OOKROH KNEE YAH

Difficile scrivere adesso senza connessione: è come se mi mancasse il fiato, facile invece dire di quei passaggi epocali che sembravano eterni in quell’attimo perenne quando avvennero, in città continuamente diverse con spostamenti continui in provincia e anche in capitali, assistendo persino a spettacoli irripetibilmente presenti ancora nella memoria – se non altro brandelli sbranati proprio dalla memoria o comunque dal continuo ripensare ai particolari apparentemente insignificanti – l’orologio di una sala d’attesa, un quadro – il campo di grano con corvi – che ti ritrovi all’improvviso davanti, nella terra lassù che ti assomiglia, salendo solo poche scale di un museo o un’altra serie di quadri dove sprofondi nel colore, un mistico entrare in tele monocrome in un sala chiamata “cappella”, sempre in un museo ma stavolta in riva al Tamigi o un altro quadro ancora con sei piccoli busti di Lenin sulla tastiera di un pianoforte, in un pomeriggio assolato, in questo caso non lontano dalla Senna…passandoci poi delle ore, in qualche occasione come quella volta dell’orologio alla stazione di Lione, in quei luoghi ormai divenuti arcadia, come si trattasse d’una contemplazione…e i percorsi a piedi? le avventure nel proprio giardino? oppure turista a casa propria con tutti quei crocifissi ieratici e quelle statue sacre eternate nel legno e gli altari e le candele e le immaginette dei santi le cripte le colonne i fiori e gli altari?
…insomma me lo chiedo spesso perché sono così impressi nella mia memoria certi particolari e proprio per questo credo che quanto sta avvenendo tra noi, tutta questa mia esternazione verso di te, questo dire con assoluta spontaneità come se ci conoscessimo da chissà quanti anni, dopo aver diviso letti colazioni chilometri nei boschi visite a cimiteri di montagna oppure soggiorni dorati su isole mediterranee in pieno sole…insomma ripensando alla difficoltà iniziale,mi sta venendo fuori tutto un flusso che non immaginavo appunto senza connessione…utilizzo uno di quei piccoli computer che si tengono in una mano, ma senza chiavetta o wifi: ho visto che c’è una telecamera e magari ci si potrà salutare, brindando a distanza…e non la vedo come una mancanza di rispetto al principio di realtà, perché in fondo è tutto virtuale – si potrebbe quasi dire – e non guardarsi davvero negli occhi sembra abominevole ed esprimere un semplice desiderio a distanza è un esercizio di retorica facile facile…un po’ mi conosci e anche se mi mostro con questo strambo nome – ookro knee yah -che sembra un nome dei nativi americani e tutti quegli avatar spiazzanti che mi porto appresso,copia&incollando altre stramberie da googleimmagini – icone di qualcosa e qualcuno che se soltanto fosse avvenuto uno scarto della realtà – un vortice nello spaziotempo, capace di alterare il passato, alterando
inevitabilmente il presente – avrebbero determinato…tutto questo mentre in sottofondo ascolto incontri di fight club, almeno adesso perché prima sono andato a cena e poi a fumare sotto i portici, ascoltando i rintocchi di ogni quarto del campanile e mi chiedo se anche tu stai scrivendo qualcosa per me e con chissà quali sottofondi…è tutto troppo smaccatamente autoreferenziale? puro linguaggio-gioco di significanti-significato? dov’è l’intreccio? è possibile uno sviluppo narrativo credibile? un qualcosa che avviene e ti vien voglia di continuare a leggere? magari raccontando un sogno?


c’era un coltello che cadeva da molto in alto davanti a noi…vedevo questo coltello bowie (come quello che brad pitt impugna nei basterds) cadere al ralenti, la punta rivolta in basso…e poi la sezione della terra vista come si vede nei documentari o nelle grafiche che ci vedi attraverso quasi a sottolienare la repulsione che sempre ho per espressioni come “affondare le radici”…forse era proprio quello…notazione linguistica visualizzata…forse semplicemente visione sexonirica con il coltello che forse ferisce ma ferisce nel piacere…valli a capire i sogni…un attimo, un attimo appena ma eterno com’è nei sogni la tua testa con i capelli corti…tu che ti volti e nel momento in cui ti volti ritorna l’immagine del coltello che adesso è di tipo diverso…sottofondo rarefatto, una specie di brusio, un sussurro di note cantilenate…il campanile della piazza suonava le sei e mezzo…

…le parole che dico a te sono tue, non c’erano prima, non ci sarebbero state senza…sono tue e ciò che tu ne fai è ciò che le giustifica e dà loro senso: le ascolti, le ricordi, le dimentichi, la fai tue …. va tutto bene…sono tue , sono per te…con il mio sorriso…

ne ho altre di parole per te…ma riuscirò a fartele arrivare oggi con un collegamento che salta ad ogni minuto, campi sparsi di pecore e gallerie che si alternano fuori dal finestrino?…questo sì un reale imprenscindibile…eh eh
ma prima o poi…tanto davvero il tempo non esiste,il nostro, noi sappiamo abitarne l’inesistenza…

per ciò che sta accadendo nel nostro tempo liquido, nessuna regola se non seguire il fluxus delle emozioni immediate, della parola scritta da persone reali ma eteree nella darkroom che è solo mia e tua…tu sei qui, io non sono ma ci sono…sono io…

…ti vedo..si ti vedo, anzi ti guardo…non lo vedi che sto cercando il tuo sguardo?
voglio vedere nei tuoi occhi il nome delle nostre prossime ore…è lì che cerco la mappa per il sentiero che da una notte di pioggia mi ha portata quì….di fronte a te…occhi negli occhi…quì…e da quì dove?…sempre quì, scivolati fuori dal tempo, cercando un tempo che creiamo noi, che scandiamo con noi, a partire da uno sguardo…

se solo chiudo gli occhi ma no forse meglio aperti occhi chiusi aperti ripenso a quella casa in campagna in mezzo al nulla dove ho vissuto momenti di paradiso che erano anche momenti irruenti vissuti con vigore con quei gran colpi che poi si addolcivano in sussurri
“Let wind speaks, lascia che parli il vento/ questo è Paradiso/ Perdonino gli dei ciò che ho fatto” questo è il caro vecchio ezra

…non conosco il tuo nome, il tuo volto, il tuo dove il tuo come il tuo chi e perchè…
conosco le tue parole di una notte, le tue parole e poi le mie che hanno fatto questo piccolo sentiero intorno ad una stanza o intorno a una bolla di nessuno spazio, di nessun tempo si sà, e che eppure un nostro tempo lo scandiscono, lo creano…
conosco l’improvviso nascere di un’ emozione e con quella ti ho con me,
abbracciata dalla tue parole, la tua compagnia fatta di un dire e di ciò che evoca, che crea…
si, sei con me…

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