ECO

L’occasione è un convegno su Marte.

Ricevo la commissione mentre navigo sul Canal Grande. La sera tornando in albergo tra le calli si svolgono litigi familiari, secondo il rito consueto dei silenzi, delle sfuriate, delle maleparole. Purtroppo avviene questo. Non mi piace ricevere telefonate di lavoro quando sono in vacanza. Ecco tutto.

La vacanza finisce come spetta sempre per ogni cosa che avviene, si svolge e finisce. Mi rimane sospeso un possibile regalo per mia figlia che anche adesso che è grande tornerei nel negozio Disney di Venezia per comprarle il pupazzo di Toy Story, lo sceriffo. Iooo, solo Wuuudi, mi ritorna sempre in mente, la sua richiesta bambinesca e i miei dinieghi stupidamente adulti, in quel magnifico pomeriggio veneziano. Insomma preso da uno dei miei impulsi di tirchieria non le comprai il pupazzo. Adesso sarebbe attaccato da qualche parte in camera sua anche a ricordare quella gita.

A  vacanza finita mi aspetta il servizio che si svolge a due passi dalla casa di Umberto Eco, quella che si vede sulla destra per chi entra in paese.

Si parla molto di Marte anche in modo scientifico, con immagini e calcoli e possibilità e resoconti di esperienze e illustrazioni di attività in corso. Eco, quando arriva il suo turno, dice del grande equivoco di una cattiva traduzione dell’italiano canale che è diventato in inglese channel, stravolgendo il significato originario e presupponendo quindi la presenza di canali d’acqua, quindi di città, di abitanti di Marte, di marziani.

Il servizio sarà piacevole, qua e là interessante ma sul dunque dell’intervista al Professore/AutoreDelNome DellaRosa non accenno per niente a questa che era la questione fondamentale, la questione su cui si è costruita una mitologia letteraria bibliograficamente densa di titoli.

Un semplice significato doppio, un’alternativa minuscola fatta di sfumature, qualcuno che distrattamente chiama quel qualcosa nel modo che spinge a pensare che. Buffo.

Prof.Eco ne aveva ampiamente parlato nel suo intervento quindi rimarcarne i passaggi nodali è compito del buon porgitore di microfono. Sto affinando la mia tecnica giornalistica basata sull’improvvisazione (supportata da sedimentazioni eccetera eccetera).

Una qualsiasi domanda – mi chiedo accendendo il microfono mentre con la coda dell’occhio cerco la luce rossa della telecamera – una qualsiasi domanda al Professor De’ Professori suona un insulto alla Intelligenza Magna e Collettiva.

Di questa storia dei canali mal tradotti Eco ne aveva parlato nel suo modo sbuffante, quasi avesse a noia del ripetere la tiritera più volte replicata.

Per tutto il convegno l’unico a fumare (ormai è legge non farlo più in luoghi pubblici) è stato proprio l’ Esimio Prof. Di Semantica che abita lì vicino ed è amico… o almeno ha cordiali rapporti  col Sign. Sindaco, presente nella sala del suo Comune che ci ospita.

Siamo sulla Torre Malatestiana, il locale è stato da poco restaurato e quella è la prima occasione per mostrare il lavoro svolto dall’amministrazione.

Avere lì Umberto  Eco non è poco. Non c’è nessuno al convegno ma non è poco averlo lì… anche se abita a due passi… la disponibilità di quest’uomo è limitata, giustamente limitata. Viene in questo paese arroccato per riposarsi, magari a suo modo cioè ancora studiando ed elaborando e cogitando… però nell’otium. Non avrà potuto dir di no al sindaco che lo incontra sempre all’edicola o dal tabaccaio.

Comunque è l’unico Umberto Eco ad aver fumato al convegno. La sala è grande ma questo non giustifica niente. Anzi qualcuno – forse il sindaco stesso – si è sollecitato di portargli all’Illustre Ospite Reverendissimo un portacenere.

Non ho resistito alla tentazione di cominciare l’intervista con una nota personale. Gli dico lei è l’unico che ha fumato, ma nessuno le ha detto niente perché lei è Umberto Eco, no?  cerco di rendere neutre le parole, la mia è un’espressione divertita, quasi un’osservazione da ricercatore sul campo, con la dovuta obiettività, senza porre questioni di sorta, una pura constatazione dello star compiendosi d’un qualsiasi fenomeno, comportamentale o di costume collettivo.

Eco mi guarda dal basso in alto ma è come se fosse al contrario (io lo sovrasto tanto più armato di radiomicrofono), sorridendo, non so se si sente colpevole (non credo proprio) oppure la cosa lo diverte.

Inizia l’intervista.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...