TANGOTONINO

Perché si può sostenere, senza essere smentiti, che Tonino Guerra è un tango?

Non un’espressione figurata: Tonino è come un tango.

O una metafora: Tonino si comporta come se ballasse un tango.

Affermare che Tonino è un tango è dire che la sua essenza, il suo essere Tonino è fatto della stessa sostanza di quella canzone triste in forma di ballo che si chiama tango.

Triste forse no e nemmeno malinconico.

Ma essenza e sostanza della nostalgia, questo si, come deve essere un tango.

Voglio essere dove non sono.

Voglio trovare ora, intatto, ciò che ho perduto, l’ho letto in TANGO, un libro Einaudi a cura di Paolo Collo e Ernesto Franco.

Come il tango che deve essere fluido, vivace e cangiante (così si legge nel “Maestro di Tango” di Julio Vallejos ed.Sigillo) Tonino ti avvolge nella sua affabulazione.

Anzi, ti travolge.

Difficile resistere alle immagini di confessionali in penombra, crepe nei muri dove andare a urlare le proprie manchevolezze, i passeri appollaiati sui fili della luce che formano note musicali.

Cangianti note musicali.

Un ritmo travolgente eppure pieno di dolcezze infantili.

Il padre, accompagnato dalla madre, che risale le sponde del Marecchia per arrivare al mercato di Pennabilli.

Per vendere cocomeri per giunta.

Un ritmo fluido.

Guai interrompere Tonino in questi momenti, pena la perdita improvvisa del suo soffio narrativo.

Le parole sospese che non ritornano.

Le parole fatte con l’aria che diventano un’altra cosa.

Sempre parole fatte d’aria ma aria diversa.

Un tango stonato, ritornato improvvisamente alla cruda realtà.

Il suo silenzio successivo e la misera realtà dei pranzi e delle cene.

Non più poesia che si costruisce mentre viene pronunciata.

Vivace come il tango, Tonino lo è per natura anche se adesso la sua vivacità si esprime spesso nel cercare di capire se il gatto che lo sta osservando dal divano di fronte, nel suo studio, è un gatto vero oppure una riproduzione su un cuscino.

Intraprende quotidianamente Tonino vivaci schermaglie con i tanti gatti di Lora (ormai anche suoi).

Con i gatti Tonino rivela la sua natura tanghera così fortemente, da farli volteggiare spesso i felini.

Diventano tutt’uno, Tonino e i gatti in quel momento e il ballo si trasforma in un’orgiastica diavoleria com’era il tango all’origine – definizione di Borges.

Non come ora che è un modo di camminare –sono sempre parole di Borges.

Ma anche qui Tonino rivela la sua vera natura di tango.

Tonino cammina come se ballasse.

Intanto parla e racconta.

Una delle prime volte –una lunga serie di volte – che ho avuto a che fare con Tonino, eravamo seduti in una chiesa di Pennabilli, prima di girare un documentario su a Torre Bascio, all’epoca dell’inaugurazione dei tappeti di ceramica, dedicati ai grandi personaggi che hanno attraversato la valle del Marecchia.

Mi ha detto quello che dovevamo – anzi dovevo – fare e di stare molto attento a quello che diceva, perché stava facendo, in quel momento, sceneggiatura.

Ecco.

La parola sceneggiatura era come se la stesse portando in braccio, danzando dentro la chiesa.

Più tardi – dopo la ripresa – a tavola (eravamo al Piastrino), ha raccontato di un cimitero abbandonato da qualche parte tra i monti e dell’anima inquieta di un ragazzino che non mi ricordo più che facesse, ma il suo racconto era così avvincente – così tangoso – tanto che la vicenda raccontata passava in secondo piano.

Questo avvalora la mia affermazione di fondo: Tonino è un tango.

In un tango quanto è importante la musica rispetto ai movimenti dei ballerini?

C’è una musica di tango più bella di un’altra o invece la musica in sé è poco rilevante come le parole dette – attenzione: dette e non scritte – da Tonino?

L’ultimo rilievo è sul modo di ballare il tango.

I ballerini di tango non devono mai guardarsi negli occhi.

Come fossero degli estranei che stanno compiendo un rito fuori dalla loro volontà.

2 pensieri su “TANGOTONINO

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