L’ANNO SCORSO A MARIENBAD

Immagina la scena, finalmente è stato inventato un marchingegno che permette agli uomini di partecipare a distanza ad avvenimenti di vario tipo, riunioni, spettacoli, safari, incontri diplomatici, ricevimenti, persino vacanze. Chi gode è solo l’occhio -e di conseguenza la mente-, perchè il corpo rimane nella sua sede abituale e a distanza vengono spediti degli ologrammi. L’importante è avere a dsposizione un grande salone, dove ci sono pochi mobili sparsi e coordinarsi quando ci si inserisce in situazioni diciamo difficili come essere in mezzo ad una folla di un megaconcerto, con il rischio di “calpestare” qualcuno.
Diventa subito una moda per ricchi.
Potremmo prendere un the, scambiarci opinioni, ridere di battute sagaci, dialogare come se ci ritrovassimo al caffè, vedere un film, giocare a carte.
Imbastire dialoghi brillanti.
“Ti ricordi l’anno scorso a Marienbad quella coppia di giovani sposi che non faceva altro che baciarsi? dice lei
“Come dimenticarlo, erano così teneri…risponde lui mentre sta sorseggiando un the indiano quasi insapore, poco più che un’acqua tiepida ma coooooosì saaaaalutaaaaareeeee
“Ma non mi ricordo solo di quella coppia, rincalza lei
“A che ti riferisci? – gli si sovrappone lui – lo sai che hai citato il titolo di un film molto famoso, molto acclamato eccetera e che io non sono mai riuscito a vedere, nemmeno in dvd?
“Scarichiamolo, c’è il wifi, dice lei
“Bah non ho voglia, sorseggiando malamente il the, dicevi?
“Si, ecco…mi ricorda che siamo stati benissimo quella volta…
“Già…risponde lui guardando in lontananza (lui guarda sempre in lontananza).
I suoi occhi si perdono nell’acquario di fronte dove vede due pesci volanti guizzare sull’acqua, con un movimento sincrono che sembra studiato e frutto di prove meticolose, quando invece si tratta solo di istinto.Dopocena in camera accendono la tv e fatto un giro di news sui vari canali satellitari, usando le solite esclamazioni di sdegno per tuuuuuutta queeeeellaaaaa vioooooooleeeeenza che c’è neeeeeel mooooondooooo, sulla piattaforma dedicata al cinema trovano proprio il film di Alain Resnais, ma i titoli di coda stanno scorrendo insorabili.
“Un’altra occasione mancata, pensa lui, in fondo indifferente alla cosa
“Oh bella, ne parlavamo proprio oggi di questo film…cinguetta lei
“Stupida sinchronicity, dice lui togliendosi le scarpe.

SMS

ti sto guardando guardo le foto tu in b/n mi stai guardando con occhi lucenti

ti sto pensando che è un po’ come guardarti a modo mio

ingrandisco foto adesso solo occhi

occhi negli occhi

adesso guardo foto con perle labbra rosse

io forse dopo foto forse scrivo tante cose da dirti devo scegliere quale

sguardi fondamentali quindi anche foto passo e chiudo

adesso ci vuole un colpo di pistola…è questo…ciò che conosci di me sono soltanto le parole scritte, ma quello che ho scritto (questa è metaletteratura d’accatto) può essere tutto inventato…i contorni delle vicende raccontate sono talmente vaghi, tanto incerti da non lasciare traccia, potrei vivere a pochi passi da dove sei tu, guardarti la mattina in paese quando vai a comprare il giornale, oppure essere in qualche grande schifosa città del nord o del centro comunque in italia, impossibilatato a cambiare le sorti della mia routine da rendere improponibile uno sganciarsi e scambiarsi finalemente questa comunicazione vis à vis e quindi rendere un arealtà del vissuto tutto questo parlottare fitto fitto tra noi…mi piace chiamarla l’addiction della comunicazione, mi piace chiamarla così, anche se per me è più una dipendenza dalla scrittura quando mi prende così…lo dico perchè mi è capitato diverse volte in passato nelle burrascose navigazioni sul web, ti ho detto di photoblog, del powwow come si trattasse di un rito indiano, di bottiglie col messaggio lanciate nel grande mare virtuale, in fondo di tutto questo spreco di energia nel voler a tutti i costi raccontare e vivere nel raccontare soprattutto…ebbene, conosco già il finale di questa storia (la scrittura quando diventa infinita e può diventarlo si esaurisce quindi bisogna pensare ad un finale dopo almeno 40.000 parole, così mi ha detto uno scrittore “devi conoscere l’inizio e la fine, in mezzo viene tutto facile”)

