IL FANTASMA NELLA MACCHINA

Bellissimo… sono connesso con wifi… un bel colpo di pistola… è arrivato l’omino alice che ha aperto le connessioni…l’omino -un tipo grigio-gli parlavo di fantasma nella macchina realtà virtuale di quanto stiamo diventando esseri digitali queste cose che appassionano così tanto ecc e lui niente attaccava fili e basta e mi guardava perplesso…

…ah ah ah..la sensazione di parlare a quelli che hai intorno in una lingua sconosciuta…la conosco bene…ho smesso pure di parlare, perlopiù, almeno qui, in questa realtà , quella grigissima che ho intorno oggi, parlare di cose vere intendo, che di chiacchiere me ne toccano anche troppe…

sempre connessi…un’altra dimensione ancora…come se una parte di te sia sempre altrove…anche se in fondo sei lì sdraiato a giocare con le parole…

..ehi, si,è un bel colpo di pistola il wifi eccome…da lì altri ne arriveranno, potenzialmente…
vediamo che traiettoria prendono, dove vanno a colpire…
tu mira al cuore ramòn…sempre…

…oggi aria sospesa, ferma, la vita è tutta dentro…

…la ragazza del lago anche..ma un po’ più su, verso le montagne e ad udine…conosco bene, luoghi che conosco…

…ecco forse mi piacerebbe portartici in questa stagione, con questo grigio silenzioso e vuoto, nessuno in giro, giacche a vento, camminare vicini, guardare panorami …
è tutto così vuoto, così silenzioso, enormi quantità di vuoto e di silenzio…guidare la notte verso la montagna, le strade sono deserte, l’abitacolo è pieno di musica, freddo fuori, caldo dentro…si va nella notte per ora…non c’è un posto dove fermarsi a bere…

Questa è una storia già scritta da qualche parte.
Nascosto in un libro dimenticato in soffitta, in quei libri pieni di pieghe e con le pagine ingiallite, c’è un foglio azzurrino dove si racconta la stessa storia che stai vivendo.
Riconosci le parole, ti riconosci nel racconto.
Guardando distratto un programma in tv di storia, di quelli con le interviste smozzicate e le immagini che una sull’altra commentano il parlato, ascolti parole che un tempo conoscevi.

Raccontano in sequenza le tue sequenze. Ti stupisci di apprezzarne la costruzione logica. I rimandi. Le connessioni tra i fatti. Per strada ti fermi davanti ad una libreria e i titoli dei volumi esposti ti sono già noti, anche se è la prima volta che li vedi. Entri nella libreria. Prendi il primo volume che ha una copertina che ti piace e ti ricorda qualcosa. La copertina ha un disegno infantile che assomiglia maledettamente a quelli che facevi da bambino anche tu. Apri una pagina a caso e ti ritrovi nel plot. Anche se la storia è ambientata in qualche landa desolata, spazzata da una pioggia feroce, di quelle dove c’è un amore contrastato e dove l’innamorato parte alla ricerca di se stesso, portandosi dietro una fotografia stropicciata dell’amata, che tiene gelosamente nel portafoglio. La mostra nei momenti sbagliati. Qualcuno lo aggredisce. Ha il volto pieno di lividi dopo una rissa in un bar malfamato di qualche porto lontano. Rientra nella pensioncina che lo ospita, si pulisce le ferite allo specchio di un bagno sudicio. Quando si specchia vedi il tuo volto.

Sei in treno e ascolti un compagno di viaggio che racconta al telefono di una vicenda intima. Con ampi gesti, quel viaggiatore sottolinea i passaggi più vivaci del suo racconto, senza quasi parlare. Tutti si, ah, ho capito e quella storia sai di averla già sentita. Sai di averla già vissuta.

Una storia già scritta. Già. Un minuscolo sedimento di narratività che si insinua nelle viscere più profonde della terra e raggiunge silenzioso la radice di tutte le storie. Che sono già dentro di noi. Che tutte ci appartengono e sempre si ripetono con le stesse movenze. Le stesse battute. Gli stessi sviluppi. E’ quasi tragico, è quasi divertente. E’ la vita, bellezza, fatta di sentimenti, di indecisioni, di decisioni improvvise, di scarti d’umore, di passione e di noia spesso.

Credo di averne avvertito l’incipit, di quella che ormai chiamo storia universale– ma non, stranamente, gli sviluppi – nei miei sogni di fuga quand’ero adolescente e la provincia mi andava stretta.

