e pur soltanto per l’espace d’un  matin, e in un caso in modo traslato, virtuale, appena una segnalazione minuta, una telefonata rivelatrice, un porre in essere di un gesto prima solo pensato, ma che poi si invera e diventa l’insieme delle piccole cose che rendono la vita spesso divertente…insomma entro nella vita di questo corpulento prete politico quella volta che il mio compagno di vita professionale, mentre lo sta intervistando al tavolino di un bar di Rimini durante il Meeting citato per i bonzi del Monte Koya.

Guarda che su la Repubblica c’è un’intervista a Don Gianni, gli dico.

Lui riporta. Quello va a comprare il giornale. Ecco quel gesto che succede a delle parole dette proprio per spingere all’azione. Pensiero e azione.

Allora? gli chiedo quando poi ci incontriamo.

Don Gianni leggeva il pezzo avidamente, fa lui, dovevi vedere i suoi occhietti come scorrevano sulle righe.

Poi la scena cambia. Siamo in un elegante albergo di Gubbio, dove si svolge un seminario di formazione politica di Forza Italia. Mi accredita un indigeno che fa il produttore di documentari e che è lì reduce da trascorsi impegni istituzionali, d’appoggio a qualche consigliere cittadino. Ho il vestito a giacca e la cravatta. Ostento la divisa che occorre. Ci appartiamo con lui in una grande sala. Sui tavolini è pieno di quotidiani. Chiacchieriamo di ciò che ci interessa ma senza convinzione. Faccio incetta di giornali. Li metto sottobraccio. Un’altra parte del resort è occupata dal Circolo. Tra le tante iniziative editoriali il Circolo pubblicava un sofisticato settimanale di cultura il Domenicale: ho comprato il numero uno perché parlava di Junger. Ci sono i libri di Maria Zambrano sui tavoli e dei classici del liberalismo e la possibilità di abbonarsi alla rivista e altre pubblicazioni che quasi solo a Milano riesci a scovare, anche se l’Erasmo si trovava anche nelle librerie Feltrinelli, accanto a qualche improbabile Falce & Martello, organo degli ultimi rimasugli del marxismo-leninismo-maotsetungpensiero d’Italia, che tanto mi ricorda le vecchie Feltrinelli. Felici contraddizioni dell’epoca attuale. Su quei tavoli c’è quel qualcosa che riguarda il socialismo imbastardito dallo spirito dell’etica protestante misto al pragmatismo magna magna tipicamente latino con spizzichi vari di cultura sopra le righe ecc ecc.

Baget Bozzo è al tavolo della presidenza nel salone dei convegni. Si rifocilla in una pausa. Lo avvicino. Lo saluto. Mi dispiace di non avere con me uno dei suoi libri – soprattutto quello edito da Leonardo con una sua foto in copertina – per farglielo firmare. So che gli autori sono sempre contenti di tracciare qualche linea di penna sulle pagine bianche dei loro libri pubblicati. Gli ricordo l’episodio dell’intervista su Repubblica da me segnalata e che quel giorno gli era sfuggita, giusto per trovare un argomento personalizzato. Dice di ricordare, ma dice di ricordare credo solo per cortesia, anche se con i preti non è mai detto, che son uomini pieni di risorse che non ci s’immagina. Dopo la lettura dell’intervista, mi dice Don Gianni, ha ricevuto telefonate da varie persone. Non specifica di più. Sembra un uomo soddisfatto di sé, nonostante l’aria stanca e quel corpaccione che si porta appresso.

Parliamo dell’importanza della cultura nella politica ma si vede che insegue un suo ragionamento precedente, come se fossi stato presente al seminario fin dall’inizio.

Alla fine dice grazie, stringendomi la mano, mentre finisce di sorseggiare un cappuccino e sfoglia la mazzetta dei quotidiani dirigendosi in direzione della sala convegni.

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