tell me the truth si…perchè poi la questione è tutta lì secondo me…niente a che vedere con il tempo, niente a che vedere con lo spazio tu che ti sveli e resti nascosto…l’autenticità del vivere, il sentire se stessi, in quel momento, unico, fugace irripetibile inafferrabile eterno che tale sarà anche dopo vent’ anni quando lo ricorderai per raccontarmelo e saprai che c’eri e ti riconoscerai in quello che non sei più ma che sei ancora…neppure una cellula del tuo corpo è più quella di allora eppure il tuo ricordo è lo specchio vero di un momento di quì-ora-io…e sono quelli i momenti per cui si vive, sono quelli i momenti in cui si vive…e forse è vero che poi, col tempo…il tempo…con il background acquisito che diventa sempre più pesante, che ti rallenta l’accesso all’immediato come la memoria troppo piena di un pc che fatica ad avviarsi.. con il tempo diventa più difficile quel sentire e tutto sembra, è, mediato, le cose che si sanno non aiutano a capire, nè a vedere, meno figurati sentire, che non viene da fuori della testa, viene da qualche luogo strano che è tutto te ma ti è forse precedente… allora come facciamo a vivere senza l’aspettativa della sorpresa, senza l’ innocenza dell’inconoscibile, senza la ricchezza della presenza, senza pensare di potersi perdere per esserci finalmente,di nuovo, ancora,in un qualunque momento, un niente che sarà un altro piccolo eterno, un ricordo VERO?…
lo cerchiamo, magari finisce che, come spesso, forse come sempre, andiamo a guardare dentro gli occhi di qualcuno, ne cerchiamo la via sui segni di una pelle sconosciuta, che ci ha chiamati, chissà come, chissà perchè…è sempre un’eco inspiegabile a chiamarci, ma io so mai casuale… non dico esatta, non dico giusta per forza, ma precisa e puntuale, mirata si…perchè cosa c’è alla fine di più elementare, di più radicale, di più profondamente umano che cercare la vita nel suo istinto di base, cercare di abitare il proprio mondo attraverso l’esplorazione che ne fa un altro, cercare il proprio riflesso nello sguardo altrui…è la nostra natura, la nostra struttura, io non credo alla fusione, non ho miti sull’amore nè sul sesso, nè favole romantiche che la realtà vuole smentire, ma io so la mia natura di donna, conosco le vie del mio cercare,le occasioni per il mio vivere…conosco le notti di pioggia…e le ricordo…e so che non sono solo quelle, le occasioni… sono una delle, occasioni, delle possiblità…forse già solo il desiderio lo è…forse già solo uno di noi che apre la posta a cercare le parole dell’altro è uno shining… per me lo è di sicuro, nonostante il tuo mistero, nonostante il mio non saperti, non vederti…nonostante niente sia reale in questa parentesi che ne apre altre e altre e altre, in questa parentesi che finisce per essere inclusiva e non un a parte, eppure un a parte lo è…beh quì io ci sono, in qualche modo inspiegabile accade che io ci sia…
il tuo sguardo nel mio e di essere lì in quell’ attimo sospeso, fatale, fatato anche, della magia speciale di ciò che deve succedere…

e forse lo vorresti il mio colpo di pistola, il mio ricordo di qualcosa di vero, di vissuto, di mio per sempre…

…ho 23 anni, sto lasciando new york, piango tutte le mie lacrime, piange anche lui sul marciapiede dove ci siamo abbracciati, lui amico mio, mio fratello, mio amore, mio bambino, mio lontano, mio impossibile, mio non sarà mai…piango in taxi fino all’aereoporto, non mi importa cosa pensa il tassista, piango per un amore che c’è ma non potrà mai essere, piango perchè non so che lui diventerà mio fratello per la vita,
e so invece che tutto sarà ma non il mio amore, non il mio amante, io che sono brutta e lui che ha inventato la mia bellezza, io che ero una e lui che mi ha detta unica, io che non sarò mai sua al modo che vorrei e che è l’unico che in quel momento conosco e tutto quello che desidero al mondo è quell’ angelo di cristallo che riluce…

appena prima, forse un anno forse due, è estate…probabilmente ho fatto lo zaino a giugno e lo sfarò a fine luglio, forse agosto, su e giù per l’italia, amici che mi aspettano in una città, giorni al mare, la liguria, bologna che mi riaccoglie, calda, vuota,casa, nell’aria c’erano sempre gli smiths quell’anno, ed ogni volta che li ascolto sono di nuovo lì, in quel caldo, in quel girare eccitato e spensierato di facce, di case, di notti accampate o letti stracomodi, ville in campagna e case in affitto, di un amante ragazzo ritrovato per due giorni e poi di altri luoghi, altre facce, altre risate, altri discorsi e incontri e rivediamoci, e poi roma a vedere i clash a ritrovare amici di giovinezza e poi ancora,ancora, ancora in giro, felice nel disordine, felice nel non sapere domani cosa era, felice di avere tutto davanti, senza pensare che quel tutto avrebbe trovato i suoi limiti,senza saperlo, senza nemmeno volerlo credere…
a suo modo, la mia “summer of love”…

non tornerei indietro per tutto l’oro del mondo
nemmeno riscrivendolo, nemmeno per riviverlo
la vita è oggi, forse nel mio sentire ancora di più domani
e il tempo non esiste e tutto è quì ora in questo istante,
ed io sono già a domani
sono già nel momento in cui mi stai leggendo

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