ELOGIO DELLO SCRIVERE LENTO

[INTRO]

la scrittura è il misterioso disegno del mondo

già tratteggiato da qualcuno in tempi remotissimi con tocchi forse gentili, forse no, spesso aggressivi, e noi – riattualizzando quei modi, scrivendo nuovi capitoli, alimentandoli con nuova scrittura – non facciamo altro che riscrivere la stessa storia, cambiando scenari, modificando situazioni, aggiungendo a volte contorni, profili differenti, descrizioni di ambienti e stati d’animo diversi, ma la storia è sempre la stessa.

si parla d’amore sicuramente, ci sono delle passioni, le delusioni sono sempre all’agguato, la possibilità di essere felici o disperati è dietro l’angolo, la potenzialità di non riuscire a provare una satisfaction duratura è una evenienza da tenere comunque in conto

I can get no satisfaction, sono decenni che viene cantata dalle gioventù comunque ribelli

ci possono essere imprevisti, scarti improvvisi, lampi di situazioni solo tratteggiate, ma valgono solo se avvengono in modo significativo

ci può essere dentro tutto quello che il pensiero è capace di elaborare

è vero – l’ho letto da qualche parte, per esempio nell’incipit di benjamin di chico buarque – che nel momento in cui l’effondersi della vita svanisce, quello che si è vissuto fino a quel punto – è giunta l’ora, no? – scorre davanti agli occhi in un attimo

come un rewind incredibilmente veloce ma percepibile, “leggibile” nei passaggi decisivi

[MISSION]

da qualche tempo sto provando a scrivere un romanzo – una “storia” inventata – senza fretta, centellinando i momenti della scrittura con una media di duecento-trecento parole per volta

di più significherebbe togliere al misterioso disegno del mondo il suo tempo inesorabile, quando invece è estremamente piacevole rendere noto quel mondo incognito senza la frenesia del risultato

anzi posticipandolo con metodo

cristallizzare la realtà in una storia che si lascia raccontare solo poco per volta

come fosse un delitto svelarla

e non si tratta di un thriller

l’avevo chiesto ad uno scrittore nella frenesia di un passaggio da un padiglione all’altro di una fiera

come si scrive un romanzo? che cosa bisogna metterci dentro?

scrivi cinque righe al giorno, dopo qualche tempo hai il tuo romanzo…

la direzione era una mostra di foto prese a New York nel giorno delle Torri, dedicata ai firemen

così facile?

facilissimo disse lui

non gli ho chiesto se c’è gusto a scrivere lentamente, cinque righe mi sembrava poco impegno, poi l’ho scoperto da solo il gusto di produrre centellinando le pagine, quasi concedendosi, senza riconoscere che è un modo per nascondere l’accidia del rimandare di continuo, un modo che è soltanto pigrizia

è perché quando si scrive ci si trova ad essere in uno stato di grazia, d’un tratto le parole sullo schermo diventano momenti reali perché sono gli stessi che si stanno vivendo e raccontando

cogliere il senso della narrazione in tre parole: in questo momento

in una: adesso

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