HELVIO

 

 

 

 

 

Una città romana prese il nome da Publio Elvio Pertinace (126-193), acclamato imperatore il l° gennaio 193 e assassinato il 28 marzo dello stesso anno. la città si chiamava Helvia Recina e si trova sulle del fiume Potenza, poco sotto Macerata, nelle Marche.

Attualmente dell’antica città romana rimangono soltanto i resti di un anfiteatro.

Le monete romane coniate nei tre mesi in cui Pertinace fu imperatore sono classificate dai numismatici con quattro “r”, ovvero il massimo della rarità.
Una di queste monete – in particolare – ha molto fatto parlare di sé, a causa di un curiosissimo dettaglio.
La notizia di questa scoperta venne diffusa nel 1960 da Remo Cappelli, un noto ed esperto numismatico, che se ne occupò a più riprese.
L’esemplare – un denario d’argento – era stato rinvenuto in Siria, e venne esaminato personalmente dal Cappelli. Il diritto della moneta raffigura l’imperatore, mentre il rovescio, all’interno delle parole PROVIDENTlA DEORUM COS II, mostra una figura femminile eretta indicare con la destra uno strano oggetto sospeso, simile ad una sfera con quattro curiose appendici dissimmetriche, terminanti ognuna con un rigonfiamento.
Il Cappelli rilevò che la raffigurazione di tale oggetto è dissimile da quella usata per gli astri (Sole, Luna, pianeti, comete) in tutta la monetazione romana conosciuta, e che quindi il suo significato poteva essere differente.
Secondo l’esperto, si tratterebbe della rappresentazione di un fenomeno celeste anomalo, forse addirittura assimilabile agli attuali fenomeni ufologici; e in effetti gli antichi storici di quegli anni hanno accennato a diversi fatti celesti insoliti. e in effetti gli antichi storici di quegli anni hanno accennato a diversi fatti celesti insoliti. Di questa moneta Cappelli ebbe modo di esaminarne anche altri esemplari riscontrando differenze nelle appendici dell’oggetto sferico.
Tale interpretazione, pur molto riportata sulla stampa specializzata, ha suscitato delle contestazioni. Le più note sono quelle di Gianni Settimo, direttore della rivista Clypeus, che dopo aver visionato alcuni esemplari diversi da quello trovato da Cappelli in Siria, riscontrando significative differenze nella raffigurazione dell’ “ufo”, propende per un difetto del punzone durante il conio della moneta. E quella dello scrittore Renato Vesco che, riconoscendo nella figura femminile la Dea Syria (Atargatis, già ellenizzata in Astarte, dal greco aster = stella), propende per l’identificazione dell’ “ufo” con un fenomeno meteorico.

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