Allora si andava con un amico in macchina in campagna per sentirsela raccontare di nuovo la stessa storia. Quel qualcuno – ormai perso di vista -, forse anche lui in modo distratto, deve avermela raccontata in una sera d’estate, quando nemmeno la leggera brezza attutiva il caldo che altri ritengono insopportabile e le sigarette – perché allora si fumava molto per placare l’ansia di vivere in fretta- riempivano di odori acuti le auto che ci portavano nelle campagne dei dintorni a meditare, guardando le stelle e spesso sospirando.

L’altro invariabilmente sopportava male le notti calde di luglio, quando il verso dei grilli si sovrapponeva alle musiche della radio sempre accesa.

Invece io ho sempre tollerato bene il caldo.

Forse per la nostalgia di quel caldo che ha salutato la mia nascita in agosto, prima decade, notte di San Lorenzo.

Tutti lì in attesa che io venissi al mondo.

Sono nato in casa.

Quando mia madre ebbe le prime doglie, quelle arrivarono all’improvviso e furono subito violentissime. Era troppo tardi per salire su in macchina e correre all’ospedale.

Il nonno nervoso in strada con la camicia bianca fuori dai pantaloni tormentava la nonna con domande continue, lei si affacciava dal primo piano della vecchia casa familiare e gli diceva di stare zitto.

Mio padre si mangiava le dita e sudava nervoso. Un grande andirivieni quella notte in cui non si sapeva ancora se sarebbe nato un maschio o una femmina.

il tuo outing che non è un outing…
e che pure ne son molto di più di te, ora vedo cose che già sapevo, oh si che le sapevo, a parte piccoli particolari senza importanza,ma è tutto coerente ( ma chi sei? ma come caspita ti chiami?vogliosaperlovogliosaperlovogliosaperlovogliosaperlo…è tutto coerente e allo stesso tempo senza senso, perchè non è che sempre ci muove un progetto no? si vive di momenti, di ricerche, di passioni, di delusioni, spesso si vaga randagi alla ricerca di una pienezza impossibile, di una meta che nemmeno si conosce…di crepuscoli di un solo momento, eppure eterni, di scie d’aerei in cielo, di gesti di una notte, irripetibili, effimeri nel reale, che si fissano nella memoria…un magma informe che si crea nel suo farsi ed un senso è poi importante trovarlo?
il senso è vivere, sentire, conoscere, imparare, non uscirne a mani vuote…le mani possono poi riempirsi di qualcosa di immateriale… il cuore batte di nonmateria, non la tocchi ma la senti…il mio senso è non vivere da zombie, da già morta, è essere tutto quello che posso, le mille me stessa che ho dentro, assaggiare ogni mia possibilità..

ti vorrei scrivere molto dopo averti letto, scrivere su ciò che credo di capire, cose da chiedere e da mettere sul piatto per vedere che forma riescono a prendere….ma non sappiamo nemmeno quale sarà la prossima mossa e se ci sarà…

sai…la tua storia digitale e la mia sono molto diverse e questo forse ci divide, sarà un ostacolo tra te e me ( sarà? Tempo futuro? no, non va bene, sarà include una concezione temporale,noi non possediamo il tempo qui…abbiamo un piccolo passato che però non è passato, è tutto qui, nelle parole della prima sera di pioggia, sono ora sul mio schermo, come sempre, e tutte le altre)…perchè questo mondo digitale di chat di blog di scambi, di email, di nonsochecosa non l’ho mai vissuto così pienamente, non l’ho mai conosciuto a fondo, non l’ ho mai concepito come una possibilità…poi qualche tempo fa, verso febbraio, sono come nata..non rinata, proprio nata…ricordo che una volta sono morta a febbraio, invece stavolta sempre in febbraio sono nata anche nella realtà… però, perchè io sono nata e vivo nella stessa maniera dappertutto, non c’è soluzione di continutà nel mio essere…tra la realtà del mio vivere e del mio essere in uno schermo non c’è cesura alcuna, differenza alcuna, sono dappertutto e alla stessa maniera, così vivo ogni stato, con la stessa voglia di affrontare la vita come il Grande Gioco, con la stessa libertà, lo stesso darmi tutta oppure solo in parte- che tutta non ti dai mai, nemmeno volendo…come ho conosciuto il mondo vero, facilmente sono entrata in questo altro mondo, ma in modo naturale, senza maschere..ti potrei dire che riesco a capire come è fatta una persona a partire dalla sua richiesta di amicizia, o quasi…credici o no, ma è così…se la persona è ” forte”, se lo diventerà per me, lo so immediatamente…è come un flash, un’intuizione che ti scatta improvvisa, quando 2+2 arriva a fare 5…però dopo niente si comanda, sia chiaro, tutto deve prendere la sua strada e farsela secondo i mezzi suoi, inconoscibili fino ad un minuto prima…questo per dire che forse tu sai molte cose di questo mondo fuori dal mondo ed io invece sento di non sapere niente…perchè io son nata da poco e vivo tutto come fosse il mio primo giorno…ma perchè te lo volevo dire?…non me lo ricordo più…..

