MISSION IMPOSSIBLE

Missione impossibile la mia. Quella di pretendere periodicamente- e a tutti i costi -di catalogare i libri della piccola Babele di casa, anzi “Babel” , come la chiamo io.

[Con un’unica parola tre rimandi: il film con Cate Blanchette e Brad Pitt, il libro di Borges e il racconto biblico.]

Il tipico mix di cultura alta e suggestioni pop che caratterizza le mie scelte di consumo culturale.
Forse adesso grazie a Facebook è arrivata l’occasione che aspettavo per rimettere ordine tra i miei libri?

[La vera forma di divertimento che apprezzo è quella che si può chiamare cultura, consumo culturale (libri, film, musica ecc.): un divertimento che diventa spesso una sorta di contemplazione intellettuale (ma non snob e intellettualistica).

Questo gusto è anche parte integrante del mio lavoro giornalistico, fatto di un “frullato” di differenti stimoli culturali.

Nei servizi televisivi che realizzo, la scrittura può sovrastare le immagini, mentre gli stacchi musicali sono sottolineati da immagini dove non c’è bisogno di commento; oppure viceversa, il sottofondo musicale è capace di creare atmosfere insolite, con accostamenti arditi: un’allegra canzone dei Beatles può accompagnare terribili immagini di morte e violenza.

Sono riuscito, con grande sorpresa, a trasformare le mie passioni dell’adolescenza in professione, ciò che mi diverte diventa lavoro salariato.

Riesco a divertirmi nella maniera ottimale però quando c’è un costrutto in quello che leggo guardo ascolto ecc., deve farmi pensare a qualcos’altro e quando si tratta di non-sense (futurismo, dada, limericks, film strampalati) il gioco deve essere leggibile.

Vivere di divertimenti crassi, “ammazzare il tempo”, “cazzeggiare” (per usare un termine abominevole) mi innervosisce, non mi diverto e posso affermare quindi di non conoscere la noia perché l’importante è che abbia almeno qualcosa da leggere.

L’intrattenimento fine a sé stesso –soprattutto televisivo- mi spaventa, anche se molte volte ne sono come risucchiato- anche con involontario piacere e semmai giustifico il mio lasciarmi-andare-all’incubo dei quiz, dei film scemi, delle sit-com, dicendomi che così conosco il fenomeno dal di dentro.

So quindi, per esperienza vissuta, che il divertimento vero lo trovo nel gioco degli accostamenti e dei collegamenti (come direbbe una maestra) di prodotti culturali di vario tipo: una musica richiama un film che richiama una fotografia che richiama un racconto o una poesia o un romanzo che richiama un fumetto che richiama un videoclip musicale che richiama una mostra che richiama il film con cui il giro era iniziato.
Chiudendo il cerchio.

Ma su tutto il divertimento supremo è la lettura, dove non c’è bisogno di suoni, di colori, di sapori veri, perché si creano magicamente nel processo di assimilazione del testo scritto, arrivando persino ad una sorta di sesto senso, che si crea con i mondi paralleli della cultura e dell’arte, tanto da permettere di vedere ciò che non c’è, di vedere avanti.
Ci ho provato secoli fa – nei primi ’80 – a mettere ordine nella mia libreria.
Con scarsi risultati. Mi manca l’indole della biblioteconomia.

[Negli anni -diventati decenni- la raccolta è naturalmente cresciuta (anzi implosa).
Alcuni libri della mia raccolta portano la data del 1971, qualcuno mi accompagna dal 1967.]

In quei tempi ormai andati ho iniziato a usare le classiche schede su cartoncino, in particolare nei mesi che seguirono la laurea.
Abituato alle ricerche in biblioteca dove la consultazione di quei magici cartoncini dell’epoca pre-elettronica, disposti dentro classificatori di metallo (altrove di legno), consentono l’accesso al sapere universale, con pochi dati essenziali: autore, titolo, data di pubblicazione.

[ Era bellissimo alla Biblioteca Nazionale di Roma , mettere le mani tra le schede, compilate spesso a mano, per rintracciare volumi anche molto antichi.
Era un’emozione molto tattile che partiva dalle dite che si muovevano veloci tra i cartoncini disposti in ordine alfabetico.
I libri arrivavano poco dopo la stesura di una richiesta dove ancora vincevano le emozioni tattili, con le dita che producono scrittura, un itinerario immediato dagli occhi alla mente alla mano.
Sembrava davvero frutto di una magia il percorso fisico dal magazzino della Grande Biblioteca Centrale fino alla mia scrivania di consultazione.

Erano per lo più volumi rari, del 500, resoconti di viaggiatori, Olao Magno vescovo di Uppsala in viaggio nel Grande Nord, popolato di figure del mito classico; diari di viaggiatori che riferivano del Prete Gianni , in Asia e in Africa, navigatori e frati che riportavano di aver visto con i loro occhi le Amazzoni, abitanti in Isole Felici al largo del Brasile (le donne guerriere con il seno tagliato per tirar meglio con l’arco erano l’argomento della mia tesi ).]

