L’IGNOTO MI DIVORA (AN DIANAV A ROG A CH’HANOUN)

Canto I

Dalle dentate rupi
Noi salivam il sasso rotto
Lo sommo er’alto
Che vincea la vista
E la costa superba più assai
Che da mezzo quadrante a centro lista
E d’ogne lato ne stringea lo stremo
E piedi e man volea il suol di sotto
A nord verso il piccolo mare
Dove la melma è piena di sassi
Dove l’acqua scorre sui ciottoli
L’ignoto mi divora
Super incubi
Di nostra perlacea signora

Canto II

In scintille
Di feinn di formula di intento
L’importa maltusia di genere
Conoscerà l’ora di thalassa marea
All’ombra schiumosa dell’anghelos
Portento

Canto III

Occhiate denter tende pizzum
Chiusi voli cognosco
Bruciate notti
Letti ansia
Ferro arancio
Exact 54 anni da qui
Nostra cenere
Autunno bosco

Canto IV

Allargati confini
Espazio tempo
Eroso lungo posse
Al nostos equo
Da spiaggia insidia
A mano in pietra
Di chiara stella armena
Ascolta il grido
Per sancti simulacri
Arsi in dolo
Aria Cythera
Fuoco in volo
Col marmo scuro pesto
Inciso il fondo
Danzo heimat
Grida illuse soprascritte
Tale affresco soggettante
Premier giunto al petto illuso
Fugge Flora – nostra reina
D’allusioni – nel cors’assolo
Ornante il censo

***

Di orrendissimo manimale
Agguanta il polso – fugge Flora
Il più prossimo paesaggio –
Servo saggio
Selvaggio il cuore

Canto V

A Finisterre
in un bel sole caldo
sarà fantastica cripsi
di topica marca leone
e tua poetica
– diabolon di gomma –
tu volgerai in forme elementari
– come a dire m’ascondi al fronte
parolibere efelanti – criptica crisi
incaracanserrata – per cubicus assoluto
cervello musco
ardo revoluto
risplende insulto
casa ‘arfalle
dritto il tendo
Roncisvalle

Canto VI

Dirtelo addicto rumore
Vortice letale di vertice d’ummore
– pericolo messale –
Incerto il vetro presto
Ignoto il vento m’urla e assale
Calzari ai piedi in piedi intendo
Grand’ingegno d’universo
Sciolto in malto d’uva sporca
Doctor splende finn’inverso

***

Credo i fatti in ciò che assaggio
Di mia ripida saliva
Foscargento bocca usciva
Ecco il verbo
Prova arabica
Senso gravitas permane
Scettro Ouspenski
Centro croma

Canto VII

Picchi gemelli
Con documenti all’apprensione
Di corti raggi assunti
A zig a zag
In pause indecenti

Canto VIII

Costretto dalle spire del tempo
Il 16 giugno 1904
Ulisse – esule per volere degli dei –
Smarrì der klassicismus
In una libreria di Dublino

Ritrovandolo
Diciotto anni dopo in una casa italiana
Leggendo l’Anabasi di Senofonte

Canto IX

Ulisse deluso allora
Dalla fissità del marmo
Si scrollò di dosso
La pesantezza
Dei sentimenti estremi
Senza accorgersi
Che il fatale febbraio ‘22
Era drammaticamente trascorso

Canto X

Loess vedrà invece
Permissione interna
Calma sangue freddo
Stupidi appunti
Con un cerclo di luce
Susciterà purpurei scandali
In blanches lucenti
Azur verdi caldi umidi
Sconvenienti
Al vento gru ederosi vandali

Canto XI

Esdra su ali d’aquila
Ti solleverai
Per vedere il deserto
Popolarsi di uomini
Dagli occhi di ghiaccio
E a notte fronda sarai trafitto
Da una spada di fuoco
Nel silenzio dorato
Delle moltitudini distratte

Canto XII

Non più bestia nuovola
Tremore astante

Aperto latino paesaggio
Faxile distante
Facile fucile
Raggiungere plaisire
Et ancor il veglia
Spiriti in sull’avanti

Canto XIII

Anni avanti – mobile distanza –
Affronte la solitaria spiaggia
Nivola dalla rougia stanza
Avvierà completo ritorno
Verso l’ayrto
Senz’attagliare il corpo
Nell’umidia costanza d’intorno

Canto XIV

La sera del Dio al castello
Il foro di luce nel bosco
Finirà un futuro possibile
Sangue potenziale di the
Dopo la O magica
Del brando potere charlatano

Canto XV

Scoperto – attenzione –
Paesaggio a nord ovest
E da tre secoli percorso
Nell’omnia cover d’intarsio
Tra lo sdegno di braccia scontente
All’alpus disperse