Mi sembrava di vivere una situazione come vista dall’esterno. Non tanto guardarsi allo specchio e non riconoscersi. Oppure vedersi da fuori campo. Semmai come se qualcuno te la raccontasse.
Eppure c’era quell’altro da me che ripeteva “ti sveglierai, vedrai…ma l’incubo non è nella veglia…”, era solo un’immagine figurata, una delle tante che popolano il mio immaginario. Come quello di chiunque.

…se ora apro il vaso di pandora non si potrà più chiudere, scriverò fino a domattina ed esaurirò le possibilità contenitive di fb…quindi mi fermo…tutte le cose che ti vorrei chiedere, le cose che ti vorrei dire chi lo dice che abbia senso che io le dica e le chieda…a domanda rispondo,ma non lasciarmi mai così libera sulla tastiera…

che poi a noi, a noi nella nostra stanza, serve così poco….uno sguardo, una musica, un desiderio detto, un gesto che deve compiersi…

il tempo non esiste se si prende il passato intero e con fare incurante si butta in un angolo alle spalle…si può fare, se si sta solo qui, solo ora…forse…forse…ma io non so niente…sempre meno… lo so caro…ma così è il nostro non tempo…va & viene…diventa una stringa modificabile a piacere…si accoria, si dilata…ci torniamo sempre nella stanza buia..quando il richiamo della stanza è più forte…

il desiderio che conosciamo non è una prigione…è un laccio lungo…
a volte nemmeno lo senti…a volte ti chiama a sè e non puoi che rispondere…
lo sai…è così…

puoi lasciarmi andare perchè è bello ritrovarmi…poi…quando accade…
…puoi dimenticarti perchè prima o poi ricorderai…

…voglio essere lasciata per attenderti…
…voglio il silenzio per ricordare parole della notte e per sentirle di nuovo quando me le dirai piano…
…sono la donna lontana che tu sai vicina, sono la donna che vedi e che non ti può vedere, la donna che sogni e che non è reale..
sono la donna al di là del vetro, che guardi e non puoi toccare, e sono sempre e ancora la donna che incontri nella nostra stanza buia, dove tutto succede…assomiglia alla stanza dei desideri del film di tarkosvi che spesso hai postato sulla tua pagina…stalker…

eppure eppure uomo lontano e senza nome…chi sono mai se non il fantasma di un sogno, tu che fai disegni di parole sul mio corpo col tuo sguardo, ma che il mio corpo non conosci…nè tocchi, nè puoi toccare…e chi sei tu uomo, nel cui sguardo mi sono abituata a vedermi, se i tuoi occhi però non li conosco, se dei tuoi occhi vedo solo la mia immagine ripetuta, detta, raccontata…chi sei tu che non vedo, non posso sentire…chi sei tu che sto chiamando…
…è sempre un’eco inspiegabile a chiamarci, ma so che non è mai casuale… un’eco non dico esatta, non dico giusta per forza, ma precisa e puntuale, mirata si…perchè cosa c’è alla fine di più elementare, di più radicale, di più profondamente umano che cercare la vita nel suo istinto di base, cercare di abitare il proprio mondo attraverso l’esplorazione che ne fa un altro…è la nostra natura, la nostra struttura, io non credo alla fusione, non ho miti sull’amore nè sul sesso, nè favole romantiche che la realtà vuole smentire, ma io so la mia natura di donna, conosco le vie del mio cercare,le occasioni per il mio vivere…conosco le notti di pioggia… le ricordo bene…nonostante il tuo mistero, nonostante il mio non saperti, non vederti…nonostante niente sia reale in questa parentesi che ne apre altre e altre e altre, in questa parentesi che finisce per essere inclusiva e non un a parte, eppure un a parte lo è…