Dopo la laurea non riuscivo a staccarmi dall’abitudine dello schedario e d’altronde i libri che possedevo erano ancora pochi.
Nel 1981 ero ancora in tempo per non essere travolto dall’onda lunga delle accumulazioni, come poi è successo. Così iniziai una mia catalogazione, ma con criteri più allargati: autore, titolo, casa editrice, anno di pubblicazione, anno di acquisto, luogo dell’acquisto, momento cosmico dell’acquisto, libro letto oppure no, piaciuto oppure no, parte di una serie di argomenti o autori singoli.

Nelle poche schede compilate c’erano anche i rimandi ad altri autori o a suggestioni del momento, allo spirito del tempo, persino all’umore del momento e al tempo atmosferico o la trascrizione dei ritagli dei giornali inseriti spesso tra le pagine o i fogli sparsi messi come segnalibro che qualche significato potevano anche avere se erano rimasti lì e se si trovavano ad una particolare pagina, citavo anche la pagina, con l’illusione di poter ritrovare le emozioni perdute.

“Troppe note”, dice l’imperatore austriaco dopo aver ascoltato Mozart suonare , missione impossibile quindi la mia, troppe informazioni, troppo dettagliate, persino inutili alla distanza. A questo fece seguito la poca voglia di seguire una routine di catalogazione che richiede metodo. Catalogare qualcosa che si mette insieme solo per diletto sarebbe diventato un impegno, una necessità, non un otium. In biblioteca non andavo più, le ricerche erano finite e l’abitudine svaniva come lacrime nella pioggia .

[Se avessi però continuato nella compilazione delle schede ad ogni acquisto e poi diligentemente le avessi riscritte in un file, adesso saprei su quali testi poter contare al momento del bisogno. I libri non si comprano e si tengono in casa solo per essere letti ma soprattutto per avere la possibilità della consultazione diretta sul testo.
Le pagine web non sono la stessa cosa, è quasi una banalità dirlo: è come dire che un fil non è lo stesso se visto al cinema o sullo schermo di casa.]

Ineluttabile modalità del visibile: il pensiero attraverso i miei occhi.
Guardo la mia libreria e quando devo rimettere ordine alla quotidianità opero spostamenti di interi scaffali: gli Adelphi tra loro, così i Narratori Feltrinelli e gli Einaudi cartonati, Junger, Moravia, Joyce, Lowry, Fallaci, Plotino, Aristotele,
Kundera, Chandler, Ginsberg, Chatwin, Mafuz, Veronesi, Genna, Henry Roth, Longanesi, Stendhal, Mann, Heidegger, Enzo Bianchi, Kraus, D’Annunzio, Dylan Thomas, Prezzolini, Pynchon, Caproni, Doderer, Celati, Luzi, Busi, Allende, Santacroce, Sade, Philip Roth, Corona, Asimov, Kafka, Wolfe, Tondelli, Elkann, Pamuk, Pinter, Brizzi, Cavina, De Lillo, Manganelli, Dostojeski, Eco, Primo, Levi, Kerouac, Burroughs, Golding, Walcott, Crichton, Feyerabend, Pasolini, Mann, Bilenchi, Salinger, Grass, Enzensberger, Guareschim Giordano Bruno Guerri, Tonino Guerra, Parise, Tamaro, Calvino, Pound, Houellebecq, Lispector, Mishima, Bellow, Lya Luft, Poe, Stevenson, London, Soldati. Bertolucci, De Carlo, Cioran, Cèline, Baudelaire, Coetzee, Wallace tutto insieme quanto pubblicato, i premi Nobel recenti, la poesia, la filosofia, i tascabili, i libri grossi da mille pagine, quelli che contengono una citazione che mi riguarda , i Meridiani Mondadori, i cataloghi di mostre, i piccoli Adelphi in una posizione che bisogna tirarli fuori per vedere il titolo (ma tanto lì c’è Nietzsche). E’ un modo per ricomporre le mie schede mentali e cercare di ricordarmi l’occasione di acquisto, il luogo, il momento vissuto.

Li divido allora, realizzando nuovi accostamenti. Allineo i libri tenendo conto del formato e visto che sono disposti su due file, alcuni li metto in evidenza, per avere sotto controllo possibilità future di consultazione o semplicemente sapere che quel tale testo è presente in libreria, sapere dove si trova, per prenderlo, leggerne qualche pagina.

Da qui l’idea di fotografare i miei libri con il cellulare e creare un album sulla mia pagina facebook.

[UltimoInciso. Ma quante sono le foto che si possono inserire in un album di facebook?
e se estendessi quest’ansia di catalogazione alle riviste seppellite in soffitta che sono sempre lì lì per rimettere a posto? alle pagine dei quotidiani che mi colpiscono? alle tante riviste, anche a fumetti che leggo o soltanto sfoglio ? ai cd? ai dvd? elementi essenziali dei consumi culturali legati alla lettura?
Ma la moltitudine di tutte queste immagini non può essere vieppiù foriera di dispersione di senso e di energie consumabili in modo diverso?]

Ancora “troppe note”?

Potrei anche fotografare qualche pagina o le illustrazioni interne e non soltanto la copertina, mettere insieme i volumi di un unico autore o argomento, lasciare dei commenti su ogni immagine, cercando di ricostruire i percorsi di scelta, gli interessi, i confronti e soprattutto riportare la data dell’acquisto (o dell’acquisizione) che sempre scrivo appena arrivo a casa.

Mission impossible ma con le migliori intenzioni?

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