IL CONFINE MEDIATICO (1)

La prima immagine che mi è venuta in mente parlando con Massimiliano Messieri [1] di confine mediatico è stata la descrizione  dell’attraversamento dell’equatore, contenuta nel libro di Golding  RITI DI PASSAGGIO.

Di solito si dice che la prima intuizione sia quella giusta. Ho subito pensato a questo romanzo  mentre Messieri mi delineava, con ampi gesti delle  mani, i contorni del suo progetto [2] berlinese, quasi come  disegnandone nell’aria i limiti spaziali.

Spiegare il silenzio tra una nota e l’altra, forse il momento più intenso della musica, quando il corpo vibra insieme allo strumento. Rendere evidente l’inconoscibile quando non è ancora avvenuto, nel momento che precede il suo manifestarsi. Fin dove può spingersi un’immagine per rendersi invisibile nella sua immediatezza. Spontanee le citazioni di Baudrillard. Il più vero del vero che si annulla e diventa niente, un fattoide così evidente da non avere neppure sostanza mentale.

Perchè subito Golding , dove a parlare, in forma di diario (un weblog), è un uomo di chiesa che inorridisce di fronte a quello che vede accadere, e di cui è vittima sacrificale, sul punto (quanto  ampio?) della linea immaginaria dell’equatore, che taglia in due il pianeta, come se qualcuno l’affettasse di netto come un’arancia, fino a diventare proprio come un ferita?

Non c’è dubbio che l’equipaggio e la nave superano emotivamente un limite comunque disegnato sulle carte ,con una linea continua. Quindi certificato,  un oscuro visibile -altro titolo del Nobel inglese-  sul mare dove è difficile tendere una seppur immaginaria corda-mettiamo-che stabilisca fisicamente un di qua da un di là.

In mezzo cosa c’è? Cosa può avvenire?

Golding racconta che in quel tratto di mare, secondo una regola non scritta della consuetudine marinaresche, non esiste più legge. L’equipaggio può lasciarsi andare e farsi trasportare dai propri istinti più biechi. Se Dio non c’è, tutto è permesso, dice uno dei principi del nichilismo. Così  svaniscono le  certezze dell’ esserci. L’uomo è in balia del proprio corpo e il pensiero – il logos, la possibilità di elaborazione delle idee-passa in secondo piano o meglio non c’è affatto.

Scompare la legge, scompare la parola, fine dell’azione mediatica della comunicazione. Sul confine esiste solo l’istinto. E’ inutile per il protagonista di Golding  appellarsi alla logica e alla forza delle sue argomentazioni dialettiche. La scena svanisce. Diventa tutto buio. Notte equatoriale.


[1] Curatore rassegna

[2]  BORDER TRANSITS working week
7 maggio – 15 maggio 2010

SPAZI ESPOSITIVI 91mQ art project space Landsberger Allee 54
10249 Berlin

PATROCINIO Istituto Italiano di Cultura di Berlino

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