HOSTIA HORGIA HOTEL (testo teatrale)

[sul palco l’arredamento è quello di una anonima stanza d’albergo, sullo sfondo due grandi schermi sghembi rimandano le immagini della tv oppure le riprese da telecamera]

A ha i capelli brizzolati, fisico asciutto, indossa giacca & cravatta, B è più giovane, occhiali da sole che toglie e rimette continuamente, anche lui fisico atletico, jeans e maglietta

SCENA I

A.
[fuori scena]
che stai guardando?

B.
Come? Aspetta abbasso l’audio…

Ma così non sento niente (tra sé)

A.
[fuori scena]
dicevo…che stai guardando?

B.
Ah niente…ho appena acceso…ci sono questi tipi qui che parlano di Pasolini…

A.
[fuori scena]
chi?

B.
Dai, Pasolini, il regista…

A.
[fuori scena]
non era un poeta?

B.
Ma si, certo, tutte e due…ha scritto anche romanzi…

A.
Si, si…so chi era…[entra in scena] puoi alzare se vuoi

B.
Grazie…guarda anche tu…sembra interessante…[alza il volume…si vedono in sequenze molto brevi scrittori e poeti etc. improvvisare commenti su Pasolini)

A.
Mmmmh…si ma non ho tempo… [comincia ad armeggiare con il cellulare, è troppo vicino al monitor e l’interferenza crea il tipico suono]

B.
Sai che quella interferenza è proprio fastidiosa…

A.
Che dici?

B.
L’interferenza del telefonino…allontanati dalla tv…

A.
Ahi si, scusa…non stavo ascoltando…ecco mi allontano…meglio adesso? (in tono sarcastico)

B.
La usavano i Subsonica come intro per il loro concerti…

A.
Chi?

(silenzio tra i due)

Perché parli sempre in codice? Lo sai che sono di un’altra generazione, già faccio fatica con questi cosi… (continua a digitare un messaggio)

B.
I Subsonica…non sei tenuto a saperlo…miti giovanili…tu non ne hai avuti?

A.
Altroché…ma erano Jimi Hendrix e i Rolling Stones, mica questi frocetti qui…so di chi parli, la ascolto la radio in macchina…

B.
Stai usando un linguaggio pasoliniano….morì da queste parte no?

A:
Proprio qui vicino…all’idroscalo…un posto molto squallido per morire…metà anni settanta…avevo quasi vent’anni…tempi morti ormai…guardami adesso…questo sono io…
(si specchia dopo aver aperto un armadio)
Ero in un bar, era una domenica grigia…impressionò tutti…sembrava quasi una passione
divina…così l’avevo vista io…la tv trasmetteva ancora in bianco e nero…che stupidi tempi…m’annoiavo molto in provincia…un paio d’anni dopo andai a Roma per l’università…

B.
Mi diventerai un nostalgico, neh?
(…)
Addirittura l’università…non mi sembravi il tipo…però di cose ne sai, si sente…fai sempre finta di essere un ignorante…

A.
Ma vah…piuttosto quando arriva la tipa?
Pensiamo al lavoro…non perdiamoci in stupide chiacchiere…

B.
Dovrebbe essere qui a momenti…mi sa che non riuscirò mai a capire come sei fatto…

A.
Che ti cambia?
…gli affari sono affari…non voglio nemmeno sapere come ti chiami…

B.
Già… come in “Ultimo tango” (imita Marlon Brando)

A.
Si ma attento che io non mi chiamo Maria…non sono della stessa pasta del tuo Pasolini…

B.
Sei proprio uno stupido…basta con gli scherzi…
Tutto pronto piuttosto?

A.
E tu, tutto pronto?
(…)
Io sono sempre pronto (lo dice tirando fuori una pistola dalla cintura da dietro e puntandola al televisore)…

B prende una pistola anche lui da sotto un cuscino del divano e la punta un po’ in giro…gambe divaricate…sguardo minaccioso…

A.
Stai attento a non puntarmela contro…è carica?

B.
Certo che è carica…colpo in canna….
[punta la pistola contro l’altro]

[rimangono immobili così con le pistole puntate contro, mentre le immagini continuano a scorrere sullo schermo…scrittori e cantanti parlano sempre di Pasolini…stacco…adesso l’immagine è quella di un aereo in volo e della sua scia in cielo…l’audio è il cinguettio disordinato ma armonico e idilliaco di uccelli in un bosco…]

[si abbassano le luci]

SCENA II

[lentamente si alzano le luci, i due personaggi sono sempre immobili ma il più giovane adesso punta contro l’altro una telecamera, gli schermi trasmettono il volo dell’aereo e la sua scia da un parte e dall’altra rimandano la ripresa dalla telecamera, adesso è B. in giacca e cravatta e A. n maglietta e jeans]

A.
Smettila…non mi piace essere ripreso…

B.
L’ho comprata stasera…ti piace?

A.
…ma si…si…certo…è un gioiellino…ma non vado matto per queste cose…

B.
Aspetta…fammi provare…
[rotea la camera]

A.
Smettila…
[sullo schermo si vede la mano di A. di che copre l’obiettivo]

…piuttosto…notizie della tipa?

B.
L’ho chiamata mentre eri fuori…

A.
Che ti ha detto?

B.
Di aspettare?

A.
Aspettare? …ti ha detto solo questo?

B.
Ha detto di essere pazienti…di aspettare qui fiduciosi…

A.
Fiduciosi? …davvero ti ha detto questo?

B.
Aspettare qui fiduciosi…si…intanto ammazzare il tempo…

A.
Ah ah ah ah …buona questa…ammazzare il tempo? …tu e io?

B.
Beh…abbiamo una telecamera…possiamo fare grandi cose…

A.
Quali grandi cose? …riprendermi mentre mi faccio la barba?

B.
Perché no? …Scorsese ci ha fatto un film breve di grande intensità su un ragazzo che si fa la barba…

A.
Scorsese? Quello di Taxi Driver?

B.
Già…proprio lui…un ragazzo si fa la barba e dei continui graffi gli insanguinano il viso…è una metafora…

A.
Metafora?

B.
Erano i tempi del Vietnam e il ragazzo ha l’aria di chi sta per partire per andare in guerra…

A.
Stiamo sviando…che c’entra il Vietnam? …la ragazza piuttosto quando ha detto che arriverà?

[B. riprende i piedi di A. poi si sposta per la stanza d’albergo fino ad arrivare alla tv dove ancora si vede l’immagine del volo dell’aereo e della sua scia che adesso risultano come sdoppiati sui due grandi schermi]

 

[CONTINUA QUI]

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