…così tante cose da dirti che mi ci vorrà il weekend intero..ma tanto il tempo non esiste e nella nostra stanza il tempo ce lo giochiamo noi, lo tiriamo e lo comprimiamo e lo dilatiamo secondo quello che ci piace..o che ci serve…

come diceva il gattopardo? cambiare tutto per non cambiare niente…tu hai sempre saputo, io potevo sapere anche prima, ma penso invece di aver capito al momento giusto, o forse magari già sapevo..perchè in qualche modo nascosto il nostro è un discorso che continua da molto tempo…solo in altre forme, in altri toni, più libero ora di quanto fosse all’inizio…

voglio dire che ora non ho paura di te, la stupida paura di non conoscere il tuo interlocutore, di saperlo nella sostanza ma non nella realtà, una paura lieve ed inutile che posso buttare via senza effetto, solo con un sovrappiù di gioia…
cambia il fatto che ora so, come prima, che sei un uomo che mi piace e che non posso avere…ma era già evidente nei fatti, è solo un limite reale che delimita spazi comunque grandi di gioco…perchè resta il fatto che tu sei l’uomo che mi fa giocare, quello che mi fa questo raro dono, che mi apre spazi in cui sono quella che non posso mai essere, spazi in cui io davvero nuoto e mi tuffo felice come un pesce volante…

resta il fatto che il tuo desiderio di me, che io non so spiegare, mi offre uno specchio di bellezza in cui è difficile non specchiarsi con piacere, con sottile e persistente attrazione…è una corrente che passa…una corrente di parole che porta sensazioni molteplici e quelle o le senti o non le senti, ma se ci sono…puoi mai ignorarle?
..gioco e seduzione…questo è il patto del diavolo…questo è il mio bottino..
…da quella notte di pioggia..quante carte abbiamo buttato sul tavolo, spesso senza nemmeno il tempo di giocarle tutte, di guardale tutte…

(certo lo sai che non avrò mai più il coraggio di parlare con quell’altro te! mi vergognerei troppo! ahahahaha…mannaggia lo sapevo che avrei fatto questa figura)

…la nota, la nota…certo scrivila, dai, bisogna o no andare avanti?…il tuo finale non funziona più? perchè? e perchè non pensarne più di uno e differenti? …quella è ucronia no?..ne avevo scritto uno, una specie di prefinale che non ti ho mandato, pechè c’è ancora storia nel mezzo da raccontare…ma la storia è tua…

p.s. forse finalmente, da qui, prima o poi risponderai ad una domanda che è restata tra noi fin dall’inizio…ti ricordi?…forse è una risposta da notte di pioggia…

ok neanche rileggo, spedisco…oggi troppa fretta meglio mandare senza riflettere…

ah ah ah…no che non ti ripeti ( e io allora..ieri notte mi son riletta le email con l’altro..ed ero proprio identica o quasi a come sono ora…meno libera ok, ma comunque ero già lì…noiosa forse…

comunque l’intuizione su chi sei tu…te l’ho detto ieri mattina come funziona la mia mente…spesso è diabolica, se vuole capire non capisce, ma lasciala libera e vedrai che le cose arrivano nella loro intelligibilità….così non potrei proprio dirti il percorso esatto, era da qualche giorno che pensavo che da tanto tempo non sentivo quell’altro e mi dicevo devo fargli un cenno, giusto per salutare, poi ieri mi balenava che forse…ma non so ora bene perchè..era ieri sera che c’ho pensato, sai c’era la musica di bond nel telefono, e de carlo tra i libri che citavi tu e l’altro e certi particolari difficilmente collegabili ma così evidenti all’ improvviso sono confluiti in un sottopensieroì…flash…sono andata a vedermi la tua pagina anzi la ” sua” pagina e ho visto frank zappa e almodovar e poi mi son ricordata la poetessa brasiliana che mi avevi spedito tu cioè l’altro…insomma, non è mai una sola cosa..sono briciole sul sentiero…io da brava ho riempito il cestino pensando che fosse vuoto e poi in fonodo c’erano anche un bel po’ di false piste, di idee mie fuorvianti, ma alla fine vedi che tutto torna….

