TANO

                   Lui vede me. Nella foto sono infatti al centro dell’inquadratura. Io vedo lui che sta fotografando.

                 Istintivamente mi copro il volto. Non si sa mai che fine può fare quell’immagine (infatti eccola lì, mi dico adesso).

                 In quel momento non so ancora che quello che sta scattando foto in continuazione è il famoso Tano D’Amico. Il fotografo del Movimento.

                I suoi ritratti, rigorosamente in bianco e nero per aggiungere sentimento all’insieme, un sentimento crudo ma appunto genuino, le trovi dappertutto a Roma in quel periodo.

                    Siamo sul viale dell’università. Dentro i cancelli. Non so se si sta svolgendo una di quelle noiose generiche assemblee come ce n’erano tante o qualcosa di più. Credo si tratti di un momento più epocale. Un po’ di comprensione: sono passati quasi trenta anni. Ricordo il gesto della mano. Vedo il fotografo che scatta. Forse è per questo che non ricordo invece la circostanza. La concentrazione sta tutta nel nascondermi.

               Lui non saprà mai chi sono io. Nel sito internet dove ho trovato l’ immagine aggiunge una didascalia. Foto di gruppo, la chiama.

 C’è una mia immagine, che ricordo e che mi piace che poi non è una mia immagine, è un’immagine degli altri. Infatti è una foto di gruppo del ’77: allora si vedono delle persone che hanno fatto carriera, delle persone che si sono uccise, delle persone che hanno ucciso, delle persone che si sono tirate via dalla vita…”

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