BIGIARETTI

 

Dello scrittore nato a Matelica ho un piccolo libro Bompiani del dicembre 1973, – riesco quasi a vederla Matelica da qui se non ci fossero quei monti là, quelli che sono parte della mia skyline –comprato il 25 novembre 1987 da uno di quei bouquinistes che stanno a piazza Cavour in Ancona. Ero sposato da qualche mese (fanno fede le date?) e nell’invernata realizzai dei programmi radiofonici alla Rai regionale. Il libro l’ho preso perché volevo avere in casa un qualche feticcio che mi ricordasse l’intervista allo scrittore nella sua casa di Roma, fatta d’estate per un precedente contratto. Si intitola La scuola dei ladri e l’anno di edizione è il 1966. avevo dieci anni, quasi potevo leggerlo quel libro allora, in fondo si parla di ragazzi.

Cerco tra le parole del libro qualche suggestione che mi riporti a quell’incontro.

Abitavamo ai Monti…d’estate andavamo anche in villeggiatura, andavamo al mare a costo di qualunque sacrificio…che noia, le serate in casa…tornò l’estate, fu luglio…lui diventò ancora più grigio sulla faccia…ma è inutile che continui a rammentare troppi particolari della mia vita di allora…

L’intervista si svolse sul terrazzo della sua casa romana. Avevo con me il Nagra1 per registrare la conversazione. Bigiaretti aveva quasi ottanta anni e non sembrava molto in forma. Quello che mi interessava – mi interessa ancora – è sapere come nasce la scrittura, come mai ad un certo punto un discorso messo con un certo ordine 2, diventa narratività, gusto del raccontare, piacere del testo 3, il puro divertimento del leggere che diventa esperienza che diventa conoscenza ma che permane sempre come piacere. Qualcosa il vecchio scrittore mi rispose di sicuro. Lo ricordo con il volto appoggiato ad una mano come nelle foto posate di retrocopertina. L’espressione seria. La concentrazione nel rispondere alle mie domande dimenticate. Mi piace avere quel piccolo libro dalla copertina nera, con il prezzo mangiucchiato per nasconderlo (era sicuramente un regalo), la carta spessa nemmeno ingiallita, piccole pieghe in alto sulle pagine di sinistra, per esattezza da pagina nove a pagina quindici, perché in fondo al volumetto c’è un profilo biografico di Bigiaretti e lui era ancora vivo all’epoca della pubblicazione. E’ segno di una sua presenza, come se quel pomeriggio romano, su quella terrazza nell’ombra di un pomeriggio assolato, si fosse cristallizzato, in un eterno ripetersi, il gesto di porgere il microfono del Nagra. Forza della memoria e sua debolezza. Rimane un’immagine ed un gesto. Si dimentica tutto il resto. Forse è un dimenticare l’inessenziale per fermarsi sulla sostanza. Rileggere in quel modo frammentario il suo scrivere è un sistema per farlo rivivere.

Da qualche anno si svolge un Premio Libero Bigiaretti a Matelica.

1 Registratore professionale, con un suo tipico microfono, riconoscibilissimo e di un certo ingombro, in dotazione alla Rai per le interviste radiofoniche, almeno fino agli anni 80.

 2 Non è lo stesso argomento che richiama il titolo di M.Foucault dove si parla di meccanismi sociali di controllo, cfr. L’ORDINE DEL DISCORSO – EINAUDI

3volendo anche qui c’è un riferimento e infatti nell’intervista usavo citazioni dal piccolo libro di Roland Barthes, memore dei miei studi recenti, questa citazione mi sembrava particolarmente significativa per Bigiaretti: la lingua affluisce nel discorso, il discorso rifluisce nella lingua, essi persistono l’uno sotto l’altra, come nel gioco dello scaldamani (pag.23 R.BRATHES-LEZIONE-EINAUDI 1981)

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