RAUSCHENBERG

 

Con la Pop Art in persona invece solo uno sguardo di intesa, ma tanto basta quando si tratta della Pop Art in persona.

Sfoglio il catalogo. Dentro c’è il biglietto di invito alla mostra che dice: robert rauschenberg (minuscolo) sarà presente all’inaugurazione della sua mostra personale lunedì 18 novembre 1991 ore 18 cocktail catalogo in galleria presentato da Achille Bonito Oliva (maiuscolo). Felice vertigine di superficie, leggo nel testo di ABO (vedi). Stupidamente – tutti lo facevano – non mi sono fatto firmare il catalogo dalla Pop Art in persona. Ma quello sguardo d’intesa ripaga l’assenza del segno grafico vergato di suo pugno.

Nel 1991 Rauschenberg aveva 66 anni,

allora era molto in forma, stringeva in mano un bicchiere tozzo con un dito di whisky. Gli ho detto Maestro, in italiano e lui ha sollevato il bicchiere con un gesto diafano. Diafano il gesto come diafani erano i suoi quadri che descrivevano nelle sale bianche della Galleria Il Gabbiano di Roma una dinamica del campo visivo da scorrere con lo sguardo più che da conquistare con l’occhio. Ecco il perché di quello strizzare gli occhi, gli occhi di lui, la Pop Art in persona in quel freddo pomeriggio di novembre, mentre sollevava a mo’ di brindisi il bicchiere con un dito di whisky. Forse era già ubriaco. Comunque allegro.

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