PEDULLA’

 

Vigliacco se tra le pagine dei libri della mia biblioteca spunta fuori una tesina che avevo scritto per un esame all’Università, uno dei pochi di letteratura. C’era un confronto secondo lo stile di Pedullà su Svevo e la sua U.S. (ultima sigaretta) e la sospensione dei personaggi in cerca d’autore. Assenze messe a confronto, mi pare di ricordare.

Quando Pedullà è stato presidente della Rai partecipò ad un convegno sul futuro della televisione della comunicazione delle nuove tecnologie delle strategie nuove occhessoio a San Marino, proprio nel palazzo dov’è la sede dell’emittente dove lavoro.

Mi avvicino, durante il coffee-break, al professore, perché devo assolutamente dirgli di quel mio precedente che lo coinvolge, della tesina su Svevo e Pirandello e del fatto che non essere punto preparato allora per l’esame costituiva il lato buffo della cosa, e dire che ragazze prima di me prendevano su dei ventiquattro o peggio e magari chissà quanto avevano studiato loro e che solo quella tesina era il succo della mia preparazione, la discussione su quelle mie scarne parole che m’aveva portato persino ad un buon risultato nell’esame di Storia della Critica Letteraria Moderna e Contemporanea, la sua cattedra. Trenta e lode, mica niente. Solo per quella tesina.

Eppure l’avevo messa in un libro-chiave. Da ritrovare all’occorrenza. Dentro l’opera completa in spagnolo di Borges? Lì, non c’è… Joyce? Naaaaa…forse nel cofanetto proprio di Svevo?

Vado a cercarlo. Niente nemmeno lì. Non lo troverò mai.

Comunque il professore quella volta dell’incontro sporadico, abbozza un sorriso di circostanza, un sorriso politico.

 

Ah, si? Davvero? dice…è evidente che non si ricorda, sarebbe stupido pretenderlo. Complimenti allora, conclude con una stretta di mano quell’amarcord che sembra lasciarlo interdetto. Forse la sensazione avuta all’esame di averlo fregato era sbagliata, non era un esame rubato, forse meritavo quel bel voto pieno, trovando nel mio parafrasare il suo stile stimoli divertenti, contrariamente alle ragazze che accettavano qui ventiquattro, frutto di veri sudati studi.

Non potevo però chiederlo al professore quel giorno a San Marino. Ma spero abbia capito i miei non-detti.

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