Canto XVI

Il tropico finale d’amore libero
Sotto gli occhi del rosso frente
Tra suicidi euforie
Tempesta sottotono
Amore al fondo d’ombra
Le roy che scrive
Fantasma che cammina
Di nuovo bufera grande
Nave in pezzi
Scoraggiati i killer di Hasan
Che poi nell’inverno doppelganger
Risolti malversi di ‘zziramus

Canto XVII

La corrente
Dello spazio
Ridotta a brandelli
Da cycas revoluta
Crocus sedum
Monstera deliziosa

Canto XVIII

La sorte del sole – un colpetto all’uscio –
In area delimitata
Passati Eva Adamo
In circolo postura
Nel nome di Dio
Melodioso e compassionevole

Canto XIX

Voisin la fisa
Impossibile reagire
Nella ruga sadia notte
Abbassante di sé
Cadrà ai piedi tuoi
Il neoclassico adduttore
Contentandosi di vedere
Lenta fuga vers Varennes
Del monaco nero – talento grigiore –
Sul vento
In transparent
Accorso vejo incorrotto
Purezza d’eskilo
Giorni ore

Canto XX

Echo sento il volgere del destino
Universale in vortice canale
A’ travers le pallile luci
Dell’alba rosacida

Canto XXI

La mia festa a voi che canto
Si manifesti nel mese più infame
Perché sogno l’avvento
D’una nova barbarie
Perché sento l’universo
Spanso su me
E vedo uomini a caccia
Con vesti di caccia
Arrampicarsi impervi
Con l’incubo di merce transitoria
Attenzione – ascoltate –
Combattenti interrati
Armati sull’onde
Volanti nell’aria
L’universo si espande
In neofrontiera
Di barbari incolti da impulsi istruiti

***

Dalla foresta nera all’oceano indiano
Ricevete – giovani lupi irredenti –
Calorosi messaggi nell’ora offensiva

La fine del mondo è al bivio
D’una aura dispersa
Perché arriverà – destino infamia –
Un soldato a cavallo
Dall’assetto bestiale
Salutando col capo Hiutzilopochtli
Da fronte calcarea
Perlucida odissea

Canto XXII

Viene all’infuori
Sporche membra di metallo
Perché il tuo terzocchio
È a niente dal drappello
Armati dentro in serbo
Su colline atre per terre insieme

Una mossa astuta come avallo
Si terrà Maldorò – soffice agore
Buio confine –

Canto XXIII

Malevine identità delphine
Torre alpha maledica
Sentirà improvviso
Leggero sospiro
Dove inciderà suoi segni argento
Il noster gaio Perusnam
Dal fiero sguardo sentiero
E quando volerà alto alto
Senza più nulla temere
Troverà suffragi di vento
Cockness talento
E neanche le purghe comuni
Toglieranno lo smalto
Alla place del borgo antico
Che da un solo grido – pesantezza giallo intenso –
Sarà turbata

Canto XXIV

Masticando pensieri
Tristano penserà che il pensiero
Si forma in bocca
Sulla lingua

Canto XXV

Tza Tza – che una volta era il nostro re al castello –
Da puro intellettuale
Avrà un sogno prenatale
Contro sua storta immagine
Per carezze d’animale
Icona limpida
Ascolto astrale
Ideale ideale
Ideale tribale

Canto XXVI

Bombe esploderanno
Il zentrum offeso feernsehen
Zula catene
Coseni ventri callìdo
Nomi epitomi
Capitolari lussuosi e perenni

Canto XXVII

Noumeno ròso portento
Scioglimi la pena interna accesa
E in grembo accoglimi tormento
Col corpo astante di voluttà distesa

Di vita non farmi più soffrire
Noumeno scostante
Perché la voglia di esperire
È grande
Reale cuspide assordante

Canto XXVIII

Oh torna a visitarmi mi’ signore
Von sussistenza de l’esserci
Per ato mater terra
Ch’appartène unità fluxuflume
In compressione
De l’essere tractatus
Stacco da terra
Muscoli tractati
Medicamenta tutta skena
E lo scafo della barca a vela
Scivola sull’acqua di notte
E il guardo appena scorge
La sua carne distante
La grazia avvisa – passione tenerezza –
Occhi chiari
Pistole invano
Fiamma intenso fuoco
Note inverno stradivari

Canto XXIX

Assassinato dal cielo
Tra le forme che vincono
La perfezione d’un perfetto
Destino meccanismo
E le forme che cercano
Il cristallo perfettibile
Tra i fiori sfatti
Che tendono al nero
E l’acqua lacera
Dei fiori stessi e neri
Perché insomma l’azione
Si svolge nel cosmos – indecenza e solitudine e mistero –
Quando con tracce di polvere apollinea
Shark sfidava il pavone sibylliakos
E Belial – il padrone di tutti i nostri giorni –
Pregava in silenzio

Canto XXX

Vuolsi tempo sospeso
Per rendre disteso
All’attimo sotteso
E forse riesco
Con l’occhio rappreso
Coperto – a intervalli regolari –
Dal pendolo nero
Dell’orologio nero

