PAESAGGI AL NEON

La realtà e la sua trasfigurata rappresentazione, mondi apparentemente separati, quasi si trattasse di linee parallele destinate a mai incrociarsi, secondo la logica della geometria.
Coordinate spazio-temporali fatte di paesaggi perduti, lontananze di skyline-soprattutto naturali – sempre fuorifuoco, foschie nelle terre di mezzo, foglie morte gialle&rosse come un’opera di Giuseppe Penone già pronta per un suo uso estetico, assolati pomeriggi estivi descritti da una pennellata distratta; e ancora nostalgie di voli radenti per toccare subito dopo il cielo con un dito, la prospettiva mentre diventa memoria, il colpo di dadi che non abolirà mai l’azzardo (Mallarmè).

Così nella conclamata illogicità dell’arte, il neon può incontrare la tela piena di colore uniforme, per lo più di un rosso incandescente, del colore della brace, steso sulla tela con qualche accenno di asperità qui e là, forse frutto di sgocciolature involontarie, il classico “gesto” incommensurabile dell’artista, senza però nessuna pretesa di descrizione di stati d’animo – anche se è vero che qualsiasi ricordo si trasforma inevitabilmente in “stato d’animo”, per un improvviso fenomeno naturale, un arcobaleno, una pioggia tropicale, le scie degli aerei in cielo da leggere come messaggi cifrati, un crepuscolo di qualsiasi colore che da Van Gogh in poi non può che essere totalitario, scheggiato dai colori ad olio che sporgono sulla tela.

E’ come un richiamo. Echi provengono prima dal lapidario Ludwig Wittgenstein, poi da Immanuel Kant: .“In ogni percezione echeggia un pensiero” – e inoltre: “i temperamenti dotati di un sentimento del sublime vengono innalzati a un elevato sentire di disprezzo del mondo, di eternità”

Come a dire lo sguardo non è mai innnocente, un passaggio-chiave dal libro del filosofo Remo Bodei PAESAGGI SUBLIMI (ed. Bompiani), da cui sono tratte le altre citazioni.

Luci al neon, luci di fari abbaglianti, luci di torri virtuali fatte solo di luce, insegne di negozi., iI sentimento pop ormai riconoscibile nella sua intermittenza s’accende/si spegne, linee all’orizzonte che definiscono il reale – stavolta vissuto e non solo rappresentato – come una lunga ferita che taglia in due parti le tele.

Così parlò Zarathustra nella luce spettrale dei neon di Marco Lodola, così parlò Zarathustra negli accesi crepuscoli di Giorgio Mercuri.

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