sai potevo anche fingere di non sapere, di non averci pensato…ma non ci riesco, lo sai, io a fingere non ci riesco nemmeno per cinque minuti…neanche qui nel non tempo, nel nonluogo…soprattutto qui…

riscappo di nuovo

dopo o più tardi, nel tempo nontempo che è nostro della notte ti scriverò magari…vediamo…vediamo che arriva…vediamo se la stanza buia ci chiama…se l’abbraccio reclama il suo luogo… o il suo desiderio…
..ora mi viene un altro flash…una cosa un po’ da film,ma tanto visto dove siamo…allora…tutti e due in macchina, al buio, guidiamo e ci mandiamo sms…sentiamo la stessa musica magari, tanti sms…poi ad un certo punto mi suona il telefono..c’è solo musica, la tua musica…poi io arrivo a destinazione, mi fermo al lato della strada, dietro ti fermi tu..scendiamo…

« La debolezza è potenza, e la forza è niente. Quando l’uomo nasce è debole e duttile, quando muore è forte e rigido, così come l’albero: mentre cresce è tenero e flessibile, e quando è duro e secco, muore. Rigidità e forza sono compagne della morte, debolezza e flessibilità esprimono la freschezza dell’esistenza. »

(lo Stalker)

…ma cosa ci fai con una come me?…tu che hai la pagina piena di donne bambola, donne dee, donne mito, donne di seta e stelle, cosa ci fai con una donna nuda come me, una donna di realtà e di prossimità,una donna che è tutta dentro, che è sempre dentro a qualcosa e tu che guardi da fuori, tu che mi guardi da lontano, cosa mai ci fai con una come me, con la mia pelle segnata, il mio essere che non si può illustrare, il mio raccontarmi che non so quanto può dire…io che sono sempre fuori fuoco nelle immagini perchè sono sempre in cammino…il desiderio non è gesto e solo un gesto mi può fermare, un gesto che tiene, un gesto che dolcemente, decisamente, fermamente mi terrà…cosa ci fai tu…e cosa ci faccio io…

…non era niente di che sai la mia idea, solo pensavo di fare una cartella a parte, per dei frammenti che mi vengono in mente, frasi, suggestioni che non si inseriscono in un discorso coerente ma che spesso mi passano per la testa, materiali che possono tornare utili in seguito…sennò finisce che me li perdo, sempre di corsa come sono di giorno…era solo una comunicazione di servizio..niente di che…

poi mi avevi detto che c’era un’ immagine che volevo buttare là e io dovevo dirti qualcosa sopra..ok..la aspetto, fai un po’ tu…ehi l’idea dello scritto è tua eh…io mi ci son trovata ma il progetto non ce l’ho, neanche lo so….e poi lo sai che non mi invento niente..mica sono una scrittrice, quindi vado avanti con me stessa, enfatizzando, lasciando libere certe cose che altrimenti sarebbero sorvegliate, a suo modo un creare…non dico proprio scrittura automatica, non alziamo troppo il tiro..ok, tu segna la pista…per parte mia eventualmente ci cammino sopra…

…però c’è una parte di me che ti direbbe: dimmi tutto di te, ogni respiro, ogni pensiero, ogni più piccola nuvola che viaggia sopra la tua testa…riempi il mio sentiero di tue tracce , riempi il mio carrello di spesa di te, accumula, sommergimi,regalati tutto…prendo tutto…voglio tutto…

ma naturalmente quella parte sta in cantina da un sacco di tempo…si è ambientata, vive bene, dorme molto, dorme quasi sempre…non credo si troverebbe più bene a metter fuori il naso…

tell me the truth…perchè poi la questione è tutta lì…niente a che vedere con il tempo, niente a che vedere con lo spazio uomo che ti sveli e resti nascosto…l’autenticità del vivere, l’esserci, lì, se stessi, in quel momento, unico, fugace irripetibile inafferrabile eterno che tale sarà anche dopo vent’anni quando lo ricorderai per raccontartelo ancora e saprai che c’eri e ti riconoscerai in quello che non sei più ma che sei ancora…neppure una cellula del tuo corpo è più quella di allora eppure il tuo ricordo è lo specchio vero di un momento di qui-ora-io…e sono quelli i momenti per cui si vive davvero…e forse è vero col tempo, con il background acquisito che diventa sempre più un pesante fardello, che ti rallenta l’accesso all’immediato come la memoria troppo piena di un pc che fatica ad avviarsi…allora come facciamo a vivere senza l’aspettativa della sorpresa, senza l’ innocenza dello sconosciuto, senza la ricchezza della presenza, senza pensare di potersi perdere per esserci ancora in un qualunque momento, un niente che sarà un altro piccolo eterno, un ricordo VERO?…

…e forse lo vorresti ancora il mio colpo di pistola, il mio ricordo di qualcosa di vero, di vissuto, di mio per sempre…

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