LA VOCE DI SUSANNA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un libro che inizia con una frase secca, composta di due, tre parole, è subito affascinante.  Entrò Carla. E’ già delineato un contorno fatto di interni, porte che si aprono, un divano, giornali sparsi qui e là. Un libro aperto. Un interlocutore. Una finestra spalancata forse.  L’incipit di Alberto Moravia è leggenda, è storia della letteratura. Il seguito de GLI INDIFFERENTI conta, ma solo relativamente rispetto a questo modo di cominciare una storia. Poi si scoprirà che l’interno borghese è avvolto in una grigia oscurità e solo una lampada illumina le ginocchia di Leo, seduto proprio su un divano. L’incipit però è interrotto da un punto e virgola. Costringe il lettore a entrare nella stanza.

Proviamo con altre storie. In principio sobbalzò. Stavolta un punto permette di fare una sosta doverosa. Chi legge sa che questo non è che l’inizio: è già dichiarato l’inizio. Allora il lettore stesso sobbalza. In principio di cosa?  Chi sobbalza? E perché tutto quanto è già successo? Scatta la curiosità. Quella terza persona è Anselma di LUISITO UNA STORIA D’AMORE: il nome della protagonista compare solo dopo aver letto una ventina di righe del libro di Susanna Tamaro.

Ho cercato tra i miei libri altri inizi così folgoranti. Giuseppe Berto, Sandro Veronesi, Goffredo Parise, Alessandro Piperno, ancora Moravia. Forse mi ha tradito la fretta di trovarne ed ho abbandonato subito l’impresa. Sfoglio allora gli altri volumi che ho sottomano di Susanna Tamaro. In PER VOCE SOLA leggo: Caro diario, di nuovo lunedì. Penso alle possibili pagine precedenti e vorrei diventassero leggibili le parole non scritte. Quelle che riempirebbero pagine precedenti. Ma quello è solo l’incipit. Un libro non può non iniziare che in un qualche modo. Un incipit fulminante che rimanda forse a decisioni non prese, alla meticolosità della stesura di un diario, al ritmo della stagioni. Infatti subito dopo si parla già di foglie che volteggiano ingiallite nell’aria d’autunno.

Quel sobbalzo però di LUISITO è un’altra cosa. Cerco di immaginare la voce di Susanna mentre legge questo racconto – magari per un audiolibro, un fenomeno editoriale che timidamente sta cercando un suo mercato.

Ripenso a quando ho ascoltato quella sua voce alla radio per una serie di trasmissioni che descrivevano le tappe di avvicinamento lungo il cammino verso Santiago di Compostela, che RADIO 3 ha trasmesso qualche anno fa.

Non riuscivo a collegare la voce con le immagini che conoscevo della scrittrice. La voce mi riportava ad una donna ben proporzionata ma piccolina, con lunghi capelli ricci, una canottiera bianca, labbra grandi e umide, occhi dall’intensa luminosità di una ragazza spagnola, braccia in carne. Non la minuta figura che campeggia in ogni retro-copertina, non quei capelli lisci e corti e quegli occhi apparentemente spiritati che sembrano solo chiedere ascolto.

L’ho vista in una trasmissione tv e l’effetto era lo stesso. Accanto alla vera Susanna ne vedevo un’altra, uguale e contraria.

Mi sono sempre chiesto la stranezza di questa percezione che altera una mia -pur irrilevante -realtà: quel suo parlare di piante cresciute in modo selvaggio, senza un vero ordine e chiamare per nome gli animali che ha intorno e il silenzio come vero leit-motiv, con una voce che però non riesco ad associare ad un volto se non inventato dalla mia mente.

 

Un pensiero su “LA VOCE DI SUSANNA

  1. Sono particolarmente lieta di aver letto questo articolo, che mi offre un ulteriore occasione di ”viaggio” nelle opere della Tamaro, autrice di cui conosco e apprezzo le sonorità espressive della sua complessa interiorità. E condivido la stranezza della percezione cui Prenna si riferisce in merito alla viva voce della Tamaro…questa ricezione ”binaria” potrebbe essere un interessante motivo di discussione, relativamente a tutti quegli ”incontri” in cui voce fisica e voce interiore vengono percepite attraverso diverse frequenze….grazie Antonio..

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