SHODO HABUKAWA

Siamo nell’oceano e questo oceano è la nostra azione.

Tardo pomeriggio di un fine agosto. E’ il 1997.

E’ passata poco più di una settimana da quando non c’è più mio padre. Tornare al lavoro è un buon metodo per elaborare il lutto (espressione stupida ma efficace).

Questo oceano è il luogo della nostra esperienza quotidiana, continua così il capo spirituale dei monaci del Monte Koya in Giappone e che adesso sta parlando sul terrazzetto dove si tengono le conferenze nella vecchia sede della fiera di Rimini.

In questo oceano dell’esperienza della vita quotidiana, noi siamo più o meno commossi e possiamo fare l’esperienza imprevedibile del mistero, il sole sta scendendo, la luce crepuscolare rende più affascinanti le parole del bonzo che parla con le gambe accavallate con una lentezza esasperante (lui parla in giapponese, poi la traduttrice rimanda le parole in italiano, tutte puntualmente registrate dal mio operatore di ripresa).

La scena è il Meeting dell’Amicizia tra i Popoli organizzata da CL, sono qui per realizzare un servizio sulla partecipazione di questi buddisti che si incontrano con il popolo cristiano dell’appuntamento di fine estate a Rimini.

Consideriamo ad esempio un piccolo fiore, qui Habukawa arriccia gli occhi che diventano delle fessure minuscole, lo vedo dalle riprese, un piccolo fiore nella valle: questo fiore termina la sua esistenza bella, meravigliosa e pura senza che qualcuno se ne accorga.

Questo passaggio mi colpisce subito molto. Significa che la bellezza e la purezza esistono indipendentemente dalla nostra volontà individuale.

Al momento dell’intervista ci appartiamo nelle vicinanze dell’ufficio stampa. Habukawa si siede sulle scomode poltrone, si siede anche la traduttrice, è tutto proteso verso di me, aspetta le mie domande.

L’operatore di ripresa prende posizione di fronte. Su un tavolino di vetro che sotto il suo peso si schianta. L’operatore ruzzola all’indietro. A stento trattiene un’imprecazione. Lo leggo in una smorfia della sua bocca. Suda adesso ed è rosso in volto. Quel rumore improvviso rompe l’incantesimo del momento. Arriva qualcuno a spazzare i frammenti di vetro sparsi dappertutto. Provo a scherzarci sull’episodio.

Anche questa può essere bellezza, improvviso senza convinzione. La traduttrice non so se capta l’assonanza con l’inizio intervento del monaco buddista. E soprattutto non capisco quello che sta pensando Habukawa, il suo volto è impenetrabile

http://www.meetingrimini.org/Default.asp?id=671&item=1164

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