Canto XXXI

Il nostro mare in lontananza
Rosso io di sole
In campagna
Appoggiato
Scalzo
Ad un albero di acero
Le tue mani scavate
Mare orizzonte

Canto XXXII

De Saint col volto scoperto
Alla pece raccolto
Con piane di struzzo
Si abbreviava gli occhi
Convinto di non più esistere
Noumeno giallo schiavo stolto
Senza desdèri per guerre e terre
In versi aquilonari
Rete alambicchi
Fuoco amico
Su allegra argentina
Che dalle luci
Del fascino ombroso
Canta leggiadra
E noncurante di forza
Poiché Zula s’avvedrà intorno
Per sua basca cattura
Sdraiata letto catene
Rosa croci
Esposa risulterà terra smossa
Sua piccola coltura

Canto XXXIII

Bello rivedere
Dopo tempo
E onestà
Morte scene

Canto XXXIV

Edm con suo piglio feroce con sue sistole
Dieter incognita atcelerazione di sis e non
Conosciuti sapienza e donne isole
E non incontrerà il nero noir
Nemmeno non prima
Che il grande assente abbia ripreso respiro
Doppel dotzine di visioni dentro Rrose
In torpida trance dicono si assottiglierà
Il ricorso al nous empìro
Con le rouges abbondanti ore d’inverno
Come unica chance di luce assassina
Ma d’un sol coupe la porca bambina
Presso Fils la nebbia con mani indaffarate
Vincerà sang sperla
Proibiti colori di Ukio
Unica vera perlina – mistero salute –

***

Niun vedrà le sue dita palmate
Eccetto Eccles – la part plus tarda del capo leggiero –
Appoggiandosi col mento
Indiretto all’orizzonte buio acclamazioni –
La pioggia blocca il piccolo soliero
Dove la moglie di Eccles sognerà sultante
Un brosso shuttle bestiante
E le chat d’Arabba vicino al flumine guariràà
Da pestilenze amori guerre e altri capitains
Sottratti al verbo argilloso
D’una solenne peskura d’hakbar
Dove le rougefins del Kadrainne
Andranno enfèn den l’hancien
Pespos lesbattere infangare
Trasparire calore

Canto XXXVI

Sul mare
Canta le urla
De mio vecchio continente

Sulla cresta del cuore
Fra l’occidente
De terre viste dal mare
E l’onde mai viste
De verdi colori
De l’ore

Canto XXXVII

Honi Charlene
Con i suoi capelli d’oro
Non sentirà orecchi
Dendove aspetta dolore
Il suk ripreso avvinto
Incerto
Insolito
Lussuria forte piano

***

Grande città io dico
Di traum zeit infranti
Dificile no parler
Del nous biplano
Facile invece trascurare
Prosper’impuksi
Solo accennati

***

Anchor men verranno a noi
Blandi burgher
Pensanti d’indole
E spacciati

Canto XXXVIII

Noumeno insoluto
Rosa del mio cuore
Amo la tua corona di ferro
Gelido antimonio – mio spettro mia luce –
Perché Sheey andrà a parlamentare
Con Redrum e senza veli si alzerà
Sulla muntag gna
Per estratte polveri
E giochi elettrici
Da tempo aspettando luce
Obsob
Rossa verde
Blanca carogna

Canto XXXIX

Per elemento D
Pater mio ventoso spazio
I tuoi boccioli di rosa
Non sono pronti adesso
All’amore distante
E questo non significa – ti prego –
Non guardarmi negli occhi

Canto XL

Hanno tinti i particolari
Nel tono gracido del trascorso provare

L’elemento A
Mi compete per diritto jus naturale
Stretto stretto il codice d’errore
Alla destra parete del cuore
Così vicino il fuoco d’amore
All’inverso corale
Del temporale morale

Canto XLI

All’elemento IO – unico vero DIO – ad IO
L’insieme è dedicato
Perché ad A
Natura non appartiene
Seppure l’oggetto
Rappresenti nei dettagli
I super-incubi
Di nostra signora

CANTI AGGIUNTI

Canto XLII

Mitla vi andò poi vers il Vas-d’
Eclectica electione
Rifuggendo –con la mano destra al viso –
Sguardi spensi o’ Shah naz
Servo schiatto all’urlo astuto
Pensa chiaro – spezia altissima –
Fasce fiere
Occhio inciso
Mitla incede
Naz intorno

Canto XLIII

In voluptas tuja
Zeppelin insonne
Lasciali andare
In ciel vibrare
Di lila al latro
Poem poesia
Gloria amen
Così sia
Perché – dice Ariane –
Chi non partecipa
Al ball-teatro
Non conosce ciò
Che dovrà attestare

Un pensiero su “L’IGNOTO MI DIVORA (AN DIANAV A ROG A CH’HANOUN)

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